Le migrazioni sanitarie costano al Sud 3 miliardi di euro

domenica, 19 Marzo 2023
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Sanità

In Italia la mobilità interregionale sanitaria nel 2020 è stata pari a un aggiustamento della legge finanziaria: ben 3,3 miliardi euro. Il saldo è purtroppo il dato che risulta dalla differenza tra mobilità attiva, cioè l’attrazione di pazienti da altre regioni, e quella passiva, cioè la “migrazione” sanitaria dalla regione di residenza.

Tutt’altro che casualmente, Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, le regioni capofila dell’autonomia differenziata, raccolgono il 94,1% del saldo attivo, mentre l’83,4% del saldo passivo si concentra in Campania, Lazio, Sicilia, Puglia, Abruzzo e Basilicata. «La mobilità sanitaria – spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – è un fenomeno dalle enormi implicazioni sanitarie, sociali, etiche ed economiche, che riflette le grandi diseguaglianze nell’offerta di servizi sanitari tra le varie regioni e, soprattutto, tra il Nord e il Sud del Paese. Infatti, le regioni con maggiore capacità attrattiva si trovano ai primi posti nei punteggi Lea (Livelli essenziali di assistenza), mentre gli ultimi posti sono occupati da quelle con mobilità passiva più elevata».

I dati sulla mobilità sanitaria riguardano 7 tipologie di prestazioni: ricoveri ordinari e day hospital (differenziati per pubblico e privato), medicina generale, specialistica ambulatoriale (differenziata per pubblico e privato), farmaceutica, cure termali, somministrazione diretta di farmaci, trasporti con ambulanza ed elisoccorso. «La Fondazione Gimbe – continua Cartabellotta – ha elaborato un rapporto sulla mobilità sanitaria utilizzando sia i dati economici aggregati per analizzare mobilità attiva, passiva e saldi, sia i flussi trasmessi dalle regioni al Ministero della Salute con il cosiddetto “Modello M”, che permettono di analizzare la differente capacità di attrazione del pubblico e del privato di ogni regione, oltre alla tipologia di prestazioni erogate in mobilità».

Nel 2020 il valore della mobilità sanitaria ammontava a 3.330,47 milioni di euro: si tratta di una cifra inferiore a quella degli anni precedenti, spiega il presidente della Gimbe, «in parte in ragione dell’emergenza pandemica che ha ridotto gli spostamenti delle persone e l’offerta di prestazioni ospedaliere e ambulatoriali, in parte per l’esclusione nel 2020 del valore della mobilità della Regione Calabria, che ammonta a circa 250 milioni di euro». Infatti, in base ai dati del Modello M, la Calabria ha 224,4 milioni di debiti e 27,2 milioni di crediti, somme che saranno compensate a partire dal 2026: di conseguenza, la regione è stata esclusa dalle analisi su mobilità attiva, mobilità passiva, saldi e saldi pro-capite.

Sei regioni con maggiori capacità di attrazione vantano crediti superiori a 150 milioni di euro: Lombardia (20,2%), Emilia-Romagna (16,5%) e Veneto (12,7%) raccolgono complessivamente quasi la metà della mobilità attiva. Un ulteriore 20,7% viene attratto da Lazio (8,4%), Piemonte (6,9%) e Toscana (5,4%). Il rimanente 29,9% della Mobilità attiva si distribuisce nelle altre Regioni e Province autonome. I dati documentano la forte capacità attrattiva delle grandi regioni del Nord a cui corrisponde quella estremamente limitata delle Regioni del Centro-Sud, con la sola eccezione del Lazio.

Tre regioni con maggiore indice di fuga generano debiti per oltre 300 milioni di euro: in testa Lazio (13,8%), Lombardia (10,9%) e Campania (10,2%), che insieme compongono oltre un terzo della mobilità passiva. Il restante 65,1% si distribuisce nelle rimanenti 17 regioni e province autonome. «I dati della mobilità passiva – commenta Cartabellotta – documentano differenze più sfumate tra Nord e Sud. In particolare, se quasi tutte le regioni del Sud hanno elevati indici di fuga, questi sono rilevanti anche in tutte le grandi regioni del Nord con elevata mobilità attiva, per la cosiddetta mobilità di prossimità, ovvero lo spostamento tra regioni vicine con elevata qualità dei servizi sanitari, secondo specifiche preferenze dei cittadini». Le regioni con saldo positivo superiore a 100 milioni sono tutte del Nord, mentre quelle con saldo negativo maggiore di 100 milioni tutte del Centro-Sud. «Con questo indicatore elaborato dalla Fondazione Gimbe – puntualizza Cartabellotta – la classifica dei saldi si compone dimostrando che, al di là del valore economico, gli importi relativi alla mobilità sanitaria devono essere interpretati in relazione alla popolazione residente”.

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