Tra i nuovi poveri anche molte persone “normali”

lunedì, 26 Dicembre 2022
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Diciassette milioni di italiani si sono messi in viaggio per le festività natalizie e questo sarà un bene per l’economia del turismo. Ma di contro aumentano le persone che si trovano in difficoltà per avere un pasto. Sono, infatti, quasi 3 milioni coloro che chiedono aiuto per mangiare beneficiando della consegna di pacchi alimentari o di un pasto nella rete delle mense di carità diffuse lungo la Penisola. E si teme che la crescita possa continuare nei prossimi mesi. Sono in difficoltà, infatti, anche 600mila giovani e bambini al di sotto dei 15 anni, praticamente un quinto del totale degli assistiti, ai quali si aggiungono 337mila anziani sopra i 65 anni, e 687mila migranti stranieri.

L’emergenza è testimoniata dall’impegno della Fondazione Banco Alimentare Onlus, una rete che può contare sulla disponibilità di tempo e sulle competenze di oltre 1.800 volontari, attivi in tutta Italia e che permettono lo svolgimento dell’operatività quotidiana. Il presidente Giovanni Bruno rileva che da inizio anno «sono state 85mila in più le richieste ricevute dalle 7.600 strutture caritative che sosteniamo in tutta Italia: si tratta di un aumento consistente che ha fatto salire a 1.750.000 le persone che aiutiamo».

Il dato rivela che tra i bisognosi sono sempre più gli italiani e le famiglie con figli. Nel 2022 sono state 110mila le tonnellate di cibo distribuite di cui circa 20mila, oltre il 18%, riguarda cibo recuperato da 1.800 punti vendita della Grande distribuzione e consegnato nel rispetto delle norme di igiene alimentare, con 42.500 tonnellate salvate dallo spreco. Nella giornata della Colletta alimentare del 26 novembre sono state raccolte 6.700 tonnellate di prodotti in oltre 11mila supermercati.

Secondo una recente analisi di Coldiretti elaborata sui dati del rapporto 2022 del Fondo per l’aiuto europeo agli indigenti (Fead), è del 12% l’aumento degli indigenti nell’ultimo anno nel nostro Paese. Fra i nuovi poveri, emerge dall’analisi, anche molte persone “normali”, cioè coloro che hanno perso il lavoro, piccoli commercianti o artigiani, le persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici, come pure molti lavoratori a tempo determinato o con attività colpite dalle misure contro la pandemia Covid e dal balzo dei costi dell’energia. Quindi la grande maggioranza di chi è stato costretto a ricorrere agli aiuti alimentari lo fa attraverso i pacchi.

Ora si spera nell’efficacia il reddito alimentare, entrato in manovra, con l’avvio sperimentale nelle aree metropolitane di distribuzione dei pacchi con prodotti invenduti (3,5 milioni di euro in due anni, 1,5 nel 2023 e 2 nel 2024) per chi vive in povertà assoluta. Intanto va segnalata anche l’istituzione al ministero dell’Agricoltura del Fondo per l’acquisto di beni alimentari di prima necessità con una dotazione di 500 milioni di euro per il 2023 che sarà reso operativo con un decreto dei ministri dell’Agricoltura edell’Economia. Sul reddito alimentare, commenta Giovanni Bruno «restiamo in attesa di quelli che saranno i decreti attuativi che dovrebbero coinvolgere anche il terzo settore: al momento, il provvedimento sembra ispirarsi a quanto Banco Alimentare sta facendo dal 2003 con il programma Siticibo attivo in oltre 900 Comuni in Italia». E la Onlus, a fronte dell’aumento di richieste di aiuto, fa appello ad aziende, enti e istituzioni per realizzare nuove partnership nel 2023 «al fine di dare risposte concrete al bisogno crescente».

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