Imprese, come sta l’industria italiana

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Entro la fine di gennaio le imprese italiane prevedono di assumere più di 500mila lavoratori e circa un milione e 300mila unità nel primo trimestre, molti di più rispetto allo stesso periodo del 2021. La domanda di lavoro si colloca sopra i livelli pre-Covid con un +14% su gennaio 2019. A guidare la domanda il manifatturiero con un incremento su base annua di 19mila assunzioni. Secondo i dati di Unioncamere e Anpal sale però la difficoltà di reperimento sia per le figure dirigenziali sia per gli operai specializzati.

A gennaio l’industria ha in programma 174mila assunzioni. Sono alla ricerca di personale le imprese delle costruzioni, seguite dalle imprese della meccatronica con 34mila entrate e da quelle metallurgiche e dei prodotti in metallo che programmano 27mila entrate. I servizi prevedono di assumere 330mila lavoratori: a offrire le maggiori opportunità lavorative sono i servizi alle persone che ricercano 64mila profili, seguiti da commercio (60mila) e turismo (58mila). È in crescita purtroppo anche la mancata corrispondenza tra domanda e offerta di lavoro, che passa dal 38,6% dello scorso anno al 45,6% (pari a circa 230mila assunzioni). La mancanza di candidati è la motivazione maggiormente indicata dalle imprese, seguita dalla preparazione inadeguata e da altri motivi. Dal borsino delle professioni sono maggiormente difficili da reperire dirigenti, operai specializzati, tecnici, conduttori di impianti, professioni intellettuali, scientifiche e con elevata specializzazione, professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi. Supera i quattro mesi il tempo medio di ricerca per ricoprire i posti vuoti secondo le valutazioni delle imprese.

Sono 153mila le assunzioni programmate rivolte preferenzialmente ai giovani sotto i 30 anni e per le quali si registra una difficoltà media di reperimento. Circa il 20% delle ricerche di personale sono rivolte a laureati e il 30% a diplomati. Per il 18,1% delle assunzioni le imprese pensano di rivolgersi a lavoratori immigrati, soprattutto nei settori della logistica, dei servizi operativi e nella metallurgia.

Il contratto a tempo determinato è la forma di assunzione maggiormente proposta con 208mila unità, pari al 41,3% del totale. Seguono i contratti a tempo indeterminato (122mila unità, 24,3%), quelli in somministrazione (74mila, 14,7%) e gli altri contratti non alle dipendenze (44mila, 8,8%). L’apprendistato viene proposto per 25mila assunzioni (5,0%), mentre i contratti di collaborazione e le altre tipologie di contratti alle dipendenze vengono indicati rispettivamente per 19mila assunzioni (3,7%) e 10mila assunzioni (2,1%).

A livello territoriale sono le macro-ripartizioni del Nord-ovest e del Nord-est a segnalare le previsioni di assunzione più elevate (rispettivamente oltre 171mila e circa 123mila), seguite dalle regioni del Sud (oltre 109mila) e del centro (circa 101mila). La graduatoria regionale delle assunzioni vede, nell’ordine, Lombardia (121mila), Veneto (51mila), Lazio (50mila), Emilia-Romagna (49mila), Piemonte (37mila) e Campania (32mila).

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