Secondo l’ultimo Rapporto della fondazione Migrantes, giunto alla sesta edizione, il 2022 passerà alla storia come l’anno in cui sono esplose definitivamente tutte le contraddizioni del sistema di accoglienza in Italia. Sono emerse, spiega il documento elaborato dall’organismo pastorale della Cei, sia una precisa tensione politica sia un’inerzia organizzativa che hanno determinato una costante e crescente precarizzazione del diritto all’accoglienza e con essa dello stesso diritto d’asilo.
«Nel primo semestre – è scritto nel rapporto “Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati” – e in particolare dalla fine di febbraio, il sistema nazionale si è scomposto e frammentato al cospetto della più grande emergenza immigratoria della sua storia ventennale: il flusso dei rifugiati ucraini in fuga dalla guerra. La contraddizione aperta dal cosiddetto “sistema binario” si è aggravata mostrando il proliferare di sottosistemi, delineando un quadro preoccupante in termini di mancata equità e un sistema inaccessibile al migrante senza mediazione».
Di contro, la massa di profughi che ha attraversato le frontiere italiane in fuga dall’Ucraina ha dimostrato che anche un flusso improvviso di rifugiati di circa 170mila a fine settembre, con una portata più che doppia rispetto agli “sbarchi dal Mediterraneo (71mila persone alla stessa data) ha avuto un impatto pari a zero sulla stabilità e sulla sicurezza di uno Stato come l’Italia e in più «senza perdere un decimale in benessere».
«E’ un pericoloso “doppio standard” in materia di asilo – scrivono le curatrici dello studio Mariacristina Molfetta e Chiara Marchetti – solidali con gli ucraini e discriminanti e in violazione dei diritti umani e delle convenzioni internazionali con altri. Per qualcuno le frontiere sono aperte, mentre per altri non lo sono nemmeno i porti dopo un naufragio. A essere a rischio è lo stesso diritto d’asilo e persino lo stato di salute delle nostre democrazie. In questo quadro di pesanti trattamenti discriminanti sia internazionali sia nazionali si aprono interrogativi scomodi: i bambini sono davvero tutti uguali? Godono tutti degli stessi diritti? Le persone in fuga da conflitti e guerre che hanno già perso la casa e magari persone care non sono tutte uguali e non hanno tutte gli stessi diritti? Provocatoriamente ci viene da chiederci se invece per avere accesso a questi diritti bisogna essere biondi o cristiani o venire dal continente europeo».
L’anomalia storica degli arrivi in presenza di emergenze come la guerra è stata senz’altro l’auto-accoglienza messa in atto dalla comunità ucraina, con la collaborazione di tanti privati cittadini italiani: le persone arrivate dall’Ucraina hanno surclassato totalità dei rifugiati e richiedenti asilo di tutte le provenienze ospitati nel sistema pubblico alla fine di settembre fra i Sistemi di accoglienza e integrazione, i Centri di accoglienza straordinaria e Centri di prima accoglienza.
Per quanto riguarda gli arrivi via mare, a fine settembre, sono stati in netto aumento su gommoni, barche e barconi i cittadini afghani e siriani, anche se le tre prime cittadinanze negli sbarchi rimangono come nel 2021 quelle tunisina, egiziana e bangladese.
Piuttosto critico il cardinale Matteo Zuppi, a commento del rapporto: «Il diritto all’asilo – osserva – è enunciato ma non garantito, e questo è ancora più amaro, ferisce soprattutto pensando all’Europa dei diritti che devono essere sempre uguali per tutti. Zuppi ha raccontato due vicende di migranti: quella di una giovane iraniana e di un minore non accompagnato passato per i campi della Libia, per esemplificare le difficoltà spesso anche pratiche e burocratiche che incontra chi affronta un percorso di integrazione in Italia».
Il presidente della Cei ha quindi invitato a governare il fenomeno guardando al futuro, scegliendo, con i flussi, con i diritti, con i corridoi umanitari, di dare stabilità e proiezione futura a una questione che ovviamente è un tema europeo. Ci sono altri Paesi in Europa – ha anche evidenziato – che accolgono molto di più dell’Italia, non siamo gli unici e qualche volta ci lamentiamo come se fossimo gli unici mentre ci sono molti che fanno di più e che non si lamentano». Zuppi ha concluso citando le parole di Papa Francesco per la Giornata mondiale del Migrante: «In realtà per avere anche noi qualche diritto di piena cittadinanza, dovremmo garantirla a tutti».



