Femminicidi, i presidi: «La scuola farà la sua parte»

domenica, 11 Giugno 2023
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femminicidio

Secondo l’ultimo rapporto della Direzione centrale della polizia criminale, tra il primo gennaio e il 28 maggio 2023 sono stati registrati già 129 omicidi, con 45 vittime donne, di cui 37 uccise in ambito familiare o relazionale; di queste, 22 hanno trovato la morte per mano del compagno o dell’ex partner. E il fatto che rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso i cosiddetti femminicidi siano diminuiti del dieci per cento non costituisce un dato di cui gioire. La violenza sulle donne resta una drammatica emergenza italiana.   

«I ripetuti e, purtroppo, costanti casi rendono urgente la necessità di prendere misure e provvedimenti per porre un argine all’emergenza femminicidi in Italia – riflette Attilio Fratta, presidente nazionale del sindacato dei presidi,  DirigentiScuola – sono utili i contributi che provengono dagli inasprimenti delle norme penali, come deciso ad esempio dal Governo, dagli osservatori contro la violenza sulle donne e dai tavoli interministeriali competenti, tuttavia sono urgenti misure ulteriori e tali ulteriori misure tirano in ballo, da più parti, la scuola».

Secondo Fratta i dirigenti scolastici sono ogni giorno impegnati, con il dialogo e il confronto con l’intera comunità scolastica, a promuovere iniziative concrete, ma è necessario un cambio di passo. «È necessario coinvolgere maggiormente il mondo della scuola che deve e può svolgere un lavoro profondo di educazione, formazione verso gli studenti, ma anche verso i genitori stessi, attraverso la lotta agli stereotipi di genere. Apprezziamo le proposte che prevedono la presenza di uno psicologo o di uno psicopedagogista, che sarebbe la figura migliore per operare all’interno delle scuole e “prendere in carico” gli stati emotivi di allievi e insegnanti».

La figura dell’esperto andrebbe ad aggiungersi e a collocarsi all’interno di tanti altri interventi educativi che le scuole italiane promuovono da tempo come l’introduzione del curricolo sulle competenze socio-emotive, già obbligatorio in molti contesti europei. «Sulla scorta del disegno di legge 2782/2022 inerente al progetto sperimentale sull’educazione all’intelligenza emotiva nelle scuole di ogni ordine e grado,  molti istituti scolastici – aggiunge Fratta – hanno avviato l’insegnamento delle competenze emotive nei programmi didattici, scandendo tali competenze in conoscenze e abilità attorno a nuclei tematici finalizzati a riconoscere e regolare  le proprie emozioni, comprendere i pensieri e i sentimenti degli altri, apprezzare il valore delle differenze umane, alla negoziazione dei conflitti, alla capacità di resistere alla pressione sociale, a valutare soluzioni etiche ai problemi, in modo da promuovere il proprio benessere e il benessere degli altri. Ricordiamo che l’insegnamento obbligatorio dell’educazione civica offre già spunti di apprendimento efficaci nella direzione della pari dignità sociale e dell’uguaglianza, pur nelle differenze e nella diversità».

La scuola 4.0 dei fondi Pnrr ridisegna, inoltre, un percorso educativo inclusivo, atto a promuovere pensiero critico e creativo, che condurrà la persona ad autodeterminare razionalmente i propri progetti di vita.  La formazione specifica del personale docente, senza riduzioni o semplificazioni, costituirebbe la prospettiva consapevole di nuove prassi didattiche.

«L’educazione all’alterità – conclude il presidente di DirigentiScuola – è sicuramente la nuova sfida sociale che la scuola deve abbracciare e portare a compimento con interventi mirati, incisi, permanenti nella prospettiva di uno Stato democratico dove sia rispettata la libertà di ciascuno e la giustizia di tutti. Come dirigenti scolastici siamo pronti a dare il nostro contributo. Governo e parlamento prendano iniziativa, si promuovano tavoli tra mondo della scuola, le forze ordine, le pari opportunità, il mondo del lavoro e delle associazioni femminili dove sia fondato un nuovo senso di “comunità etica” sottratta alle ideologie del momento che hanno rivelato, da sempre, il loro fiato corto».

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