Migranti, è guerra dei nervi. E interviene Mattarella

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Crisi migranti, non accenna a placarsi l’isteria francese. Parigi scatena la guerra dei nervi, ma Roma rimane ferma sulle sue posizioni. Alla fine deve intervenire il  presidente Sergio Mattarella, che telefona a Emmanuel Macron. La situazione resta comunque tesa. 

Non c’è giorno che dalla capitale francese non arrivi una provocazione. Sabato scorso,  a seguito della risposta della Meloni di venerdì, è arrivato un “avvertimento” della ministra degli esteri Chaterine Colonna, la quale ha minacciosamente annunciato che “ci  saranno conseguenze”  se l’Italia non cambierà  atteggiamento. Domenica è stata invece la volta del portavoce del governo Olivier Vèran, il quale non è stato da meno in fatto di arroganza. “L’Italia di Giorgia Meloni è la grande perdente”, ha tuonato.

Roma tiene il punto, anche se non sembra avere interesse ad alimentare la polemica. Solo Salvini s’è buttato a pesce nella disputa ribadendo la politica del “pugno duro” in fatto di migranti. La premier da parte sua tace, lasciando a Ignazio La Russa il compito di ribadire la linea della fermezza italiana. “Barra a dritta”, ha detto il presidente del Senato.

La situazione preoccupa Mattarella che si è affrettato a telefonare a Macron per provare a ricucire i rapporti tra Italia e Francia. Alla fine l’Eliseo ha fatto sapere che i due capi di Stato hanno “entrambi affermato la grande importanza delle relazioni tra Italia e Francia ed hanno sottolineato la necessità di una piena cooperazione in tutti i settori”. Appare evidente il tentativo macroniano di mettere la polemica sul piano personale con Giorgia Meloni. Sapremo nei prossimi giorni se l’iniziativa del Quirinale avrà sortito qualche effetto.

Le istituzioni dell’Ue si tengono al momento alla larga dalla querelle. C’è da registrare solo una generica  nota della portavoce della Commissione, Anita Hipper, nella quale si afferma che non “c’è differenza tra le navi ong e le altre navi nell’obbligo di salvare vite umane”. La vera notizia, in questo comunicato, è che la Ue conferma il vertice straordinario tra ministri dell’Interno europei convocato per fine mese. I francesi avevano infatti fatto capire che non erano d’accordo su questa riunione. La circostanza che invece il summit è confermato da fonti ufficiali rappresenta il sintomo che il sotterraneo lavoro degli sherpa di questi giorni non è stato forse inutile.

Una cosa è comunque certa: il presunto isolamento dell’Italia in Europa a causa dell’iniziativa francese non s’è affatto verificato, a dispetto di quanto scrive “la Repubblica”. Solo Madrid sembra seguire Parigi. Dalla Germania è venuto solo un tweet dell’ambasciatore tedesco a Roma, Viktor Elblin, il quale si è limitato a elogiare il lavoro delle navi ong in soccorso dei migranti.

In realtà, il  governo Scholz non ha accolto l’invito francese di sfilarsi dall’accordo sul ricollocamento dei migranti che sbarcano sulle nostre coste e conferma l’impegno di accoglierne 3500. Ma c’è di più: dalla cancelleria tedesca filtra anche la disponibilità ad approfondire il “Piano d’azione” concordato nei mesi passati tra Mario Draghi e il leader tedesco. Si tratta di un programma di lavoro che va ben al di là della questione migranti e che abbraccia anche la collaborazione nel campo dell’industria, una relazione che peraltro è già stabilita nei fatti dalla stretta relazione tra le imprese del Nord Est italiano e la filiera germanica.

Il fatto è che l’offensiva antitaliana di Macron è venuta nel momento peggiore delle relazioni tra Parigi e Berlino. Tra i due governi è sceso il grande gelo dopo la decisione di Scholz di sostenere con duecento miliardi di euro l’economia tedesca sul fronte della crisi energetica. E ciò proprio mentre lo stesso cancelliere opponeva resistenze alla proposta di un tetto al prezzo del gas. La Francia ha accusato la Germania di scarso senso della solidarietà europea.

Intendiamoci, non che su questo punto Parigi abbia torto. Poi però viene a smentire se stessa quando scatena un guerra diplomatica contro l’Italia per coprire la sua indisponibilità ad accogliere una parte dei migranti che sbarcano sulle coste del Belpaese. La solidarietà europea è insomma, per Macron, un valore da perseguire senza indugi,  ma solo fino quando coincide con gli interessi francesi. Se questa coincidenza non c’è, allora parte subito l’accusa agli altri Paesi di “egoismo”, come nel caso tedesco, o di “disumanità”, come in quello italiano.

Detto ciò, non si può nemmeno concludere che Berlino non abbia riserve verso di noi. Il bilanciamento degli interessi è sempre un gioco assai delicato. E il profilo di destra dell’esecutivo di Roma può destare apprensione a Berlino. Non foss’altro perché Scholz, come Macron, se la deve vedere con i sovranisti di casa sua, vale a dire Alternative fur Deutschland.  E una delle condizioni implicite per mantenere salda l’intesa con l’Italia è che da questa non arrivi alcun messaggio o iniziativa che possano aiutare la propaganda di destra in Germania.

Berlino mantiene però su questo punto e un approccio pragmatico e prudente, un atteggiamento ben distante dagli isterismi francesi.

Tutto dipenderà naturalmente da come la Meloni saprà mantenere l’equilibrio tra le spinte identitarie interne e la necessità di seguire una linea pragmatica imposta dalla politica europea. Di sicuro la crisi di questi giorni con la Francia ha insegnato alla premier italiana la la possibilità di sfruttare a vantaggio dell’Italia le divisioni attualmente presenti tra i Paesi-guida dell’Ue.

La formula del successo nella politica internazionale è sempre la stessa: meno ideologia e più concretezza.

 

 

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