Misure economiche, quando il sovranismo non “governa”

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Il governo di Giorgia Meloni ha iniziato con delle battaglie identitarie controproducenti per la poca sostanza e per una strategia di cambiamento che dovrebbe essere lenta ma inesorabile.

Che la destra debba fare la destra non vi è dubbio ma che debba evitare di mettere qualche bandierine identitaria, priva di reale efficacia, solo per poter dire che “la pacchia è finita” anche se la pacchia continua, non fa altro che alimentare i contraccolpi del solito mainstream dello status quo in Italia e in Europa.

Se andiamo al sodo dei provvedimenti, soprattutto economici, della destra sociale non vi è traccia. Il governo ha annunciato due misure per i poveri che servono solo a chi ha gli “schei”: Il tetto al cash a 5 mila euro e il Super-ecobonus di fatto ridimensionato . Non vediamo pensionati o disoccupati onesti che girano con 5 mila euro in contanti. È più facile che abbiano cittadinanza nelle tasche dei professionisti del nero, riciclatori, corruttori e corrotti. Finti poveri e ricchi che uno stato serio dovrebbe assicurare alla giustizia.

I cittadini più poveri hanno bisogno di interventi corposi sul caro energia e sull’aumento dei prezzi dovuti ad una inflazione del 14%. I provvedimenti adottati con i 9,5 miliardi stanziati per fine anno e i 20 per tutto l’anno 2023 non sono sufficienti a rinnovare le misure adottate dal governo Draghi sulle bollette e sulla benzina. Ora si deve muovere l’Europa, si dice dalle parti di chi la ritiene matrigna e di chi si riteneva sovranista, quando sul Recovery fund si disse che era tutta una truffa. Assisteremo da qui a fine anno alla chiusura di molte aziende energivore e di piccole botteghe che non riescono a sostenere l’aumento dei costi.

Sul Superbonus ridotto dal 110% al 90% ancora non è chiaro come si adatterà ai lavori in esecuzione o alle pratiche già avviate. Possiamo dire con certezza che non è un provvedimento per i poveri con Isee fino a 15 mila euro. Su un lavoro di 100 mila euro è duro anticipare 10mila euro, ma vedremo come la manovra andrà ad impattare con la realtà; intanto le associazioni dei costruttori avvertono che tale modifiche andrebbero a penalizzare le fasce più deboli.

Il buco di 38 miliardi che avrebbe lasciato il bonus 90/110% è in contrasto con i dati e con l’effetto leva degli stanziamenti da parte dello Stato. Se da una parte ha contributo alla lievitazione dei prezzi, dall’altra ha generato un valore di 130 miliardi contribuendo ad un aumento sostanziale del PIL (+7,5% nel 2021 e un contributo sostanziale nel PIL 2022) e a 700 mila nuovi posti di lavoro, oltre a contribuire alla diminuzione delle emissioni di CO2. Inoltre l’aumento del Pil ha determinato una diminuzione dello Spread che si è tradotto con meno interessi pagati sul nostro debito pubblico, ed ha liberato nuove risorse attraverso la possibilità di fare degli scostamenti di bilancio pur rimanendo nei parametri europei. Sarebbe opportuno fare bene i conti per non essere poi smentiti.

I veri buchi da colmare provengono dell’evasione e dall’elusione fiscale ed è qui che un governo di destra dovrebbe fare la destra.
130 miliardi che rimangono nel sommerso e non contribuiscono ad alleviare la pressione fiscale. Pagare tutti per pagare meno non è un semplice slogan, e uno Stato che premia i furbi e non gli onesti non solo fa male a se stesso, ma manda un segnale devastante ai cittadini che pagano le multe e le tasse sino all’ultimo centesimo.

La cosiddetta “pace fiscale” non va nella direzione di una destra legalitaria, e se proprio si ritiene opportuno farla si dovrebbe risarcire, in ugual misura, il cittadino che ha fatto sempre il proprio dovere. L’ agenzia delle Entrate ha tutti i dati e i mezzi per misurare la fedeltà fiscale e per individuare gli italiani virtuosi.

di Amedeo Giustini

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