L’abbiamo detto e scritto fino alla nausea. La destra di governo sbaglia quando subisce l’agenda culturale della sinistra, resuscitando ed eternando quel complesso storico di inferiorità che spesso la paralizza e alimenta soltanto la pretesa da parte del Pd, dei grillini, dei Verdi e della Sinistra tosta (più intellettuali e giornaloni schierati), di incarnare il bene, l’etica, la morale, l’umanità, il progresso, la democrazia, la Costituzione.
Invece fa bene quando “fa la destra”, quando impone la sua narrazione, le sue proposte, le sue ricette, la sua idea di società, di economia, famiglia, giustizia, fisco, Stato.
Come fa bene l’opposizione a denunciare, a proporre idee alternative.
Una prova di tale assunto? I temi relativi alla prima prova di maturità di quest’anno. Un segnale tangibile, non effimero, della presenza “pedagogica” del governo Meloni nelle istituzioni.
E l’indignazione, la protesta, il fastidio, espressi dalla sinistra, specialmente mediatica, hanno unicamente dimostrato che Palazzo Chigi e il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Valditara, hanno colpito nel segno.
Il mainstream (adulti e ragazzi) si aspettava argomenti alla moda, tipo i diritti civili, l’ambientalismo, la transizione energetica, il cambiamento climatico, i migranti: sono rimasti delusi. O mores o tempora. Ciò vuol dire ed è legittimo ribadirlo, che si tratta di sensibilità non obbligate e obbligatorie. E se gli elettori hanno scelto nelle recenti politiche e amministrative il centro-destra, sono addirittura minoritarie.
Gli studenti si sono beccati, infatti, Salvatore Quasimodo (argomento, il progresso scientifico e la responsabilità dell’uomo), Alberto Moravia (argomento, la critica al mondo borghese), Federico Chabot (argomento, la nazione a partire da Cavour a Mazzini), Piero Angela (argomento, creatività umana e corsa all’innovazione), Oriana Fallaci (argomento, incubo minaccia nucleare), la lettera aperta al ministro Bianchi (valore dello scritto alla maturità) e Marco Belpoliti (sull’attesa).
Temi classici (scandalo), reazionari, conservatori, omofobi, maschilisti, bianchi, passatisti, eterosessuali? Eppure si parla di progresso, di critica alla borghesia (Moravia è di destra?), del liberale Cavour e del repubblicano-sociale Mazzini (l’altro Risorgimento), di incubo nucleare (la Fallaci piace trasversalmente, a differenza delle Maraini, Murgia, Thunberg di turno, come scrive un divertito Francesco Specchia su Libero); si parla di incapacità di attesa (la traccia più gettonata), evidenziando i vulnus di un mondo moderno alle prese con l’uso compulsivo dei social, e di una esistenza concepita come realtà virtuale dove tutto si possiede, si conquista e butta in un nanosecondo (l’economia e la società del desiderio).
A meno che il tema della nazione in quanto tale non sia oggetto di scandalo. Ma come? L’Italia non è una nazione? Lo diciamo ai delusi delle tracce: visto che si richiamano alla Costituzione quando conviene e la ignorano quando conviene, il termine è assai esplicito e inflazionato (gli articoli 9, 16, 49, 87, 98, 120 della Carta).
Ai posteri l’ardua sentenza. Sinistra rimandata.



