Maxxi. Sto con Sgarbi. La reazione alla cultura di sinistra è il politicamente scorretto

mercoledì, 5 Luglio 2023
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Sto con Vittorio Sgarbi. E non perché gradisca la volgarità o le frasi sessiste come forma di comunicazione; anzi, al contrario, per formazione appartengo culturalmente a chi mette al primo posto la capacità di incarnare e rappresentare la cultura di governo, l’interesse generale e le istituzioni, quando ovviamente si ha un incarico pubblico.

Ho sempre parteggiato per il “senso monarchico” dei prìncipi e re inglesi e non solo, patrie viventi, quotidianamente al servizio della nazione, rispetto all’interpretazione americana dello Stato, basata sull’individualismo emotivo e politico.
Ad esempio, tra Willliam ed Harry, completamente contagiato e condizionato psicologicamente dalla moglie Megan, sto naturalmente col primo. Li divide una scuola di pensiero inconciliabile e incompatibile: lo scontro tra l’impersonalismo della Tradizione, dove l’uomo si annulla nel servizio oggettivo e il primato dell’io che si fa regola, orientando la missione a seconda delle proprie pulsioni e convinzioni.
E ho sempre visto con fastidio le risse da ballatoio degli attuali panel tv, con conduttori ridotti a showman e ospiti che si beccano come galline davanti al mangime, dove la qualità è un’eccezione rara e tutti diventano degli “spot-man” che devono urlare per far passare due concetti degni di nota, oltre lo spartito e il copione assegnati dagli autori.

Ma sulla vicenda Sgarbi non c’è partita. Il tema è un altro. Si parla tanto della cultura di destra antagonista alla cultura della sinistra, che per decenni è stata egemone in Italia, occupando università, case editrici, media e spettacolo.
Una cultura nobile, quella di destra, con tanti nomi importanti, anche se non di successo per il mainstream e il Palazzo odierni, che si è identificata e rifugiata per ragioni ovvie in una sorta di ghetto dorato. E che ora, col governo Meloni, dalla Rai in poi, è chiamata ad uscire allo scoperto. La domanda è: cosa dice, cosa dirà, cosa offrirà di diverso e di alternativo rispetto alla sinistra?
Camminerà unicamente su quelle poche gambe e teste autoreferenziali e autocentrate che girano per i media o scrivono libri?

Non basta dire che la destra si richiama a Prezzolini, Gentile, Dante. Non basta citare Thibon (che conoscono in pochi), come ha fatto la premier intervenendo alla Giornata Mondiale contro le droghe, per dimostrare di essere acculturata.
Bisogna produrre idee nuove.

Finora l’unica postura in grado di avversare la sinistra non è stata la controcultura di destra, ma il politicamente scorretto, l’intellettuale anarchico, irregolare, trasgressivo, spesso maleducato, “cattivista”, tanto per rompere il paradigma buonista, inclusivo, globalista, radical e liberal.
E’ la vicenda che ha accompagnato i percorsi artistici dei vari Guareschi, Longanesi, fino a Flaiano, Gervaso, Montanelli, Feltri.

Chi sono infatti, oggi quelli che eccellono dall’“altra parte”? I Cruciani, col loro lessico anti e politicamente scorretto, volgarmente empirico e pratico, dissacrante, anti-ideologico.
Più il sistema tenta di imporre una comunicazione disinfettata, astratta, moralista senza morale, bigotta e puritana senza religione (data l’irreversibile secolarizzazione della società), addirittura azzerando il passato letto con lenti del presente (la cancel culture), più la reazione è e dovrà essere becera, dirompente, traumatica, delegittimante.

In questo clima si inserisce perfettamente Sgarbi. Che del resto al Maxxi ha raccontato a modo suo la vicenda del cancro che lo ha colpito, e che lo ha costretto a passare dal “mito del fallo” all’ansia della prostata, altro organo che colpisce chi raggiunge una certa età.
E i soloni e i guru del progressismo laicista si sono indignati. Loro che applaudivano alle scorrettezze dotte e illuminate di Pasolini, alle poesie e scritti di Moravia o alle parolacce di Dario Bellezza. Ma quelle frasi, quelle parolacce, quelle argomentazioni andavano bene: erano proletarie e anti-borghesi.
Ecco, Sgarbi è un borghese “anti-borghese” contemporaneo.

In nome di quale pagella moralista va condannato? Il fatto che sia sottosegretario? O censurato ad opera dei disinfettati della sinistra ufficiale che con la loro neo-lingua considerano la donna che presta il proprio corpo per gli interessi di pochi ricchi gay che pretendono di essere genitori (con l’utero in affitto) “madre sociale e solidale”, o l’aborto “maternità responsabile”, o la pedofilia “amore intergenerazionale”, Satana “diversamente buono”, o i positivi ai test sulla droga e responsabili di omicidi stradali, “non negativi” o l’eutanasia “fine vita” e non morte?
Oppure, censurato ad opera dei protagonisti delle sceneggiate che si consumano nella piazza Lgbtq, e che ricordano le processioni pagane di Eliogabalo, imperatore romano del 221 dopo Cristo, transessuale, dissoluto, noto per aver guidato il corteo dedicato al Dio sole, con un fallo gigante di 20 metri?
Correndo tanto verso il progresso, la sinistra col suo moralismo di facciata, ed Eliogabalo nella sostanza (il mantra dei diritti civili della Schlein), ci ha fatti tornare al 220 dopo Cristo. E pertanto, il Medioevo è più avanti.

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