E’ ufficiale: in Germania esiste la ‘ndrangheta

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In Germania esiste la ‘ndrangheta. Lo ha stabilito il tribunale di Costanza condannando un cittadino italotedesco, Salvatore Giorgi, 33 anni, cameriere a Uberlingen, per traffico di droga e, soprattutto, per aver sostenuto “un’organizzazione criminale straniera”, conosciuta come ‘ndrangheta. Si tratta di un provvedimento di portata storica perché, come riporta l’emittente radiotelevisiva Mdr di Lipsia, si tratterebbe della prima volta che un tribunale tedesco condanna qualcuno, con sentenza passata in giudicato, per aver sostenuto la ‘ndrangheta. Non solo, sarebbe anche la prima volta in assoluto che la ‘ndrangheta sia stata accertata giudizialmente in Germania.

Infatti, per quanto l’organizzazione criminale di italiana sia presente in Germania addirittura dagli anni ’60, con la diversa articolazione del codice penale tedesco è difficile ipotizzare e dimostrare l’appartenenza o il sostegno ad associazioni per delinquere di stampo mafioso. A ciò si aggiunga anche la naturale riluttanza dell’opinione pubblica tedesca ad acclarare come fenomeno malavitoso endogeno il complesso di attività criminali di un’organizzazione ritenuta di matrice esclusivamente italiana.

Giorgi era stato arrestato a maggio dell’anno scorso nell’ambito di una vasta operazione denominata “Platinum Dia”, condotta in sinergia dalle forze di polizia italiane e tedesche. Le indagini si concentravano soprattutto sul clan Giorgi, noto anche come “Boviciani”, originario di San Luca (dove tutto è nato…), in provincia di Reggio Calabria. Il clan era seguito dall’antimafia da molti anni e i suoi membri, tra l’altro, erano sospettati di aver importato cocaina dal Sud America all’Italia facendola arrivare al porto di Amburgo.

La sentenza tedesca ricostruisce l’organigramma dell’organizzazione criminale di San Luca, cui appartiene Salvatore Giorgi, e in particolare il clan Boviciani, specializzato nel traffico di cocaina, oltre che per il radicamento storico in Germania. Mdr scrive che Salvatore Giorgi lavorasse come cameriere a Uberlingen in un ristorante situato sul lungolago turistico. Gli investigatori considerano questo ristorante e altri due a Baden-Baden e a Radolfzell come appartenenti al gruppo. A Giorgi era stato anche affidato un ruolo apicale in quanto direttore della società che gestiva il ristorante.

La Germania perse la sua innocenza nella notte di Ferragosto del 2007 quando a Duisburg restarono sull’asfalto sei persone. Davanti al ristorante italiano “Da Bruno” furono crivellati da una settantina di colpi Tommaso Venturi, che aveva appena compiuto 18 anni, i fratelli Francesco e Marco Pergola di 22 e 20 anni, Francesco Giorgi appena 17enne, Marco Marmo di 25 anni, e Sebastiano Strangio di 39 anni. Secondo quanto appurato dagli investigatori, quella sera nel ristorante non era in programma soltanto la festa di compleanno di Venturi, ma anche la sua accoglienza nella ‘ndrangheta, possibile con la maggiore età. La cerimonia si era conclusa come da tradizione con il giuramento recitato dal nuovo affiliato mentre bruciava tra le sue mani l’immagine sacra di San Michele Arcangelo, ritrovato addosso al neo diciottenne. Fu l’ennesima sanguinosa cambiale da pagare alla faida storica tra le famiglie contrapposte Pelle-Vottari e Nirta-Strangio.

I tragici fatti di Duisburg fecero conoscere a tutti, se ce ne fosse stato ancora bisogno, la pericolosità e la pervasività della ‘ndrangheta, che da decenni è presente anche nei Paesi Bassi, in Francia, nel Regno Unito, in Svizzera, in Spagna e in Austria. In questi luoghi le ‘ndrine agiscono quasi del tutto indisturbate con il traffico di droga e di autovetture e con il riciclaggio di denaro attraverso aziende e locali. Tuttavia, a distanza di sedici anni, l’Europa non sembra imparato la lezione. I singoli Paesi continuano a combattere una mafia planetaria come la ‘ndrangheta con strumenti giuridici inadeguati.

Tornando in Germania, ci si augura che l’altro processo in corso a Dusseldorf, contro 14 uomini, cinque dei quali accusati di essere membri della ‘ndrangheta e altri sei di averla sostenuta, possa concludersi con una sentenza che ricalchi quella di Costanza e aprire così un filone giudiziario nuovo nei confronti della mafia calabrese.

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