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Regionali: C.Iannarelli (FDI): “La nuova regione Lazio riparte dalla famiglia”. Ecco come

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“Lo Speciale” ha raggiunto Chiara Iannarelli, in piena campagna elettorale. Espressione forte del mondo associativo, ha come obiettivo portare in Regione la centralità della famiglia, dalla tutela della natalità, della fragilità, all’educazione scolastica.

Come è nata la scelta di scendere in campo a livello politico?

“Per dieci anni, mi sono impegnata nell’associazionismo per promuovere il valore sociale e il compito educativo della famiglia, il valore stesso della famiglia per la nostra società, l’importanza del diritto alla vita e il principio della libertà di educazione. Dopo tanti anni mi sono detta che occorreva fare un passo in più. Partecipare direttamente alla politica. Non dimentichiamo che il Parlamento è il luogo delle leggi, e le leggi creano costume, cambiano i modelli culturali e incidono nel modo di pensare e di vivere delle persone e dei giovani. La passione per il bene comune è ciò che mi ha spinto a scendere in campo, per contribuire col mio impegno, le mie idee, la mia esperienza, di genitore, docente, educatore”.

Perché proprio nel centro-destra e in Fratelli d’Italia?

“Il 25 settembre c’è stata una vittoria storica e, finalmente, dopo tanti anni un nuovo governo, eletto dal popolo e non scelto dal Palazzo, o per giochi parlamentari, è stato votato dagli italiani. Si sarebbe mai parlato di merito, di natalità, sovranità alimentare, Made in Italy, senza il governo di centro-destra? Se ci fosse stata ancora oggi la sinistra al governo noi avremmo avuto altre politiche: globalizzazione, gender nelle scuole, utero in affitto, immigrazione clandestina. La mia scelta per Fratelli d’Italia è proprio perché ha dimostrato di essere garanzia politica di equilibrio, unità e buon senso nella politica italiana e nel centro-destra. E, in particolare, ha fatto suoi i valori di fondo della nostra identità culturale, storica, religiosa, che sono i miei valori da sempre, mettendo al centro la famiglia”.

La politica ha bisogno di nuove idee, di una nuova classe dirigente e di migliore rapporto con i territori?

“La politica ha sempre bisogno di nuove idee che siano adatte a rispondere alle sfide e alla complessità del momento storico che stiamo vivendo. Cambiamento necessario dopo la politica della casta, la politica dei giochi di potere, che hanno allontanato tantissimi italiani, tanto che, ad oggi, il partito maggioritario è quello dell’astensionismo. Dunque, occorre cogliere questa sfida di portare contenuti di livello, serietà, onestà, che possano riavvicinare i cittadini e che possano portare l’Italia, a livello regionale e nazionale, fuori dalla drammatica crisi sociale, economica e umana che ci attanagliano. Inoltre, è necessaria una classe dirigente che coniughi le miglior eccellenze dei diversi settori, le competenze dell’amministrazione, della cosa pubblica e che si apra, come ha fatto Fratelli d’Italia con me, alle risorse della società civile, che possa ridare ossigeno alla politica, mantenendo i canali aperti tra politica, istituzioni e territorio”.

Quali sono le principali battaglie previste dal suo programma?

“Ho scelto come slogan della mia campagna politica “Voglio una regione libera e che ha cura”. Una regione libera da burocrazia, assistenzialismo, che valorizzi ogni forma di autonomia, dall’istruzione alla sanità, alla scuola. Una regione che abbia cura delle famiglie, delle più fragili, e che abbia cura della propria identità storica, culturale, naturale e ambientale. Tra i punti qualificanti del mio programma c’è il “fattore famiglia”, strumento già utilizzato con successo in molte nazioni, che permette di cogliere tutti i livelli di bisogno delle famiglie per avere un accesso, equo e vantaggioso, alle prestazioni sociali e ai servizi della Regione. Nel mio programma è previsto un pacchetto, chiamato “Maxi Famiglia”, che prevede la riduzione ed esenzione delle rette dei nidi, prevede sconti sui trasporti, sui ticket sanitari e una “Carta Famiglia” per i nuclei familiari numerosi con tre e più figli, poiché le famiglie numerose sono un laboratorio di natalità. Quindi, la natalità al centro; perché, in questo drammatico inverno demografico, solo attraverso un cambiamento di rotta è possibile uscire dalla grande crisi attuale. E’ necessario un piano regionale e la proposta, infatti, di un’ “Agenzia regionale per la famiglia e la natalità”, per il sostegno alle madri sole, con un contributo economico, dai primi mesi fino ai tre anni di età, agevolazione sull’Irap alle aziende che prevedono premi per la nascita di un figlio e particolari agevolazioni alle madri lavoratrici. Per la scuola, altro punto fondamentale nel mio programma, mi impegnerò per l’adesione informata dei genitori a tutti i progetti educativi per il miglioramento dell’offerta formativa e integrata, per il miglioramento del rapporto tra istituzioni e formazione professionale, inserimento del buono scuola per il servizio alla prima infanzia e il rafforzamento dei fondi regionali destinati all’abbattimento delle rette, perché solo con una scuola pluralista, nuova e di qualità, ci saranno le condizioni per il futuro nostri figli. Per il lavoro, il mio programma ha previsto delle politiche attive solidali, coinvolgendo le agenzie per il lavoro e gli enti formativi nelle politiche attive e anche lo sviluppo di convenzioni con cooperative sociali, per inserire le persone con disabilità per le quali occorre anche promuovere dei progetti di vita indipendente. Infine, per il grande tema della salute è necessario lavorare insieme al presidente Rocca, persona estremamente qualificata che porterà la sanità della regione Lazio fuori dalla crisi drammatica”.

C’è ancora spazio per i cattolici in politica?

“Assolutamente sì. I cattolici possono e devono tornare impegnarsi dentro quei partiti che condividono una cornice valoriale coerente con i valori della Dottrina sociale della Chiesa. Papa Paolo VI diceva, come dice papa Francesco, che “la politica è la più alta forma di carità”; papa Benedetto XVI ha sempre insistito sulla necessità da parte dei credenti di “rioccupare gli spazi pubblici”. E papa Giovanni Paolo II, ha scritto in un meraviglioso libro, “Memoria e Identità” che il patriottismo è come il Quarto Comandamento: onora il padre e la madre. La patria infatti, è madre, è terra, è riferimento alla terra dei padri, appartenenza alle nostre radici, alla nostra identità”.

Cosa si sente di dire a un giovane, o a quel 40% che pensa di non votare?

“Con tutto il mio cuore, di madre ed educatrice, a tutti quei giovani e ai tanti adulti che hanno smesso di andare a votare, quello che mi sento di dire è che se non vi occuperete della buona politica, la politica, anche quella cattiva, si occuperà di voi. Bisogna superare le delusioni, il senso di frustrazione. Oggi è il tempo della responsabilità. Cambiare è possibile. E in queste elezioni regionali c’è davvero questa possibilità e la certezza di mandare a casa una sinistra che ha sgovernato. Io mi candido insieme a Flavio Cera, un virtuosissimo amministratore locale. Dunque, apertura ai territori, alle famiglie e alla cittadinanza attiva e partecipata: questa è la buona politica in cui tutti ci possiamo ritrovare”.

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