Grecia, trionfo della destra di Mitsotakis. Tsipras travolto se ne va

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La destra ha trionfato anche in Grecia. Il partito conservatore di Nea Dimokratia guidato da Kyriakos Mitsotakis ha infatti ottenuto la maggioranza assoluta.

I greci hanno scelto la continuità rieleggendo il premier uscente che con oltre il 40 % ha potuto incassare 158 dei 300 seggi di cui è composto il Parlamento.

Il suo principale rivale politico, il partito di sinistra Syriza guidato da Alexis Tsipras, si è fermato sotto al 18% ottenendo solo 48 seggi. Seguono i socialisti del Pasok con l’11,85% dei voti e 32 scranni e i comunisti del Kke (7,69% e 20 seggi).

Grazie al voto di ieri Kyriakos Mitsotakis ha ottenuto un secondo mandato pieno che in pratica gli consentirà di governare da solo senza necessità di cercare alleanze in Parlamento. E’ stato premiato il lavoro che i conservatori hanno portato avanti in questi cinque anni e che ha permesso alla Grecia di poter tornare a crescere economicamente dopo gli anni bui della crisi finanziaria e le cure da cavallo imposte dall’Europa. E adesso, dopo aver riportato il Paese alla stabilità economica, il premier è pronto a proseguire con un pacchetto di riforme che a suo dire dovrebbero cambiare il volto della Grecia.

“Sento forte il mio dovere nei confronti del Paese – è stato il primo commento di Mitsotakis – sarò il premier di tutti i greci, le grandi riforme procederanno con rapidità”. Staremo a vedere, ma certo è che se nelle riforme il premier metterà lo stesso impegno dimostrato per risollevare l’economia, i risultati non dovrebbero deludere le aspettative. Soprattutto a giocare a favore di Mitsotakis in questi anni sono stati la determinazione e il decisionismo che hanno portato il premier a tirare dritto per la sua strada senza troppi condizionamenti, in base al principio che “la destra deve fare la destra” e quindi portare avanti, e soprattutto realizzare, le proprie politiche senza compromessi o moderazioni.

E adesso con la grande vittoria della destra anche ad Atene, si va ulteriormente potenziando il fronte dei conservatori europei in vista delle elezioni del 2024. La possibilità di un cambio di schieramento politico, con una futura alleanza fra Popolari, Conservatori e Liberali si fa ogni giorno più concreta, anche se fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e tanto nel fronte dei Popolari che dei Liberali ci sono in proposito delle divergenze. Ma alla fine saranno i numeri a parlare e quella che è evidente a tutti, è la crisi di una sinistra che in tutta Europa sta perdendo consensi e potere e che quindi si sta avviando ad un graduale declino anche alle prossime europee.

In Grecia può dirsi definitivamente finita l’era Tsipras, il principale leader della sinistra che dopo la pesante sconfitta di ieri ha annunciato di mollare la guida di Syriza. Tsipras è rimasto travolto dalle sue molteplici contraddizioni. Eletto a furor di popolo nei drammatici anni del default economico e dell’austerità, con un programma fortemente anti europeista e sovranista e promettendo il rifiuto di tutte le condizioni capestro imposte dalla Troika per il salvataggio di Atene, nonostante un mandato pieno dei greci tramite referendum a rifiutare il piano di rientro dal debito richiesto da Bruxelles, alla fine ha ceduto ai diktat e ha finito con il diventare il più fedele esecutore degli ordini europei, dando corso a quelle manovre “lacrime e sangue” che hanno devastato la Grecia. Negli ultimi tempi, sperando di tornare in sintonia con gli elettori, aveva cercato di rispolverare il radicalismo di sinistra annacquato quando stava al governo, e buttandosi a capofitto sulla difesa dei diritti Lgbt. Ma è stato tutto inutile, al punto che la sconfitta di ieri certifica chiaramente il suo fallimento politico e la necessità di una definitiva uscita di scena.

E pensare che negli anni rampanti in cui abbaiava contro Bruxelles era riuscito a diventare un punto di riferimento per tutte le sinistre europee, visto che proponeva un’idea di sinistra alternativa alla grande ubriacatura liberale e riformista portata avanti dalle formazioni socialdemocratiche, il Pd di Matteo Renzi in primis. Poi però ha finito per accomodarsi ai tavoli di Bruxelles, dopo aver silurato gli elementi più estremisti del suo governo come il comunista Varoufakis, e accettare i compiti a casa. La Merkel ha pure provato a dargli una mano lasciando credere che grazie a lui le condizioni erano state mitigate, ma i greci alle prese con la vita reale e con i tagli ai servizi hanno finito con il voltare le spalle al falso capopopolo che tante speranze, e illusioni, aveva acceso in loro.

Ora tocca a Mitsotakis mantenere fede agli impegni assunti con gli elettori e soprattutto fare in modo che la fiducia accordata con un così ampio consenso non venga delusa.

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