Istat, cambiato il paniere. La nuova lista

domenica, 5 Febbraio 2023
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Cambiano velocemente usi, costumi e abitudini di spesa delle famiglie e l’Istat è costretto a rincorrere modificando sempre più spesso il paniere. L’insieme delle voci per rilevare i prezzi al consumo e misurare l’inflazione nel Paese fotografa ogni anno le nuove tendenze e si arricchisce di altri prodotti sempre più “smart” anche se di utilizzo comune. In tutto, il paniere 2023 ne conta 1885. L’elenco spazia dalla riparazione degli smartphone agli assistenti vocali ai massaggi estetici. Viene rivisto anche il peso delle divisioni di spesa: sale per abitazione e utenze, scende per alimentari e analcolici. Sono numerosi i nuovi ingressi. A entrare nella fetta dei prodotti che rappresentano l’evoluzione dei consumi sono la visita medica sportiva, con le più frequenti richieste di certificato per attività anche non agonistiche; la riparazione degli smartphone; gli assistenti vocali, capaci di rispondere alle più svariate domande; i comandi in casa, dalla sveglia alle luci; le informazioni su traffico e meteo. Nuovi ingressi anche tra i cosiddetti consumi consolidati: arrivano nella lista il tonno fresco di pescata e i rombi di allevamento, ma anche, nella parte relativa alla salute, il deambulatore per gli anziani e per chi ha difficoltà. Non mancano le novità tra i trattamenti di bellezza dove si fa spazio il massaggio estetico. E tra i capi di abbigliamento: nel paniere 2023, tra i pantaloni da donna, debuttano i leggings.

Altra novità è che quest’anno nessun prodotto esce dal paniere poiché tutti quelli presenti nel 2022, spiega l’Istat, non mostrano segnali di obsolescenza. Aggiornato invece il peso delle diverse divisioni di spesa, operazione per garantire che il sistema utilizzato per la stima dell’inflazione mantenga la rappresentatività delle quote di spesa che i consumatori destinano all’acquisto di beni e servizi. In particolare, con riferimento all’indice nazionale dei prezzi al consumo Nic, il peso aumenta per i servizi ricettivi e di ristorazione, abitazione, acqua, elettricità e combustibili, ricreazione, spettacoli e cultura. Si riduce, invece, per i prodotti alimentari e bevande analcoliche, che comunque restano al top, così come per servizi sanitari e spese per la salute, bevande alcoliche e tabacchi.

Una rimodulazione che non convince le associazioni dei consumatori. Per il Codacons «non si comprende la seconda riduzione consecutiva decisa per il peso de prodotti alimentari e bevande analcoliche, comparto che risente particolarmente del caro prezzi e la cui inflazione incide in modo rilevante sui bilanci delle famiglie, specie quelle numerose o a reddito basso». L’Unc ritiene positivo «che sia aumentato il peso della divisione abitazione, acqua, elettricità e combustibili, ma visti i prezzi lunari delle bollette di luce e gas», si chiede se sia sufficiente.

Nel paniere Istat entrano anche frutta e verdura biologiche, a conferma di una sempre maggiore attenzione da parte dei consumatori verso la sostenibilità nel piatto con quasi nove famiglie italiane su dieci che hanno acquistato questi prodotti almeno una volta. E’ quanto emerge da un’analisi della Coldiretti su dati Nielsen. La lista di ortofrutta bio comprende arance, mandarini, limoni, banane, mele, pere, pesche, kiwi, pomodori da insalata, melanzane, zucchine, peperoni, carote, cipolle. Il valore degli acquisti di prodotti biologici, fa sapere Coldiretti, ha raggiunto la cifra di oltre 3,9 miliardi di euro, con la grande distribuzione a rappresentare il canale di vendita principale, anche se a registrare il maggior incremento delle vendite sono i mercati contadini assieme a gas e piccoli negozi. A spingere il fenomeno è la leadership dell’Italia a livello europeo con 86mila imprese e il 17% della superficie coltivata a bio contro una media Ue del 9%. In dieci anni la superficie coltivata è raddoppiata, salendo alla cifra record di quasi 2,2 milioni di ettari, secondo l’analisi Coldiretti su dati Ismea e arrivando molto vicino agli obiettivi previsti dalla strategia Ue per il cibo “Farm to Fork”, che prevede di portare le superfici bio europee al 25% entro il 2030.

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