Mini naja volontaria. Una proposta sacrosanta che fa bene ai giovani e ai genitori

martedì, 13 Dicembre 2022
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L’articolo 52 della Costituzione italiana, Carta che tanti (soprattutto a sinistra) tirano per la giacchetta quando conviene e ignorano quando non conviene, parla chiaro: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici”.

Intendiamoci sul sacro dovere. Facciamo qualche esempio: combattere se la patria viene attaccata, invasa, aggredita; o promozione attiva della pace (articolo 11).
Ma poi, c’è un tema da approfondire. Visto che il servizio militare obbligatorio è stato abolito (un errore), resta in piedi, come dovrebbe restare, una sua diversa e più “laica” declinazione.

Domanda: come si serve attivamente e non sul divano, davanti alla tv, la propria nazione? In tanti modi: cariche pubbliche, servizio civile, volontariato, protezione civile, educazione civica come materia fondamentale nella scuola, studio vero della Costituzione (concetto che dovrebbe essere istituzionalizzato sia per gli italiani, sia per gli italianizzandi) e appunto, la naja volontaria, in luogo del servizio militare obbligatorio.

Ecco perché la proposta pensata dal presidente del Senato Ignazio La Russa (per i giovani dai 16 ai 25 anni) merita rispetto e va condivisa.
L’educazione, la pedagogia nazionale, devono partire sin dalla più tenera età. Dopo è tardi. E altrettanto legittimi, i crediti ipotizzati per chi partecipa a questa mini-naja, come strumento di incentivazione motivazionale e parte integrante di un più amplio progetto formativo indirizzato ai giovani.

Cosa sono in fondo 40 giorni di vita delle persone per una coscienza e una consapevolezza pubblica da acquisire e far propria sul campo?
Il punto, infatti, è proprio questo: già viviamo nella “società delle pulsioni dell’io” che i social hanno estremizzato (l’individualismo di massa); già veniamo da secoli di “familismo amorale”, di totale estraneità verso il concetto di Stato, di bene comune, di indifferenza verso gli altri; è logico e scontato che tale proposta abbia turbato e disturbato lo spirito del tempo, la mentalità corrente, l’attuale pensiero unico.

Del resto, quando ci fu la guerra in Kosovo, di fronte alla partenza di truppe volontarie e altamente professionalizzate (Alpini, Marò, Col Moschin, la Garibaldi), le madri “affrante”, si costituirono in associazione chiedendo il diritto all’obiezione di coscienza dei loro figli, che comunque avevano scelto la divisa come mestiere (“Meglio disertori che morti”); il fatto la disse lunga su quella mentalità italiota diffusa a metà strada tra egoismo e mistica degli interessi particolari. Siamo o non siamo un paese di “idioti” nel senso letterale del termine? Ossia, unicamente dediti al privatismo, alla realtà domestica, al culto del particolare, senza la minima capacità, visione e sensibilità generale?

Per non parlare dei giovani: l’educazione al patriottismo, al senso civico, alla difesa della patria, vuol dire tante cose. Non solo a livello storico e culturale (amare la terra dei padri, la propria identità, la propria storia), ma specialmente a livello formativo: il sacrificarsi per gli altri, il dovere, non solo i diritti, la responsabilità, il far parte di una comunità, il superare gli egoismi ed egotismi di fronte al primato delle regole e delle istituzioni, il rispetto delle gerarchie superiori e dell’autorità. Valori incompatibili con i modelli di oggi (individualisti, sessantottini, consumistici), basati sugli interessi, sull’utile, sull’ego, sulla visibilità e sulla superbia personale.

Non a caso la sinistra liberal e radical, al di là del ruolo specifico di opposizione, ha subito bocciato la proposta. Le proteste hanno toccato tutti i punti possibili. Dal conflitto di competenza (il laicista Zan), che considera la proposta “divisiva” (ci dovrebbe spiegare cosa vuol dire proposta non divisiva; per caso quella in linea col suo mondo, con la sua visione unilaterale di società, di modernità, di famiglia?); fino al verde Bonelli che pensa solo alla pace come astrazione ideologica da inserire nella Green Economy.
Piccoli assaggi di un governo di destra che in qualche caso comincia a fare la destra. Siamo solo alle prime puntate.

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