L’ultimo step comunicativo della sinistra è l’emergenza democratica, ulteriore declinazione del pericolo fascista, spettro (tra l’altro, alla prova dei fatti, perdente; ne sa qualcosa Letta), che viene agitato ogni volta che la destra va al governo, identificando in novelli Mussolini i leader che via via si sono avvicendati a Palazzo Chigi: Silvio Berlusconi (Il Cavaliere nero), Salvini (il razzista), e adesso la Meloni, ancora in bilico, nella percezione esterna, tra la Thatcher e l’icona femminista post-fascista, secondo la vulgata del mainstream progressista.
E ogni argomento è buono per riproporre questo schema basato sull’asse “bene-male”, sulla “demonizzazione e categorizzazione del nemico” (no-vax, filo-Putin, fascista, omofobo, medioevale, reazionario, xenofobo etc) e sulla “neo-lingua”, che impone (come è accaduto da decenni) l’egemonia delle parole di sinistra (per questo all’opposizione hanno dato molto fastidio le controparole della destra, come merito, natalità, made in Italy, sovranità alimentare).
L’immigrazione, i porti chiusi o aperti e le relative polemiche (all’insegna dello scontro tra la cattiveria e il sentimentalismo), ancora una volta stanno occupando le prime pagine dei giornali e i panel tv. Quella cronaca, guarda caso, totalmente marginalizzata e minimizzata durante i governi Conte e Draghi, quando gli sbarchi erano all’ordine del giorno, ma evidentemente non si prestavano alla strumentalizzazione e alla monetizzazione ideologica. Non interessavano. Non facevano comodo al mercato politico.
L’idea proposta all’opinione pubblica è la solita, ormai macchiettistica se non grottesca: la destra è disumana, non rispetta i diritti dell’uomo, la sinistra è umana e preferisce la solidarietà al cinismo egoista. Tradotto, sovranità nazionale, priorità dei confini e della nostra sicurezza “vs” globalizzazione, mondo solidale che supera e scavalca il diritto degli Stati. Impostazione che trova alleati i liberal, i radical, la sinistra moderata ed estrema e tanti cattolici di casa nostra, definitivamente passati al pensiero unico di sinistra.
Emergenza democratica, dunque, un mantra che non si limita alle consultazioni elettorali, ma legittima e alimenta delle vere e proprie campagne scientifiche d’odio contro la destra. Pure Biden si è collegato idealmente a Letta: preoccupato per la possibile avanzata dei repubblicani alle elezioni del midterm, anche lui ha ribadito che è in ballo la democrazia. Ovviamente Trump è il mostro, il male, non un semplice antagonista, un avversario.
Odio con effetti immediati e certi. Un paradigma da rovesciare. Non è la destra, quindi, ad essere divisiva, a seminare odio, violenza, con le sue scelte (reintegro degli operatori no-vax, ergastolo ostativo, no ai rave, flat tax, saldo e stralcio delle cartelle esattoriali, modifica del reddito di cittadinanza); ma la sinistra con la sua comunicazione, le sue trasmissioni, i suoi giornali, i suoi capi, che divide, semina odio, svegliando da un sospetto torpore studenti, sindacati, associazioni, centri sociali, collettivi dormienti, al tempo dei governi precedenti.
E’ gridando ogni giorno al fascismo che torna, al male assoluto, alla disumanità razzista, può succedere qualsiasi cosa. Anche la riproposizione becera e da baraccone degli anni Settanta.



