Regionali. La sinistra vince a Sanremo, la destra alle urne. Fdi primo partito

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Francesco Rocca

Lombardia: Fontana 54,67%; Majorino 34% e la Moratti il 9,7%. Lazio: Rocca 53,86%, D’Amato 34% e la Bianchi l’11%. Più chiaro di così.

Era il primo test del governo. E il governo l’ha superato nettamente (in modo maggioritario). Alla sinistra non resta che leccarsi le ferite e accontentarsi di Sanremo. Lei, da un po’ vince solo mediaticamente (lo spazio di una settimana di messaggi ossessivi a reti unificate), la destra-centro, invece, vince nella realtà. Con numeri e i dati concreti. Segno che il paese reale non è assolutamente allineato al pensiero unico culturale, giornalistico e artistico, che si dà per scontato nelle redazioni, nei centri di potere nazionali e internazionali.

Certo, preoccupa il non voto. La partecipazione nel Lazio ha raggiunto la quota desolante del 37%, in Lombardia del 41%.
E la ragione di tale disaffezione è nuova e antica. Nuova, visto la non eccessiva qualità percepita dei protagonisti (colpa forse del leaderismo dei partiti); antica, in quanto ultima e definitiva declinazione di una distanza abissale tra società e istituzioni. Con un’aggiunta non da poco: evidentemente le consultazioni regionali sono viste come un appuntamento stile-prima Repubblica, dove le clientele e gli interessi si esaltano, dominano, a dimostrazione che l’autonomia, tanto decantata dalla Lega, è un’idea astratta.

Il centro-sinistra a trazione variabile ha perso. Sia nella formula Pd-5Stelle (Majorino), sia nella formula Pd-Terzo Polo (D’Amato).
L’eterna fase costituente dem ha pregiudicato ogni slancio e possibile ripartenza. C’è il sospetto che Letta abbia scientemente posticipato l’assise congressuale a dopo le regionali, sicuro di una batosta elettorale. Pensate che sarebbe successo, se la sconfitta fosse capitata dopo il congresso costituente: la fine della storia dei neo-post-comunisti.
Per una volta, infatti, l’astensionismo ha penalizzato la sinistra. Il suo popolo convinto del disastro non si è recato alle urne. Di solito avveniva il contrario. Erano i moderati a disertare o ad andare al mare.

Leggermente modificati i rapporti di forza dentro le coalizioni. Fdi sia in Lombardia che nel Lazio si è confermato il primo partito del centro-destra. Notevole il consenso nel Lazio: il 34%. La Lega ha tenuto nel suo feudo nordista, Salvini può tirare un sospiro di sollievo. Nel Lazio ha superato Forza Italia anche se di poco (8,52 a 8,43%).
Il Pd nonostante gli schiaffi, si conferma principale partito d’opposizione (20-23%), mentre i 5Stelle devono meditare sul posizionamento sinistro assunto da Conte. Il Terzo Polo ha fallito su tutti i fronti: 9,7% con la Moratti e 5% nel Lazio.

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