Suicidio per flirt con uomo in chat, Bruzzone: “Come difendersi oggi”

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Si è tolto la vita il 64enne di Forlimpopoli, in provincia di Forlì-Cesena, che si era finto donna in chat ed aveva adescato il 24enne Daniele, il quale scoperta la truffa si era suicidato circa un anno fa. L’uomo era stato rintracciato una settimana fa dal programma televisivo Le Iene dopo che i genitori di Daniele avevano protestato per il fatto che non fosse stato punito per il suicidio del figlio. Una vicenda doppiamente tragica. Ma quanto è diffuso il fenomeno delle truffe sentimentali in rete? Abbiamo provato a capirlo con la criminologa Roberta Bruzzone.

Si chiamano truffe affettive online, ma quanto è diffuso il fenomeno?

“Direi che è molto diffuso purtroppo, ed è gestito sia da vere e proprie organizzazioni criminali prevalentemente con sede in Nigeria, che da singoli soggetti. Lo definirei un fenomeno di vaste proporzioni, tanto è vero che in Italia si è anche costituita un’associazione che si occupa del contrasto alle truffe romantiche, fondata da persone che ne sono state vittime. E’ uno degli scenari in questo momento in fortissima ascesa dal punto di vista numerico”.

Che tipo di guadagno ci sta dietro tutto questo?

“In molti casi il guadagno è prettamente economico. Il truffatore aggancia la vittima, instaura con lei un legame affettivo fittizio e finisce con l’estorcere denaro una volta che ha conquistato la fiducia e l’affetto della sua preda. Questo direi che è lo schema principale. Poi ci sono altri tipi di scenari, dove il truffato si trova dall’altra parte non un soggetto spinto da interessi economici, ma da motivazioni legate unicamente alla sessualità. Fanno credere per lungo tempo di essere ciò che non sono e da quel tipo di rapporto traggono una gratificazione di tipo sessuale”.

Il caso del 64enne di Forlì che ha truffato il povero Daniele fingendosi una ragazza e provocandone il suicidio, che ieri si è tolto a sua volta la vita, rientrava in questa categoria?

“Verosimilmente sì, penso che nella sua fantasia sessuale questa fosse l’unica condizione che lui riusciva a manifestare unicamente online. Il fatto di essere stato scoperto e individuato lo ha fatto evidentemente vergognare al punto da uccidersi. Ma non è escluso che possa aver anche influito il senso di colpa per aver condotto il ragazzo al suicidio”.

Perché uno come Daniele è arrivato ad uccidersi dopo aver scoperto che la ragazza di cui si era virtualmente innamorato era in realtà un truffatore? In fondo non era lui a doversi vergognare, era la vittima di una truffa. Perché arrivare ad un gesto così estremo?

“Purtroppo anche vicende del genere sono sempre più frequenti. Nel momento in cui ci si convince di avere un legame molto profondo ed autentico si finisce per non poterne più fare a meno. Quindi quando poi si scopre di essere stati truffati, o peggio come in questo caso che la persona che si ama in realtà non esiste e che dall’altra parte c’è un soggetto con caratteristiche del tutto opposte, si finisce con il vergognarsi di essere caduti nell’inganno. Aggiunga a ciò anche la malinconia per un rapporto che non c’è più, che non è mai realmente esistito, ma nel quale il truffato credeva profondamente. Una condizione molto difficile da elaborare, specie per i soggetti più fragili”.

Possibile che ci si possa innamorare così profondamente di una persona che non si conosce realmente, basandosi soltanto su una frequentazione in rete?

“Incontrarsi online per ragioni squisitamente sessuali o sentimentali direi che è oggi la piattaforma più diffusa. La stragrande maggioranza delle persone non si conosce più nella vita reale ma soltanto in rete. Venti anni fa questo modo di approcciare era guardato con grande sospetto, mentre oggi è diventata la regola”.

Come ci si può difendere da questo tipo di truffe?

“Nel mio ultimo libro intitolato ‘Nella Tela del Ragno’ dedico un capitolo proprio a questo tipo di scenari. Il mio consiglio è quello di raccogliere informazioni sull’altro/a prima di farsi coinvolgere in una relazione online. Di non abbandonarsi visceralmente a rapporti che vivono soltanto in rete, ma di cercare comunque contatti reali con questi soggetti. Va bene approcciare online, ma poi quando nasce un interesse è il caso di perfezionare il rapporto nella vita reale. Altrimenti il rischio di fare brutti incontri è molto elevato”.

Nella vicenda di Forlì possiamo parlare di due vittime? Il povero Daniele per la truffa subita e il truffatore rimasto intrappolato nel suo stesso gioco perverso?

“La vera vittima in questo caso è soltanto il ragazzo truffato, l’altro sicuramente è vittima di se stesso essendosi spinto troppo oltre. Probabilmente anche lui dipendeva da quel legame, non era riuscito ad interromperlo nonostante si fosse reso conto della piega malevola che aveva assunto. La rottura del legame a causa del suicidio della vittima e l’essere stato infine scoperto, evidentemente lo hanno spinto al gesto estremo”

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