Elly chi? In Emilia le attenzioni sono tutte per Giorgia

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Ufficialmente la linea è quella della responsabilità e della cooperazione col governo. Niente polemiche, niente attacchi, massima disponibilità a lavorare insieme per risolvere le questioni più urgenti per far uscire l’Emilia-Romagna dall’emergenza alluvioni.

Ma in realtà il basso profilo deciso di Elly Schlein è prima di tutto difensivo; l’obiettivo è far dimenticare che fino a pochi mesi fa la segretaria del Pd era la vicepresidente della Regione e dal 2020 al 2022 ha avuto la delega alla prevenzione e all’adattamento ai cambiamenti climatici, e si faceva intervistare da Repubblica parlando dell’Italia come di un “Paese che non ha ancora fatto i conti con la fragilità dal punto di vista idrogeologico e sismico”. Certo la quantità di acqua caduta è stata enorme, ma di fronte a 22 corsi d’acqua su 23 esondati non c’è dubbio che sarà la leader dei democratici a dover spiegare cosa ha fatto in quei due anni.

Il guaio è che dovendosi far notare il meno possibile il Pd non ha potuto fare altro che assistere impotente alla grande iniziativa mediatica della Meloni, che è tornata in anticipo dal G7 annunciando la sua decisione con un accorato “La mia coscienza mi impone di tornare”, per farsi poi riprendere dalle telecamere mentre accarezza bambini, conforta anziani, stringe le mani ai soccorritori e si infradicia le scarpe in mezzo all’acqua. Un trionfo coronato dalla decisione di ricevere oggi a Roma proprio il presidente Bonaccini, i sindaci dei comuni alluvionati e pure i rappresentanti delle principali categorie economiche. Un vero e proprio meeting con tanto di titolo, “Emergenza Emilia-Romagna”, dal quale la premier è uscita trionfante e con una dichiarazione trasudante ottimismo e buoni sentimenti: “In questa fase, sia da parte delle categorie produttive sia da parte dei sindacati, e anche dai livelli istituzionali è arrivato un bel segnale, la collaborazione tipica di chi sa che in queste situazioni si guarda insieme all’obiettivo, si fa con intelligenza, con determinazione e onestà reciproca. Così si possono fare grandi cose”. Di fronte a tanto fair play Meloni avrebbe avuto buon gioco a sottolineare l’impreparazione della Regione nel prevenire gli eventi climatici estremi, ma ha evitato ogni polemica. Bonaccini invece ha tentato una goffa difesa prendendosela addirittura coi governi DC, lamentandosi del fatto che che “Questo paese dal dopoguerra ha investito tanto in emergenza e molto poco in prevenzione e noi abbiamo bisogno di un piano nazionale, non solo regionale, di risorse da attivare”.

Nessun commento al fatto che tra il 2015 e il 2022 l’Emilia-Romagna avrebbe ricevuto oltre 190 milioni per costruire 23 bacini di contenimento che servono ad assorbire l’acqua in eccesso evitando le esondazioni dei corsi d’acqua, ma a oggi ne risultano funzionanti solo 12. È ovvio che in questa fase c’è da dedicarsi anima e corpo ai lavori più urgenti, quelli che consentiranno di nuovo alle persone di spostarsi e andare a lavorare in sicurezza, ma il tema di eventuali impreparazioni della Regione andrà affrontato.

Prima di allora la Meloni è comunque sicura di aver solo da guadagnare: va a suo merito che non stia cercando di lucrarci. Non l’avrebbe fatto sulla pelle del Pd, ma dei cittadini in difficoltà.

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