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La non vittoria di Biden

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Le elezioni di midterm statunitensi si sono trasformate in una sfida mortale fra repubblicani e democratici. In effetti le ripercussioni geopolitiche di questo test elettorale sono davvero colossali. Il tema dominante di queste votazioni made in Usa è la politica estera.

I repubblicani lo avevano promesso già in campagma elettorale: se prenderemo la maggioranza alle elezioni di midterm, gli Stati Uniti non verseranno più neanche un centesimo all’Ucraina. Ad elezioni (quasi) finite non si capisce perché Biden canti vittoria per il partito democratico. I repubblicani alla Camera dei rappresentanti hanno conquistato 209 seggi contro i 189 dei democratici, mentre al Senato ne hanno conquistati 48 contro i 46 dei democratici, ma alcuni seggi sono ancora da assegnare. Occorrerà attendere fino al 6 dicembre quando ci sarà il ballottaggio in Georgia. Comunque vada, Biden è già un’”anatra zoppa”, perché non ha la maggioranza in uno dei due rami del parlamento, la Camera dei rappresentanti. In ogni caso l’asperità dello scontro, non fra due partiti repubblicano e democratico, ma fra due “americhe”, non giova certo al deep state, il cosiddetto stato profondo che si dice governi gli Usa. Una delle due americhe, quella di Biden, vorrebbe portare la guerra in Ucraina fino alle estreme conseguenze, ivi compresa una guerra mondiale contro Russia e Cina messe insieme. L’altra parte della popolazione nordamericana ritiene che non valga assolutamente la pena di sostenere un paese lontano e insignificante come l’Ucraina, rischiando per di più una guerra catastrofica e sottraendo risorse preziose in un momento di grave crisi economica.

Questo scontro così netto di posizioni indica una radicalizzazione della vita politica statunitense. D’altra parte la posta in gioco è molto alta. Se gli Usa/nato perdono la guerra in Ucraina, perderanno anche il ruolo di superpotenza dominante e si andrà verso una situazione mondiale “multipolare”, come auspicano da tempo Russia e Cina. La ragione di questa conseguenzialità è molto evidente. Per comprenderla basta prendere ad esempio il regno animale. Il “capobranco” conserva questa posizione fino a quando vince gli scontri con i rivali. Quando per il capobranco arriva la prima sconfitta è finita. Tutti i componenti del branco lo snobbano e si mettono in posizione subordinata nei confronti del vincitore. La Nato ha preparato la guerra in Ucraina meticolosamente fin dal 2014, cioè da quando il presidente filorusso Yanukovich è stato rimosso. Da allora, l’esercito ucraino è stato addestrato e armato dalla Nato in vista dello scontro con la Russia. Se la Russia vincesse la guerra, il mondo si renderebbe conto che gli Usa non sono più la superpotenza dominante. Quindi gli stati più deboli si metterebbero sotto la protezione delle nuove potenze dominanti. Forse sarebbe meglio per gli Usa avviare trattative di pace. Cosa farà Biden dopo la sconfitta elettorale subita dai democratici?

 

 

 

 

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