Ultimamente è diventata una vera e propria ossessione, una autentica paranoia: siamo tornati agli anni Settanta. E perché?
Non per il ritorno del fascismo, ma per il ritorno dell’antifascismo: un mantra psichiatrico della sinistra politica, intellettuale, mediatica; un desolante alibi ripreso da chi non ha più nulla da dire, da proporre, vomita rabbia per una situazione politica che fugge di mano (il governo della destra), e si ricompatta al suo interno solo gridando al “pericolo nero”.
Dovunque, da settimane, non si discute di altro: ogni dichiarazione, ogni postura, ogni virgola diventa un processo ideologico organizzato da chi è buono solo a pontificare ai popoli e andare a Palazzo Chigi unicamente grazie a inchieste giudiziarie o al terrorismo mediatico. E che non vince quasi mai quando si vota.
Se la Meloni si esibisce su un velivolo e, scandalo, viene applaudita da giovani scolaresche festanti, è retorica da ventennio; mentre se la stessa cosa avviene, come è accaduto, per Draghi o Renzi, è legittimo consenso verso le istituzioni. Se la premier afferma che i morti delle Fosse Ardeatine erano italiani, arrivano i “professionisti dell’antifascismo” a bacchettare, correggere e fare dei doverosi distinguo.
E se il presidente del Senato Ignazio La Russa ha un busto di Mussolini, regalo del padre, o osa ripetere argomenti, già sviscerati da storici, a proposito dell’attentato di via Rasella, succede il finimondo.
D’altra parte ci stiamo preparando o no, al 25 aprile? Altra trappola, altri agguati che ribadiranno il teorema del pericolo fascista, dell’incombente negazionismo, del ritorno indietro nella storia.
Ma andiamo per ordine. Finora non ci siamo mai cimentati realmente con la storia vera, ma abbiamo subìto “l’ideologia della storia”, usata come clava politica per delegittimare l’avversario-nemico. Questo è il vulnus genetico della nostra democrazia che ha impedito la pacificazione nazionale, la memoria collettiva condivisa. Siamo ancora desolatamente e tristemente “figli di patrie di parte”, figli della guerra civile e della guerra fredda. Un clima da opposte tifoserie che prima Letta, poi la Schlein hanno riesumato, guarda caso prima e dopo il 25 settembre.
E’ proprio l’ideologia della storia che ha impedito il sano revisionismo (azione obbligata e scientifica dello storico che muta interpretazioni a seconda delle fonti, delle testimonianze, dei documenti), che non c’entra col negazionismo. Se si fosse operato in tal senso sarebbe stato obiettivo, normale e civile, affermare che la Resistenza è stata fatta da partigiani di vari colori: bianchi, autonomi, cattolici, monarchici, azionisti e non solo dai social-comunisti. E che i comunisti dei Gap si sono battuti con pagine molto oscure contro le altre formazioni, arrivando perfino a trucidarle (vedi Porzus). Sarebbe stato normale parlare di Triangolo della Morte (italiani uccisi dai partigiani per mere vendette personali), di Foibe (per decenni considerate “cavità carsiche”), di eroi come Salvo D’Acquisto, Giorgio Perlasca, Edgardo Sogno, espressione di un’altra Resistenza (militare, legittimista, conservatrice). Sarebbe stato normale dire che i comunisti non si battevano per la libertà per come la consideriamo noi oggi, ma per la Russia, considerata l’eden dei lavoratori, non certo un sistema liberale; e non si battevano esclusivamente per l’Italia, visto che volevano cedere dei lembi della sua sovranità a Tito.
Andiamo ad approfondire anche l’attentato di via Rasella e vediamo chi ha veramente colpito la rappresaglia nazista (chi era e cosa rappresentava Cordero di Montezemolo). Tema che riprenderemo.
Ultima osservazione non da poco: la Costituzione è formalmente antifascista? Altro mantra della sinistra. Sicuramente è stata scritta da antifascisti (l’Uomo qualunque e il Blocco nazionale della libertà sono stati marginali alla Costituente), ma non c’è un articolo, uno che sia uno, che dice espressamente che la Repubblica è antifascista. Salvo alla XII norma transitoria e finale che vieta la ricostituzione del partito fascista.
A meno che non si voglia operare un’associazione di idee tra sovranità popolare, rimozione delle disuguaglianze, democrazia, libertà, sistema parlamentare e fascismo (articoli imperativi della Carta e non solo).
Allora si abbia il coraggio di dire che la nostra Repubblica è anti-totalitaria. E quindi, dobbiamo combattere ogni autocrazia e dittatura (fascista, nazista, comunista etc). Se capissimo questo, da destra a sinistra, sarebbe un grande passo in avanti per tutti.



