Zelensky scortese in conferenza stampa? La Meloni chiude il caso e guarda avanti. «Non sono irritata», ha detto al suo ritorno da Kiev. Né poteva fare altrimenti. A differenza del presidente ucraino, la premier italiana dimostra di conoscere il bon ton istituzionale e internazionale. L’ultima cosa di cui avrebbe bisogno in questo momento è di alimentare ulteriormente la polemica, una “querelle” peraltro stupida e inutile. E quindi Giorgia ha fatto la cosa giusta: buon viso a cattivo gioco.
Ma lo sgarbo che ha ricevuto da Zelensky rimane. E si tratta di un caso davvero clamoroso di maleducazione internazionale. È raro vedere un capo di Stato (anche del più insignificante tra i Paesi della Terra) comportarsi in modo così arrogante come ha fatto il presidente ucraino con l’illustre ospite italiana.
Roba da matti, roba da non crederci. Giorgia Meloni si reca in terra ucraina portando solidarietà concreta: non solo armi di difesa ma anche gruppi elettrogeni per fare fronte alla penuria di energia causata dai missili russi. Si reca nei luoghi martoriati e si commuove sinceramente davanti alle tv internazionali. Dice anche qualcosa di molto impegnativo: «Saremo con voi fino alla fine». Parole forti (e che qualche inquietudine possono anche produrcela).
Insomma, la premier italiana va al di là di quello che sarebbe lecito attendersi da un governo amico. E Zelensky che fa? La mette in grave imbarazzo davanti alla stampa di mezzo mondo con quell’astiosa replica a Berlusconi, alleato di governo della sua ospite nonché leader di una forza politica che comunque ha sempre votato in favore di tutti i provvedimenti di aiuto all’Ucraina. «Mi sembra che la casa del signor Berlusconi non sia mai stata bombardata», ha detto il presidente ucraino ignorando il minimo riguardo per la leader del governo italiano.
Si può capire che i fatti della politica italiana (e quindi le eventuali difficoltà di Giorgia Meloni con i suoi alleati di governo) possono non interessare a Zelensky. Si può anche capire che il leader ucraino sia preoccupato innanzi tutto dalla guerra. Ma dovrebbe anche sapere che non si può trattare in modo sgarbato chi ti sta portando aiuto. Anche perché lo sgarbo, in quel momento, non lo sta facendo soltanto alla persona della presidente del Consiglio, ma anche al popolo che ella rappresenta, cioè tutti gli italiani. Evidentemente Zelensky non ha ancora imparato a distinguere le questioni personali (come il suo risentimento per Berlusconi) da quelle politiche, che riguardano, non i singoli statisti, ma i popoli e le nazioni.
Ed è bene anche chiarire che lo sgarbo ricevuto da Meloni ha anche prodotto un certo danno politico, un danno, sì, limitato ma pur sempre un danno, perché ha ridotto l’impatto sull’opinione pubblica italiana e internazionale del viaggio della premier a Kiev. Tant’è che la sera stessa dell’incontro Meloni-Zelensky l’attenzione generale è stata catturata più dalla risposta della leader italiana per minimizzare l’attacco del presidente ucraino a Berlusconi che dal significato del suo viaggio a Kiev. Non a caso le opposizioni e la stampa che le fiancheggia hanno inzuppato il pane sulla polemica scatenata da questo inutile attacco al leader di Forza Italia.
Questo “incidente” politico accaduto in terra ucraina serve comunque a mettere meglio a fuoco la figura di Zelensky. Finora sapevamo che era un leader perennemente lamentoso, al quale non basta mai l’aiuto che gli si fornisce. Da oggi sappiamo anche che è un ingrato. Speriamo che i suoi fan più fanatici (e ce ne sono tanti tra la carta stampata) comincino a tenerne conto. Nessuno è al di sopra delle buone maniere.



