Reddito di Cittadinanza: le novità dall’Europa

sabato, 18 Febbraio 2023
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La Commissione Europea ha deciso di avviare una procedura d’infrazione contro l’Italia per il reddito di cittadinanza. A parer dell’esecutivo europeo il sussidio non è in linea con il diritto dell’Unione Europea in materia di libera circolazione dei lavoratori, diritti dei cittadini, residenti e protezione internazionale.

Il punto cardine della procedura avviata è una delle condizioni d’accesso al reddito di cittadinanza, ovvero la residenza in Italia per almeno 10 anni, due dei quali consecutivi. In questo senso, ad avviso dell’UE, il requisito della residenza è discriminatorio non solo per  i cittadini non italiani, ma anche per i beneficiari di protezione internazionale.

La situazione è complessa, ma nonostante questo dovrà necessariamente  avere tempi di risoluzione brevi. Difatti l’Italia ha solo due mesi di tempo per rispondere alle questioni sollevate dall’Unione Europea. Le criticità e le polemiche attorno alla questione, fanno riferimento al fatto che le prestazioni di assistenza sociale dovrebbero essere accessibili a tutti i cittadini dell’UE, dai lavoratori autonomi, fino ad arrivare a quelli subordinati, che hanno perso il lavoro.

Seguendo questa linea d’azione il sussidio non dovrebbe avere nulla a che fare con la storia di residenza dei cittadini, ma solo con il loro storico lavorativo. Il protocollo europeo ha sollevato anche una seconda problematica, che ha però la stessa matrice del reddito, ovvero l’assegno unico. Difatti la Commissione Europea ha provveduto ad inviare una lettera di costituzione in mora per l’Italia, per mancata conformità alle norme UE.

Difatti a Marzo 2022 l’Italia ha adottato nuove misure per i figli a carico: l’assegno unico e universale. Ad avviso dell’Ue, le disposizioni adottate, violano, di nuovo la legislazione dell’Unione Europea, poiché non trattano i cittadini tutti allo stesso modo, costituendo un criterio discriminatorio. E’ evidente che l’iter burocratico avviato dalla commissione ha costituito un grave colpo per l’Italia, che ha poco più di 60 giorni per prendere una posizione. In caso contrario la commissione procederà, con tutta probabilità, all’invio di un parere motivato.

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