Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini vuole fare presto e bene. Entro la fine di aprile intende licenziare le linee guida del nuovo Codice della strada attraverso il decreto Strade Sicure. La settimana scorsa ha incontrato associazioni, docenti universitari, esperti della mobilità e stampa specializzata per illustrare loro i primi provvedimenti di riforma. Presente alla riunione anche l’Aivis, l’Associazione italiana vittime e infortuni della strada. Lospecialegiornale ha sentito la fondatrice e presidente dell’associazione Manuela Barbarossa, psicoterapeuta.
Presidente, cosa avete detto al ministro Salvini?
«Abbiamo sottolineato la necessità di investire sulla segnaletica stradale, che riteniamo requisito fondamentale per migliorare la sicurezza. Non a caso il 70 per cento degli automobilisti considera l’attuale segnaletica, verticale e orizzontale, come inadeguata, se non assente. La nostra associazione assiste di frequente le famiglie di automobilisti incorsi in incidenti anche gravi a causa della mancanza di segnaletica. Abbiamo accettato volentieri l’invito del ministro di presentare proposte che possano rientrare nei provvedimenti di riforma. I nostri suggerimenti, in particolare, scaturiscono da tanti anni di esperienza sul campo, basata sul patrocinio dei casi che abbiamo seguito, e dalla conseguente elaborazione documentale».
Quali sono?
«In primis la regolamentazione dell’uso di biciclette e di monopattini, soprattutto nelle città dove avviene il maggior numero di sinistri. Si tratta di mezzi di trasporto a tutti gli effetti il cui numero si è esponenzialmente moltiplicato, creando non poche difficoltà alla circolazione. Il problema è che spesso sono utilizzati in modo improprio per cui vanno identificati tramite un numero di targa. Inoltre, i guidatori devono indossare il casco obbligatorio, mentre il mezzo va coperto da garanzia assicurativa. Se oggi una bici o un monopattino dovessero incorrere in un incidente il fondo di garanzia non interverrebbe. Si impone quindi una normativa per tutelare le potenziali vittime di incidenti riconducibili a bici e monopattini, talvolta “pizzicati” dalla polizia municipale a viaggiare contromano e sui marciapiedi.
Poi?
«Proponiamo l’inasprimento delle pene minime, come deterrente, perché sono quelle che il Giudice utilizza maggiormente. Sosteniamo la creazione di un’autorità centrale al ministero dei Trasporti per la razionalizzazione della segnaletica stradale. Si sente sempre di più, secondo noi, la necessità che la segnaletica sia gestita da un organismo centrale che dialoghi con gli enti locali fornendo direttive cogenti per rendere la segnaletica chiara ed efficace. Le statistiche ci dicono che il 60% della segnaletica è inadeguata e si tratta di un valore non compatibile con la sicurezza delle strade. Suggeriamo inoltre di introdurre il ritiro della patente con la condizionale. L’istituto della “condizionale”, applicabile al primo ritiro e in assenza di morti, potrebbe svolgere una funzione altrettanto deterrente di quella attuale, se non maggiore, in quanto apparirebbe più facilmente attuabile e più educativa. Questa misura metterebbe in condizione l’automobilista di riflettere sull’opportunità di cambiare comportamento. Infine, proponiamo di creare con il ministero campagne pubblicitarie sulla sicurezza stradale dai contenuti originali, innovativi e d’impatto emotivo. L’incidente stradale è la prima causa morte e di disabilità per i giovani tra i 16 e 25 anni. Abbiamo visto che quando abbiamo creato campagne con video molto originali hanno ricevuto riscontri positivi. La sicurezza stradale è anche una questione culturale».
Assunzioni di alcol e di droga, guida senza cintura e col telefonino acceso: uno stile di guida decisamente censurabile: bisogna reprimere ed educare o educare e poi reprimere?
«Entrambe le cose contemporaneamente, perché queste pessime abitudini sono ormai diffusissime. La distrazione alla guida è una delle prime cause degli incidenti stradali. In definitiva, direi regolamentare, spiegare e reprimere».
Ogni anno sulle strade italiane sparisce un paesino di 3000 abitanti. Al di là dei comportamenti spesso criminali degli automobilisti quanto incide l’obsolescenza della nostra rete viaria?
«Moltissimo. Da poco abbiamo portato a casa una sentenza storica. A Roma abbiamo assistito la famiglia di un giovane motociclista deceduto a causa di un incidente causato dalla voragine in una centralissima strada della Capitale. Il Comune e i dirigenti sono stati condannati. Le strade vanno ammodernate perché il manto stradale dissestato e i guardrail fuori norma non sono accettabili. Non bisogna dimenticare nemmeno le condizioni in cui versano i marciapiedi. Abbiamo inoltrato decine di richieste di risarcimento ai Comuni di persone, perlopiù anziani, cadute a causa dei pavimenti disastrati».
L’auto condivisa è una buona pratica che ogni tanto ritorna all’ordine del giorno. Che ne pensa, presidente Barbarossa?
«E’ una buona idea, se si riuscisse ad attuarla, anche se non credo che sia pienamente praticabile. Ogni individuo, infatti, ha diritto a muoversi come crede. Intanto bisogna mettere in condizione gli automobilisti di spostarsi in sicurezza e di organizzare una rete di controlli più efficace. Le buone pratiche sono utili, ma non fondamentali per la sicurezza stradale, non confondiamo i livelli. Come diceva Cartesio, idee chiare e distinte».
Ancora una volta si pensa alla scuola come fonte primaria di divulgazione dell’educazione stradale. Non si pretende un po’ troppo da un’istituzione già alle prese con i suoi quotidiani problemi endogeni?
«La scuola purtroppo viene percepite come il contenitore dove si tutto si può mettere, tuttavia l’educazione civica non sarebbe un “troppo di più”. E’ una disciplina che potrebbe contribuire a riassegnare alla scuola il significato originario perché attraverso l’educazione civica passano concetti sull’etica e sui comportamenti umani rispettosi di se stessi e degli altri. Divulgata in modo originale e coinvolgente, potrebbe indurre i ragazzi a riflettere sull’importanza della vita stessa».



