Guerra delle accise, chi vince e chi perde

lunedì, 16 Gennaio 2023
3 minuti di lettura

Si è chiusa (per ora) la guerra del carburante che nei giorni scorsi ha creato i primi problemi al governo Meloni, con la premier accusata di non aver voluto rinnovare il taglio delle accise sui carburanti mancando alle sue promesse elettorali.

A questo punto viene da domandarsi chi ha vinto e chi ha perso realmente il braccio di ferro protrattosi per alcuni giorni con tanto di minaccia di scioperi da parte dei gestori dei distributori.

Ha vinto sicuramente Giorgia Meloni e su più fronti: innanzitutto sul piano della comunicazione, perché è riuscita a far passare il messaggio che il mancato taglio delle accise servirà a recuperare risorse da reinvestire per aiutare gli italiani a fronteggiare il caro bollette.  Ed è apparsa risoluta, decisa e soprattutto convinta, nel dimostrare che tagliare le accise non è un atto di vera giustizia sociale che va a vantaggio soltanto dei più deboli e nello smentire di aver fatto promesse in campagna elettorale. E gli italiani sembrano averle creduto visto che a parte un leggerissimo calo nei sondaggi, la fiducia verso di lei è rimasta pressoché intatta.

In secondo luogo la premier è riuscita a scongiurare lo sciopero dei gestori e il blocco dei distributori senza stravolgere minimamente i contenuti del decreto, ma aggiungendo soltanto una piccola postilla: ” E’ stabilito che, in presenza di un aumento eventuale del prezzo del greggio e quindi del relativo incremento dell’IVA in un quadrimestre di riferimento, il maggiore introito incassato in termini di imposta dallo Stato possa essere utilizzato per finanziare riduzioni del prezzo finale alla pompa”. Nessuna marcia indietro quindi come chiedevano in molti, Meloni ha tirato dritto per la sua strada.

Infine con il decreto la premier ha dato un giro di vite significativo al rischio speculazioni, imponendo un monitoraggio dei prezzi giornaliero e non più settimanale, con sanzioni per chi non esporrà il prezzo alla pompa.

Ha vinto anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che ha fatto sin dall’inizio asse con la Meloni per non cedere alle pressioni che arrivavano dentro e fuori la maggioranza, e ha attivato sin da subito la linea dura sguinzagliando la Guardia di Finanza a caccia degli speculatori.

Hanno perso sicuramente gli alleati della maggioranza. Il taglio delle accise è da sempre un cavallo di battaglia della Lega che in questa vicenda è apparsa molto confusa. Salvini di fronte all’oggettiva impossibilità di ottenere il taglio alla luce delle evidenze contabili, ha cercato di intestarsi la lotta alle speculazioni ma è apparso molto poco convincente e il ministro Giorgetti, suo rivale interno nel Carroccio, gli ha chiaramente rubato la scena. E’ evidente il gioco di Salvini che sin dall’inizio ha fatto della sua partecipazione al governo il grimaldello per recuperare terreno e riconquistare consensi anche a scapito della premier che infatti ha lasciato sola a difendere la bontà della scelta. Intanto però è soprattutto lui ad essere nel mirino per aver mancato una sua promessa elettorale e non sembra finora aver raggiunto nulla di concreto in termini di ripresa elettorale.

E’ andata peggio a Forza Italia che negli ultimi giorni, complice la campagna elettorale per le regionali di febbraio, ha tentato maldestramente di cavalcare la protesta dei gestori, criticando come ha fatto il capogruppo alla Camera Alessandro Cattaneo il decreto con le misure anti-speculazione e prendendo le difese dei benzinai che si sono sentiti sotto accusa. Ma come detto alla fine il decreto non è stato cambiato nella sostanza e il governo è riuscito a bloccare le proteste. Ancora una volta Forza Italia ha mostrato le sue contraddizioni interne, con l’ala governista schierata a sostegno dell’esecutivo (ieri Tajani  è intervenuto per smentire dissidi con la premier e per riconfermare piena lealtà) e l’ala ribelle del duo Cattaneo-Ronzulli che ha prodotto finora tanta fuffa e nessun risultato.

Un disastro per il Partito democratico che mentre divampava la polemica sul mancato taglio delle accise litigava sulle modalità di voto per il congresso. Letta ha tentato di entrare in gioco fuori tempo massimo, ma difficile convincere gli italiani che la Meloni è in contraddizione con le sue promesse elettorali, quando al proprio interno si litiga e si rischia la spaccatura sull’aria fritta, ovvero se sia meglio svolgere le primarie  nei gazebo o in rete.

Anche i 5Stelle sono apparsi in difficoltà nel cavalcare la guerra delle accise ripetendo il mantra del governo che non aiuta i poveri, visto che erano ancora calde le polemiche per il capodanno di Conte nell’hotel extra lusso di Cortina.

Chi invece ha saputo giocarsi bene la partita dal fronte dell’opposizione è stato il leader di Azione Carlo Calenda che si è inserito nel filone delle promesse non mantenute della Meloni, smontando il video in cui la premier nega di aver promesso in campagna elettorale il taglio delle accise. Ha poi saputo approfittare del vuoto del Pd per prendere in mano la bandiera della battaglia sociale. E in più ha proposto di finanziare il taglio delle accise fino a marzo con un costo di 2,2 mld, abbondantemente coperto dal decoupling. L’unica opposizione che ha saputo agire con intelligenza. unendo alla protesta la proposta senza slogan privi di efficacia e credibilità.

Si può parlare di pareggio invece per i sindacati di categoria, gli stessi che erano scesi sul piede di guerra contro il decreto del governo. Hanno ottenuto di sedere al tavolo di confronto con l’esecutivo e hanno congelato lo sciopero previsto per il 25 e il 26 gennaio. Hanno ottenuto ascolto e questa è già una vittoria, ma come finirà la vicenda è ancora tutto da capire visto che già da domani sono in programma nuovi incontri. La discussione va avanti ma di concreto c’è solo la volontà di dialogare, non certo da parte del governo la disponibilità di cedere alle minacce.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.