Allarme femminicidi, 5 in una settimana. Bruzzone: “Come scoprire un narcisista”

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Dal primo gennaio al 23 luglio 2023 sono stati registrati 184 omicidi, con 65 vittime donne, di cui 52 uccise in ambito familiare o affettivo. Di queste, 31 hanno trovato la morte per mano del partner o dell’ex. È quanto emerge dall’ultimo report del Viminale. Ma aggiungendo al dossier i numeri dell’ultima settimana il totale dei femminicidi è di 70: cinque in sei giorni. Un bollettino sconcertante. Ne abbiamo parlato con la criminologa Roberta Bruzzone.

Ha letto l’ultimo report del Viminale sui femminicidi? Che dire?

“Che il bilancio è pesantissimo e mi pare che vada peggiorando. Purtroppo non sono molto ottimista soprattutto perché c’è un problema oggettivo di basi culturali e una preoccupante sottovalutazione dei disturbi mentali, con conseguente incapacità di individuare i tratti di personalità distorte che sono le cause principali dei femminicidi”.

In che senso?

“Nel senso che nella stragrande maggioranza dei casi ci troviamo di fronte a soggetti narcisisti patologici i cui comportamenti sono stati a lungo sottovalutati. Iniziando dai genitori, che non sono stati capaci di comprendere alcuni segnali evidenti che nei narcisisti solitamente si manifestano già da piccoli”.

Tipo?

“Un ragazzino che si mostra estremamente possessivo verso il compagnuccio di scuola o l’amichetta del cuore, che vuole stiano sempre e solo con loro e si mostra aggressivo con chi osa avvicinarli, dimostra un evidente disturbo della personalità che andrebbe corretto. Invece di fronte a situazioni di questo genere molti genitori sono portati a far finta di nulla e a minimizzare tutto. Poi questi soggetti crescono e diventano pericolosi perché se certe patologie non si correggono subito poi sviluppano e degenerano diventando tossiche”.

Perché tante donne rimangono facilmente vittime dei narcisisti?

“Il narcisista è un abile manipolatore, riesce a nascondere molto bene la vera indole, si presenta come l’uomo più gentile, affettuoso e amabile del mondo. Le vittime poi molto spesso sono portate a considerare certi comportamenti ossessivamente possessivi come un segnale positivo, la prova di un vero amore, e questo è il più grande errore che possono commettere, perché anche la gelosia va letta con le lenti giuste. Le donne devono capire che non c’è vero amore in una relazione con un soggetto possessivo, perché amare significa donare amore all’altra ed essere pronti anche ad accettare un rifiuto o l’eventualità stessa di essere lasciati. Per il narcisista invece qualsiasi rifiuto è vissuto come un oltraggio al proprio ego smisurato ed è quindi un qualcosa di inaccettabile”.

Che deve fare quindi una donna che si trova di fronte un fidanzato che dà dimostrazione di essere narcisista?

“Deve allontanarlo immediatamente e deve chiedere aiuto, deve troncare la relazione e non restare vittima della sua abilità manipolatoria, deve evitare di farsi persuadere a continuare la storia. Purtroppo sempre più donne cadono nella trappola e finiscono con il convincersi che il non accettare rifiuti o mostrarsi possessivi è comunque una forma di amore. E non si rendono invece conto di essere entrare in un tunnel da cui uscire può diventare molto pericoloso come è accaduto nella maggioranza dei casi, specie quando si convincono anche a fare figli con il loro perverso manipolatore, fatto questo che rende di fatto impossibile recidere definitivamente il legame. E’ triste sentire dire che spesso le vittime, pur avendo avuto tutte le prove possibili ed immaginabili del disturbo della personalità dell’ex fidanzato o compagno, hanno continuato a frequentarlo, addirittura presentandosi al fatidico ultimo appuntamento convinte di chiudere bonariamente una relazione. Ma come detto il narcisista non può accettare di essere rifiutato”.

Nelle ultime ore c’è chi ha messo in evidenza come le nuove norme introdotte con il codice rosso non stiano dando i frutti sperati. L’infermiera uccisa in Trentino a colpi di accetta da un vicino, secondo quanto riferito dai suoi legali pare avesse già denunciato l’uomo per precedenti aggressioni chiedendo l’attivazione delle misure di protezione previste proprio dal codice rosso. Quindi?

“Il codice rosso ha funzionato in molti casi ma in altri purtroppo no, di questo dobbiamo essere consapevoli. C’è ancora tanto lavoro da fare da questo punto di vista. Ciò che è carente da noi non è la normativa, perché le leggi ci sono e se applicate correttamente sarebbero anche efficaci. C’è però un evidente carenza di formazione da parte degli operatori della sicurezza. Nelle questure delle grandi città il personale è ben addestrato a gestire certe situazioni, ma se ci si sposta nei piccoli centri si scopre invece una realtà del tutto diversa e molto preoccupante. A me è capitato spesso di ascoltare le vittime di stalking riferire di essersi presentate presso la caserma del paese e di non aver potuto presentare le denunce perchè il personale addetto non sapeva come procedere. Oppure è accaduto che le denunce sono state raccolte in modo sbagliato e quindi sono rimaste lettera morta. E tenga conto che è proprio nei piccoli centri che si verificano con maggiore frequenza queste situazioni. Serve quindi una formazione più incisiva e capillare perché soltanto così potremo sperare che gli strumenti normativi di cui disponiamo, e che sono fra i più efficaci, possano funzionare davvero e dare risultati”.

 

1 Comment

  1. Condivido in pieno le considerazioni della Dott.ssa, nonché psicologa Roberta Bruzzone. La considero davvero INSUPERABILE, come criminologa, pur essendoci molta concorrenza, soprattutto femminile.

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