Primo maggio, parla Rizzo (PC): “In Francia si lotta e da noi si canta”

mercoledì, 3 Maggio 2023
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Marco Rizzo leader del Partito Comunista, formazione che fa parte del movimento Democrazia Sovrana Popolare che ha esordito ufficialmente alle elezioni politiche del 25 settembre scorso e che sta proseguendo il suo percorso politico, va giù duro sulle celebrazioni del primo maggio.

In occasione della Festa del Lavoro abbiamo visto andare in scena il primo maggio del governo, con il Consiglio dei Ministri e le misure adottate, e quello dei sindacati e delle opposizioni contro la destra e le politiche dell’esecutivo Meloni giudicate insufficienti ed inutili. Lei cosa pensa?

“Il primo maggio del governo non ha prodotto nulla di nuovo sotto il sole. I lavoratori continuano a non contare niente, nelle misure adottate dall’esecutivo non c’è nulla di positivo. Il cuneo fiscale mi sembra un’autentica presa in giro. Si tratta di pochissimi soldi spalmati e pure temporanei. Servirebbero invece riforme strutturali e serie sul fronte del lavoro e sui salari. Il vero tema dovrebbe essere quello del salario minimo che invece non viene minimamente trattato, perché alla fine anche il sindacato concertativo ha tutto l’interesse a non avere una legge, in modo da poter continuare con contratti indecenti”.

L’hanno convinta i segretari di Cgil-Cisl-Uil riuniti a Potenza?

“Ho visto soltanto una pontomima. Tanto per cambiare hanno fatto finta di indignarsi, per giunta sul nulla come dimostra la polemica per la convocazione all’ultimo minuto da parte del governo. Ma cosa pretendono questi signori? Sono almeno trent’anni che la concertazione non fa che produrre nuova precarizzazione, privatizzazioni, azzeramento dei diritti. Non hanno più nemmeno le armi per combattere e basta guardare quello che sta avvenendo in Francia per averne la prova più evidente”.

Sta dicendo che dovrebbero prendere esempio dai francesi?

“In Francia ci sono un sindacato e un sindacalismo veri, neanche lontanamente paragonabili alla situazione italiana. Qui in Italia la Cgil pensa a fare il concertone per parlare di gender, diritti Lgbt e altre amenità, mentre a Parigi l’omologo francese, la CGT, invita e organizza i suoi lavoratori del settore elettrico a ridurre della metà le tariffe per le panetterie, gli artigiani, le piccole imprese; ordina il riallaccio nei quartieri popolari delle utenze staccate a chi è impossibilitato a pagare; organizza una mobilitazione massiccia ogni giorno contro un governo che innalza da 62 a 64 anni l’età pensionabile. Qui da noi i sindacati concertativi non hanno fatto niente e le pensioni le abbiamo addirittura a 67 anni. Credo proprio che i segretari dovrebbero farsi un viaggetto a Parigi per vedere come si fa davvero attività sindacale. Noi abbiamo una categoria, quella degli invalidi civili che è letteralmente vessata, basti pensare che chi ha un’invalidità fra il 74 e il 99% continua a percepire meno di 300 euro, mentre quelli al 100% guadagnano una cifra intorno ai 600 euro a patto che non superino il cumulo, altrimenti scendono pure loro a 300. Non sono stati previsti neanche 50 centesimi in più per queste persone”.

C’è una data precisa nella storia italiana in cui si è persa la cultura della lotta sindacale?

“Da noi c’è stato il tradimento del più forte movimento operaio d’Europa. Avevamo lo stato sociale migliore e oggi non abbiamo più niente. Il tradimento si è consumato all’interno del movimento operaio quando si è scelta la strada della concertazione per i gruppi dirigenti abbandonando la rappresentanza dei lavoratori. Un processo che è avvenuto gradualmente, a foglia di carciofo, un poco alla volta, come la rana messa nell’acqua tiepida a bollire. Se dovessi indicare una data storica, direi che tutto è iniziato con la cosiddetta linea dell’Eur promossa da Luciano Lama nel febbraio del 1978. Lama, segretario generale della Cgil, era addirittura favorevole al taglio della scala mobile mentre il Partito Comunista proponeva il referendum per scongiurarlo. Da quel momento avviene la trasformazione del sindacato da forza di lotta a forza moderata e concertativa che si fa carico della gestione dello Stato”.

Così siamo passati da un primo maggio di lotta ad un primo maggio di sballo e divertimento con il concertone?

“Il primo maggio è diventato una sorta di manifesto di Sanremo dove si canta e si parla di tutto tranne che di diritti dei lavoratori”.

La segretaria del Pd Elly Schlein ha scelto di andare a Portella della Ginestra dove si verificò l’eccidio dei lavoratori ad opera della mafia del bandito Giuliano. E’ stata una scelta condivisibile?

“Mi è sembrata completamente fuori luogo. Stiamo parlando di una leader politica che si definisce di sinistra e che esordisce rilasciando la prima intervista importante ad uno svizzero come lei, Carlo De Benedetti, un padrone che ha socializzato le perdite e privatizzato i profitti; la seconda invece a Vogue raccontando di avere una consulente che paga 300 euro l’ora per farsi dire il colore del vestito da indossare. Cosa c’entri tutto questo con i diritti del popolo ce lo dovrebbe spiegare”.

In compenso il leader del Movimento 5Stelle Giuseppe Conte ha rilanciato sulla difesa del reddito di cittadinanza e sul No all’invio di armi. E’ più credibile lui come leader di sinistra?

“Conte lo aspettiamo a firmare il referendum ‘ripudia la guerra ‘ e vediamo se si mobiliterà per questo. Fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e qui le chiacchiere non contano, servono i fatti. Il leader 5Stelle se è davvero convinto di fermare questa guerra venga a sostenere come noi il referendum, altrimenti non sarà credibile”.

 

 

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