Flavia Franzoni. Perché nessuno fa mai la madre di tutte le domande?

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Ci uniamo al dolore della famiglia Prodi, a quello del marito Romano, per la prematura scomparsa di Flavia Franzoni.

Come noto, la professoressa era una donna riservata, di grande classe e cultura; ha saputo accompagnare per 50 anni in modo sobrio il marito anche quando ha svolto il suo compito di premier. Una “first lady” discreta e solida.
Le cronache parlano di una morte “improvvisa”, forse a causa di un malore, mentre era in viaggio col marito lungo un sentiero francescano (direzione Assisi), insieme ad alcuni amici, tra cui l’ex ministro Arturo Parisi.

Questo particolare mi ha spinto a una riflessione che non vuole assolutamente insinuare congetture, complotti, ingenerare psicosi, partorire analisi fuori luogo, pure indelicate nel momento in cui scrivo. Credo nei competenti, purché non si trasformino in caste autoreferenziali e interessate.

Ma una cosa va detta: perché nessuno si fa mai e fa la madre di tutte le domande? Era vaccinata? Lo dico francamente: da vaccinato sono preoccupato. Sono mesi e mesi che la rete (pur con l’obbligato e doveroso beneficio di inventario) registra un numero impressionante di persone che stramazzano al suolo “improvvisamente”.
Tanti, troppi giovani che stavano bene, senza patologie; atleti, uomini e donne di ogni età. Solo bugie, fake news?
Sicuramente le cause di tali malori potrebbero essere molteplici. Non bisogna generalizzare o semplificare. Ma l’ordine di scuderia è evidente: guai ad accostarli al vaccino. Vaccino come idolo, tabù, pregiudizio, dogma.

L’argomento non va trattato, nemmeno pensato. Come mai? Eppure chi ha a cuore il destino della società deve interrogarsi a 360 gradi. Si ha paura di mettere in discussione la gestione “etico-sanitaria” della campagna vaccinista? Si ha paura di smentire la frase pronunciata enfaticamente da Draghi “chi non si vaccina muore”?

E come se non bastasse, il mondo ufficiale scientifico ribadisce a mo’ di mantra il medesimo teorema che sa di copertura ideologica: “Le morti improvvise ci sono sempre state”, fornendo numeri e dati, “decessi anche prima del Covid”. E se proprio si deve mettere in relazione le morti post-vaccino, “dipende dal Covid residuale nel nostro organismo e non dal vaccino”. E il residuo del vaccino, è un elemento trascurabile? Ai posteri l’ardua sentenza.

Tornando alla cronaca, la magistratura e la politica hanno messo in campo due iniziative, un’inchiesta conclusa (ad opera della procura di Bergamo), legata al fatto che capi di governo e tecnici dovevano intervenire varando la zona rossa prima della pandemia (accuse oggi archiviate), e una commissione parlamentare d’inchiesta, promossa da Fdi e dalla maggioranza, dalla ragione sociale e la mission diametralmente opposte, come spirito e motivazioni, mirata ad accertare “l’efficacia del piano vaccinale predisposto, la trasparenza sugli acquisti delle dosi”, “l’approfondimento e la regolarità degli acquisti delle mascherine”, e soprattutto “l’incidenza degli eventi avversi e la chiarezza su sindromi post-vacciniche denunciate”.
Ma le esperienze passate insegnano: il rischio di insabbiamenti, deviazioni, posticipi, nulla di fatto, o strumentalizzazioni per mere dinamiche politiche nel gioco tra destra e sinistra, è sempre alto.

Quello che non deve capitare, è che la verità si conosca (forse) tra 30 anni, quando sarà troppo tardi, quando sarà inutile. Esattamente come la verità sui rapporti e i patti Stato-mafia, il caso Emanuela Orlandi, le stragi di Stato, Ustica, i pupari della strategia della tensione, la guerra fredda, tanto per citare alcuni argomenti scottanti bloccati a lungo nella melma paludosa dei segreti inconfessabili.

Adesso è importante sapere, conoscere, approfondire. Dopo la verità o la sua parodia sarà consegnata al massimo a qualche trasmissione di approfondimento serio, alla Report o stile-Purgatori. Ma sarà ininfluente. Al massimo riempirà qualche libro di storia.

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