Il Governo gambero: ultimo passo indietro le concessioni balneari

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Gli italiani che si oppongono alla destra si rasserenino: se temevano un governo di lupi o peggio ancora di cani rabbiosi sappiano che, almeno per quanto riguarda la politica economica, l’animale-guida del governo Meloni è il più rassicurante gambero.

Sì, perché qui si va sempre un passo avanti e due indietro, si invia un comando e poi si ordina il dietrofront. Lo abbiamo visto con l’obbligo ai pagamenti col Pos, con l’innalzamento del limite all’uso del contante, con l’aumento delle accise e adesso pure con le concessioni ai balneari.

Chi ricorda le parole pronunciate da Giorgia quando il governo Draghi aveva deciso di mandare a gara le concessioni balneari non ha potuto credere ai suoi occhi quando ha letto i giornali stamattina. FdI ha infatti deciso di non inserire tra i circa 200 emendamenti al decreto Milleproroghe da esaminare in commissione Bilancio e Affari costituzionali del Senato quello che prevedeva la proroga indefinita delle concessioni. Emendamento che, paradossalmente, era stato firmato proprio da una senatrice FdI, Lavinia Mennuni.

Meno di un anno fa l’allora leader dell’opposizione Giorgia Meloni si scagliava contro la maggioranza guidata da Super Mario, spiegando che in quel caso la direttiva Bolkenstein non si doveva applicare perché “ci sono interi pezzi di litorale italiano che non sono stati dati in concessione” e quindi manca “il presupposto di scarsità del bene” che avrebbe fatto scattare la direttiva. Si dilungava poi in un vero e proprio elogio del titolare di concessione che “si alza alle 5 del mattino pregando in una bella giornata di sole”, che “arrivano a fine stagione con i calli sulle mani”, “rischia la vita per salvare i bagnanti” e così via in un crescendo che pure De Amicis si sarebbe commosso.

È vero che FdI non ha esplicitamente rinnegato la sua posizione di allora, ma di fatto, ora che è al potere, sembra molto meno disposta a mettersi contro l’Europa. Finora Palazzo Chigi non ha trovato un sistema per accontentare i balneari senza contravvenire alla direttiva Bolkestein (sì, farlo quando si è al governo è molto più difficile di come sembrava dai banchi dell’opposizione). E infatti i diretti interessati, sentita l’aria di fregatura, hanno cominciato a rumoreggiare: «Il dietrofront di FdI sull’emendamento che prorogava le concessioni balneari ci lascia un po’ sorpresi, ma forse fa parte di una strategia diversa da parte del governo di affrontare direttamente questa situazione. Questa è l’unica spiegazione che so darmi» ha detto il presidente di Assobalneari Fabrizio Licordari.

Per ora la Meloni sembra essersi affidata al ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto, incaricato di proporre una riforma strutturale che “guadagni” al governo un altro anno di proroga delle concessioni e allo stesso tempo lasci alla premier un po’ di spazio negoziale per ottenere anche una revisione parziale dei piani di spesa per il Pnrr. Il tutto mentre gli “alleati” cercano di approfittare dell’impasse del partito di maggioranza proponendo emendamenti differenti: due sono firmati dal leghista Gianmarco Centinaio e uno dalla forzista Licia Ronzulli.

Sembra che i rapporti si siano rovesciati: se nei mesi scorsi i “responsabili” Lega e Forza Italia vedevano FdI approfittare della loro presenza nel governo Draghi, ora i partiti di Salvini e Berlusconi rendono lo sgarbo alla Meloni copiando le sue vecchie proposte massimaliste. Invertiti i ruoli, il risultato non cambia; sui dossier economici il centrodestra avanza per finta, un passo avanti e due indietro.

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