Nel governo ormai è duopolio Meloni-Giorgetti

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Ve li ricordate i leghisti e i forzisti che dietro anonimato si lamentavano con i giornalisti perché “fanno tutto Mario Draghi e Daniele Franco?” Un’insofferenza che ha covato sottotraccia per mesi fino a esplodere a luglio, complice la rivolta grillina, nella fine anticipata dell’esecutivo guidato dall’ex presidente BCE. Bene, a percorrere i corridoi di Montecitorio pare che la cantilena dei seguaci di Salvini e Berlusconi sia rimasta la stessa, solo che stavolta a “fare tutto loro” sono Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti, la coppia di governo che sta blindando tutte le decisioni importanti lasciando le briciole ai partner.
L’ultima prova è venuta sul decreto sul caro carburante, annunciato due giorni fa e ora pronto a essere modificato in corsa per rispondere alle lamentele dei benzinai, che hanno accusato la maggioranza, non senza qualche ragione, di averli usati come capri espiatori per evitare che i cittadini se la prendessero col governo per il rialzo dei prezzi alla pompa.
Nel definirne i contenuti e soprattutto presentarli ai cittadini Meloni ha fatto tutto per conto suo, pubblicando un video sui social e concedendo due interviste a Tg1 e Tg5, dove compare in splendida solitudine. E soprattutto ignorando le proposte di Forza Italia, che aveva chiesto a gran voce una revoca del provvedimento per dare respiro ai tanti italiani che vivono in periferia e per i quali la macchina non è un lusso ma l’unico modo per raggiungere il posto di lavoro.
Ad alcuni esponenti della maggioranza pare non sia andato giù che la leader di FdI si sia fatta accompagnare dal solo Giorgetti all’incontro con il generale della Guardia di Finanza Zafarana, richiesto per prendere in considerazione «ogni possibile ulteriore azione di contrasto alle speculazioni in atto».
E proprio con il titolare del MEF è stata definita l’unica modifica sostanziale al decreto benzina, ovvero la proroga della scadenza dei buoni carburante per i lavoratori privati fino alla fine di quest’anno. In aggiunta, ma questa è poco più di una speranza, viene previsto che «in presenza di un aumento eventuale del prezzo del greggio e quindi del relativo incremento dell’Iva il maggiore introito incassato in termini di imposta dallo Stato possa essere utilizzato per finanziare riduzioni del prezzo finale alla pompa». Una maniera bizantina di promettere che se la benzina dovesse venire a costare ancora di più una parte di questo aumento verrà neutralizzata.
Va detto che la tendenza a muoversi in autonomia da parte della Meloni è almeno in parte giustificata dalla condotta dei suoi junior partner, che hanno di fatto svolto il compito dell’opposizione facendo proposte irricevibili mettendo in difficoltà la premier.
Forza Italia in particolare ha criticato Giorgia con toni che sarebbe stato lecito aspettarsi dal PD (sempre silente perché troppo impegnato a interrogarsi su questioni fondamentali come le modalità di voto alle primarie) la decisione di non confermare il taglio alle accise in un momento già segnato da un forte aumento dell’inflazione. Critiche che hanno convinto il fedelissimo meloniano Francesco Lollobrigida a dichiarare al Foglio, con tanto di virgolettato: «Siamo infuriati con Forza Italia. Il partito di Berlusconi deve dirci come e se vuole stare in maggioranza».
Altrimenti la Meloni è pronta ad andare avanti così, a colpi di dichiarazioni in solitaria e duetti col solo Giorgetti. Proprio come Draghi.

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