Inchiesta. Ponte sullo stretto, ponte dei sogni infiniti. Ecco numeri e rischi

giovedì, 23 Marzo 2023
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Il 16 Marzo il governo Meloni ha approvato il decreto che dà il via alla ri-progettazione e realizzazione del ponte sullo stretto di Messina. 

Il ponte, in questione come è noto, è una delle infrastrutture più discusse in Italia. Ha vissuto e forse continuerà a vivere dentro un’eterna fiaba, specularmente narrata da sostenitori e scettici. La sua, infatti, è una storia cinquantennale. 

La società Stretto di Messina S.p.A. venne costituita nel 1981 e nel 1985 l’allora presidente del consiglio Craxi annunciò ufficialmente che “il ponte si farà”. Una promessa non mantenuta. Dieci anni dopo il nuovo premier Berlusconi rilanciò il progetto, ottenendo risultati altrettanto deludenti, anche a causa della crisi dei debiti sovrani. 

E’ stato il governo Monti, tra decreto “Salva Italia” e le conseguenti spese da tagliare, a segnare un temporaneo epilogo a questa vicenda infinita, annunciando la liquidazione della società Stretto di Messina. 

E ora? Il governo Meloni, proprio sulla base del progetto del 2012, è intenzionato a ricostituirla, ripartendo con i lavori. Il progetto esecutivo dovrà essere approvato entro luglio 2024; ma prima di allora i nodi da sciogliere saranno diversi. 

A questo punto, è necessario fare una premessa: la costruzione del ponte ha senz’altro degli aspetti positivi, in termini di utilità, impatto ambientale, funzionalità e modernizzazione delle nostre infrastrutture. Difatti, comporterebbe una riduzione delle emissioni di anidride carbonica imputabili all’attuale servizio di traghettamento, e creerebbe circa 150.000 posti di lavoro, contribuendo non poco alla riduzione dei tempi di percorrenza da 40 a circa 4 minuti. 

Sulla base di questi dati, la domanda sorge spontanea: il ponte è un vantaggio o uno svantaggio? È bene ricordare che nonostante il ponte non sia mai stati costruito, è già costato quasi mezzo miliardo. Infatti gli studi di fattibilità condotti negli anni ‘80, sono costati circa 135 miliardi di lire; durante il governo Berlusconi l’apertura del primo cantiere ha comportato una spesa pari a 30 milioni di euro e infine, nel 2013 la messa in liquidazione della Società stretto di Messina è venuta a costare circa 342 milioni, a causa delle varie penali e dei molteplici indennizzi da erogare.

In più, ci sono ancora delle richieste di risarcimento pendenti nei confronti dello Stato, basti pensare alle società Eurolink e Parsons, giusto per nominarne un paio. 

Inoltre, ai problemi del passato si aggiungono quelli attuali, le contestazioni mosse dagli ambientalisti e non solo: il ponte sullo stretto andrebbe a posizionarsi in una delle zone sismiche più pericolose d’Italia. Infatti, Il tratto di mare tra Sicilia e Calabria, come ricorda il direttore dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Carlo Doglioni, è attraversato da una faglia che potenzialmente potrebbe causare un terremoto di magnitudo 6.9. Quindi, affermare che quelle riguardanti il rischio sismico sono “critiche senza evidenze scientifiche”, come hanno sostenuto in molti, tra cui molti politici, non è del tutto corretto. 

E non sono da ignorare anche i problemi in termini logistici, che causerebbero inevitabilmente delle ulteriori complessità nella costruzione. Tradotto: si tratterebbe di un ponte sospeso, con un’unica campata, lunga 3,3 chilometri e larga 60 metri. 

Come risulta evidente, il dibattito politico è, e resterà accesso. Difatti oggi, si chiuderà, con l’intervento del vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, il convegno “Lo sviluppo del sistema infrastrutturale siciliano. La sfida in Europa parte dal Ponte sullo Stretto”, organizzato in città da Annalisa Tardino, eurodeputata e commissario della Lega Sicilia. 

Dati i vulnus appena elencati, ma anche le speranze diffuse, è difficile al momento prevedere l’avvio effettivo del processo operativo. È probabile però, che considerati i tempi di avvio per infrastrutture come queste, se continuiamo ad avere un governo favorevole al ponte e quello successivo contrario, continueranno ad esserci troppi costi e troppi investimenti preventivi. E con tutta probabilità, nessun ponte.

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