Alla fine ChatGPT è tornato disponibile in Italia, portandosi appresso decine di domande irrisolte sulla futura convivenza dell’umanità con le intelligenze artificiali (a questo proposito vi invitiamo a leggere la riflessione del nostro direttore). Noi, più prosaicamente, visto che siamo un giornale ci domandiamo; ChatGPT è una minaccia per il giornalismo?
Per rispondere provate a fare un piccolo esperimento; andate sul sito e chiedetegli quali sono i principali fatti del giorno. Vi risponderà con un bell’elenco puntato di brevi notizie che, in pochi minuti, vi dicono tutto l’essenziale che c’è da sapere. Peccato solo che suonino stranamente vecchie: si parla di aggiornamenti delle vittime del Covid, piani per una graduale riapertura delle attività e il rischio di annullamento dei giochi olimpici invernali in Cina. Il motivo è che, come l’assistente virtuale è prontissimo a confessarvi se glielo chiedete, nonostante la sua carica innovativa ChatGPT vive nel passato. Ci spiega di essere stato “addestrato su un vasto corpus di testo che risale fino al 6 maggio 2021”.
Tutto bene dunque? Mica tanto, perché ChatGPT vi sta mentendo, in realtà è aggiornato ben oltre quella data. Per averne la prova basta chiedergli informazioni sulla guerra in Ucraina, iniziata nel febbraio 2022: il cervellone non dovrebbe saperne niente, invece quando gli domandiamo cosa ci sa dire del conflitto ci risponde diligentemente che “L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia è un evento che ha iniziato ad avere luogo nel febbraio 2022, quando le forze armate russe hanno invaso l’Ucraina a seguito di una lunga tensione tra i due paesi. Questo conflitto è il culmine di una serie di dispute che risalgono al 2014, quando la Crimea fu annessa alla Russia”. E prosegue ancora a lungo. Quando gli chiediamo come mai conosce questi fatti, che dovrebbero essergli del tutto ignoti, ci risponde in maniera improvvisamente confusa, spiegando di “essersi spiegato male, di non avere alcuna conoscenza di un’invasione avvenuta durante o dopo il settembre del 2021, in quanto si troverebbe al di fuori della sua “conoscenza cutoff” del 2021.
Un secondo tentativo, riguardo il mondiale del 2022, finisce più o meno allo stesso modo: prima ChatGPT nega di sapere che è stato disputato, poi dice che ha vinto il Brasile, quindi ammette che la coppa l’ha portata a casa l’Argentina.
Ecco, se l’intelligenza artificiale vuole imitare in tutto e per tutto la nostra, non c’è dubbio che ChatGPT sta imparando a fare una delle cose più raffinate mai concepite dalla mente umana: dire le bugie.
Peccato che dire cose non vere sia il requisito indispensabile per diffondere le fake news, il vero flagello che si è abbattuto in questi anni sul mondo del giornalismo. I programmatori di ChatGPT e di tutte le intelligenze artificiali hanno insomma una responsabilità enorme riguardo il futuro dell’informazione, che secondo esperti e analisti sarà sempre più in mano agli assistenti virtuali. Come spiegato questa settimana dall’Economist, già oggi numerose aziende editoriali usano le intelligenze artificiali per velocizzare il lavoro dei giornalisti nelle attività più noiose e ripetitive, ma se il progresso continuerà in breve potrebbero sostituirli del tutto.
Certo, quando gliel’abbiamo chiesto ChatGPT ci ha rassicurato; ha spiegato che può “essere di supporto a chi cerca informazioni e vuole approfondire le notizie, ma non posso sostituire completamente il lavoro di un giornalista professionista”.
Ma abbiamo anche scoperto che sa mentire, quindi sarà bene stare all’erta…



