Sul Pnrr finalmente abbiamo un uomo forte al comando

domenica, 23 Aprile 2023
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Ci sono voluti mesi, ma alla fine ce l’abbiamo fatta; l’Italia ha il suo uomo forte sul Pnrr. Si chiama Raffaele Fitto e avrebbe dovuto ricoprire l’incarico dal primo giorno, ma gelosie interne al governo, incomprensioni e le solite furberie hanno fatto perdere tempo alla premier, che finalmente ora ha deciso.

Giovedì è arrivato il decreto legge che assegna la governance del Piano a Palazzo Chigi – di fatto esautorando il Mef – e consegna le leve decisionali tra le mani di Fitto. Una decisione clamorosa, sia perché toglie a Giorgetti responsabilità fondamentali, sia perché l’architettura che vedeva il Pnrr nelle mani del dicastero di via XX Settembre era stata pensata direttamente da Draghi.

Il ministro per gli affari europei non sembra però esserne rimasto impressionato e non ha perso tempo. Il giorno dopo il varo del decreto ha tenuto il primo incontro con i colleghi di governo Salvini, Giorgetti, Piantedosi, Valditara, tutti “interrogati” per capire a che punto sono gli obiettivi loro assegnati. Il primo incontro è andato bene, ma di certo sarà fondamentale capire come si manterranno i rapporti con il titolare dell’Economia, anche se è difficile immaginare una persona concreta come Giorgetti nel ruolo di guastatore.

E d’altra parte di gente abituata a lavorare più che a polemizzare l’esecutivo ha un disperato bisogno. Durante il primo incontro sul tavolo i ministri hanno fatto un primo check sulle scadenze del 30 giugno, data prevista per la concessione della terza rata dei fondi da parte di Bruxelles. Per fine agosto è invece in programma la presentazione delle modifiche al Pnrr, che dovrebbe permettere di ridistribuire le risorse che sarà impossibile spendere secondo il piano originario. Un lavoro che interessa moltissimo Confindustria, che ha detto di non avere “preclusioni rispetto alle rimodulazioni, purché non riguardino le riforme, siano puntuali e legate a situazioni oggettive”. Insomma va bene cambiare, ma solo se si ha bene in mano progetti alternativi che si è sicuri di poter realizzare nei tempi previsti.

E proprio questa è la preoccupazione di Fitto, che secondo una ricostruzione del Corriere si sarebbe sfogato con Gianni Letta, vecchia conoscenza dei tempi in cui il ministro pugliese era il beniamino di Berlusconi, prendendosela con i compagni di governo. Non tutti si rendono conto – si sarebbe lamentato Fitto – che cambiare alcuni progetti, o dovervi rinunciare, è necessario nell’interesse di tutti, viceversa continuiamo ad essere seduti su un barile che rischia di scoppiare alla scadenza prevista.

E proprio per evitare esplosioni la Meloni si sarebbe finalmente decisa a dare a Fitto i poteri di cui ha bisogno per mettere in riga i membri dell’esecutivo e costringerli a portare soluzioni nei tempi richiesti, pena lo spreco di risorse che chissà quando l’Italia rivedrà mai. La parola d’ordine insomma, come ripetuto dalla leader di FdI in un’intervista al Foglio, è “non perdere soldi. E noi questo faremo, riportando le cose alla loro dimensione di progettazione e fattibilità”. L’ordine è chiaro; sta ora al fedelissimo Fitto realizzarlo. Se ci riuscirà, non stiamo esagerando, si sarà guadagnato un posto nella storia del Paese.

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