Negli ultimi giorni nel mondo politico si sono verificati alcuni divorzi eccellenti.
Il primo, tutto sommato prevedibile, è stato quello di Andrea Marcucci (in foto) dal Pd, il partito di cui è stato capogruppo nella passata legislatura; l’altro ha avuto per protagonista Giancarlo Cancelleri, plenipotenziario del Movimento 5Stelle in Sicilia che è passato niente meno che con Forza Italia.
Dicevamo di Marcucci; il suo addio al Pd era quasi scontato dopo l’elezione alla segreteria di Elly Schlein e lo spostamento del partito su posizioni sempre più di sinistra radicale. “Non rinnovo la tessera del Pd per il 2023 – ha spiegato – Il partito di Elly Schlein, che comunque incontrerò, è troppo lontano dalle mie idee. Lavorerò, con inguaribile ottimismo, per raggiungere la federazione del Terzo polo. Aderirò a Libdem Europei per favorire l’obiettivo più razionale da raggiungere nel Terzo polo: una federazione. Italia Viva, Più Europa, Fioroni, Lde, se vorrà certamente Azione, possono costruire quella presenza liberale che in Italia nessuno rappresenta”.
Un approdo inevitabile per l’ex capogruppo dem, che pur non avendo seguito Renzi nell’avventura di Italia Viva ha comunque mantenuto sempre aperto il canale con l’ex premier, facendosi espressione nel partito delle posizioni più marcatamente centriste e favorevoli al dialogo e all’alleanza con il Terzo polo rispetto ai 5Stelle.
Meno prevedibile il percorso di Cancelleri, grillino della prima ora; che potesse lasciare i 5Stelle era nell’aria visto che con Conte i rapporti erano tutt’altro che idilliaci da tempo, ma che potesse approdare in Forza Italia era difficile da immaginare. Invece l’ex pentastellato spiega così la sua decisione: “Oggi c’è una famiglia di valori che mi può accogliere e che lo ha fatto nonostante io abbia espresso parole dure anche nei confronti di Schifani durante la campagna elettorale. Mi sono reso conto che probabilmente in passato ho fatto delle valutazioni errate e invece di continuare a fare degli errori ho cambiato”.
A questo punto viene da chiedersi: si tratta soltanto di disaffezione e delusione nei confronti dei partiti di provenienza? Davvero Marcucci ha lasciato il Pd perché da liberale non si trova più a casa nel partito di Elly Schlein? E Cancelleri ha sbattuto le porte in faccia ai 5S soltanto perché infuriato con Conte che non ha voluto sostenere la sua candidatura a sindaco di Catania?O c’è dell’altro?
Le due vicende sono ovviamente scollegate fra loro, ma unite da un’unica strategia di approdo: il centro moderato.
E allora mettendo insieme le vicende politiche delle ultime settimane, si scopre che pezzi apparentemente diversi fra loro alla fine potrebbero andare a comporre un unico grande puzzle.
Tutto è iniziato con la nomina di Matteo Renzi a direttore del quotidiano Il Riformista, decisione che ovviamente ha fatto molto discutere, considerando che nell’accettare l’incarico il leader di Italia Viva ha confermato l’intenzione di proseguire il suo percorso politico. E, seconda coincidenza molto curiosa, lo stesso Renzi ha scelto come direttore responsabile del Riformista, ovvero come suo braccio destro, il giornalista Andrea Ruggieri che nella passata legislatura è stato in Parlamento con Forza Italia in posizione molto critica rispetto al sovranismo di Salvini e della Meloni.
Ma non è finita qui, perché pochi giorni dopo è arrivata la notizia del ricovero di Silvio Berlusconi al San Raffaele in condizioni di salute molto serie ed improvvisamente è saltato in aria il Terzo polo, con la rottura fra Renzi e Calenda e la brusca interruzione del percorso di unificazione di Azione e Italia Viva in un unico soggetto politico.
Appare dunque evidente il tentativo di Renzi di rilanciare per l’ennesima volta l’opa su Forza Italia, ora che Berlusconi sembra sempre più impossibilitato a guidare personalmente il partito e soprattutto a mediare come ha fatto fino ad oggi fra le varie anime; quella governista che punta ad un rafforzamento dell’alleanza con Fratelli d’Italia e Lega, e quella più liberale che invece si sente a disagio in uno schieramento egemonizzato dalla Meloni e vorrebbe un partito più autonomo e meno schiacciato a destra.
Non ci vuole molto a capire che Renzi punta ad occupare lo spazio lasciato libero da Berlusconi e in qualche modo a prendersi Forza Italia, o quanto meno l’area liberale e critica con la conduzione del governo, uscita fortemente ridimensionata dai recenti rimescolamenti interni decisi dallo stesso Berlusconi.
Quindi difficile non collegare anche gli ultimi divorzi politici, sicuramente scatenati da dinamiche politiche interne tanto al Pd quanto ai 5Stelle, anche e soprattutto a manovre “centriste” che puntano a scardinare un futuro bipolarismo fondato sull’alternativa Meloni-Schlein. Non va dimenticato poi che la Sicilia in questi anni è stata più volte il laboratorio di diversi esperimenti politici che hanno visto protagonista Forza Italia e che hanno messo più volte in difficoltà e in crisi l’alleanza di centrodestra.
Progetto ambizioso che però al momento appare difficilmente applicabile soprattutto per l’oggettiva difficoltà di individuare una leadership unitaria in una eventuale area di centro, una sorta di nuova Forza Italia; soprattutto perché manca un federatore come Berlusconi. Se ne è avuta prova con la crisi del Terzo polo e lo scontro fra Renzi e Calenda che è stato soprattutto uno scontro di leadership, con due leader costretti ad allearsi alle ultime elezioni per avere i numeri per entrare in Parlamento, ma che alla fine non si sono mai fidati l’uno dell’altro. Ed è stato subito evidente a Calenda come l’operazione del Riformista, sia stata in realtà una mossa di Renzi per rafforzare la sua leadership in vista delle elezioni europee e per il futuro. Una scelta quella di dirigere Il Riformista assunta in totale autonomia e senza alcuna consultazione con il principale alleato. E con l’arrivo di Ruggieri nella squadra redazionale renziana appare ancora più ovvio il tentativo di fare del quotidiano lo strumento per guidare il dopo-Berlusconi.
Vedremo se altri divorzi e nuovi matrimoni politici si concretizzeranno a breve; certo è che i movimenti degli ultimi giorni fanno riflettere e visti gli approdi tutto lascia presagire che il centro, elettoralmente ritenuto perdente, sarà l’area politica sempre più in movimento. Il primo banco di prova da questo punto di vista saranno le elezioni europee del giugno 2024, un tempo ancora troppo lungo per poter ipotizzare possibili scenari.

