Strage di Bologna. I tanti, troppi veri depistaggi. Chi ha paura della desecretazione degli atti?

venerdì, 4 Agosto 2023
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Ogni volta che si commemora la strage di Bologna viene alla luce il meglio e il peggio della società e della politica nazionale.

Il meglio, ossia la voglia e il desiderio legittimo da parte dei famigliari delle vittime e non solo, di far luce su quell’attentato che resta di fatto, oltre le sentenze, un mistero.
Il peggio, le strumentalizzazioni politiche, l’uso ideologico del passato per strategie politiche presenti e investimenti elettorali futuri.
La prova provata l’abbiamo, infatti, ogni anno, quando scatta la retorica della drammatica ricorrenza.
A 43 anni ci sono ancora, vive e vegete, le opposte tifoserie in servizio permanente effettivo. Dal punto di vista giuridico, il terzo e il quarto processo sono attualmente in corso o attendono che la loro data venga fissata. Nel mucchio dei condannati, oltre alle sentenze passate in giudicato, insieme ai leader dei Nar Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, anche Luigi Ciavardini, Gilberto Cavallini e Paolo Bellini, tutti estremisti di destra.
E condannati per depistaggio, nomi noti, protagonisti delle pagine più buie della storia repubblicana: il capo della P2 Licio Gelli, il collaboratore del Sismi Francesco Pazienza e gli ufficiali del Sismi Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte.

La tesi è nota, come per le altre stragi (Piazza Fontana, Brescia etc): eversione nera, massoneria e complotti dei servizi deviati.

Interpretazione che urbi et orbi viene data per definitiva: il capo dello Stato Sergio Mattarella in testa: “L’Italia ha saputo respingere gli eversori assassini, i loro complici, i cinici registi occulti che coltivavano il disegno di far crescere la tensione e la paura. E’ servita la mobilitazione dell’opinione pubblica e l’impegno delle istituzioni. La matrice neo-fascista è stata accertata nei processi e sono venute alla luce coperture e ignobili depistaggi cui hanno partecipato associazioni segrete e agenti infedeli di apparati di Stato”.

Il presidente si è attenuto formalmente alla verità giuridica. Ma la verità storica?
Mambro e Fioravanti hanno sempre rivendicato le loro azioni terroristiche ed eversive. Tutte, meno Bologna. C’è una ragione?
E cosa c’è di vero nelle dichiarazioni di un altro presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che smentiscono Mattarella? Cioè, la bomba straniera come ritorsione-messaggio nei confronti del governo italiano?

Contestualizziamo: è da tenere in considerazione il fatto che, il 27 giugno 1980, da Bologna era partito l’aereo DC-9 Itavia volo IH870 per Palermo, che fu misteriosamente abbattuto al largo di Ustica provocando la morte di 81 persone. Per alcuni, esiste la possibilità che servizi segreti ben precisi (CIA e Mossad) avessero provocato la strage di Bologna al fine di mettere sotto pressione il governo italiano e il suo filoarabismo (lodo Moro), in quanto considerato ambiguo e controproducente per gli interessi atlantici. Tale filoarabismo dello Stato italiano avrebbe offerto protezione al colonnello Gheddafi nel presumibile attacco subito nei cieli di Ustica il 27 giugno di quella stessa estate.

Ciò spiegherebbe la copertura successiva e la deviazione delle indagini sulla strage da parte dello Stato italiano. Questa ipotesi deriva principalmente dalla tesi del terrorista «Carlos» e di alcuni suoi compagni di lotta. Dalla sua cella, a Parigi, «Carlos», presente a Bologna il giorno della strage, pseudonimo del terrorista filopalestinese Ilich Ramírez Sánchez, affermò che «la commissione Mitrokhin cercava di falsificare la storia» e che «a Bologna a colpire furono CIA e Mossad», con l’intento di punire e ammonire l’Italia per i suoi rapporti di fiducia reciproca con l’OLP, che si era segretamente impegnato a non colpire l’Italia in cambio di una certa protezione.
A questo punto perché si è insistito sulla pista nera? Perché dare per scontato un unico teorema accusatorio? I depistaggi non sono solo a senso unico, ma a 360 gradi.

Invece Mattarella ha confermato la matrice fascista. E guai a non citarla. La premier Giorgia Meloni ha subìto gli strali della sinistra solo per non aver menzionato la parola. Parlando unicamente“di colpo al cuore da parte del terrorismo”. Niente riferimenti espliciti all’eversione nera, come ha fatto invece, il presidente del Senato Ignazio La Russa.

Morale, il Pd ha assaltato la Meloni, compreso il rappresentante dell’associazione delle vittime Paolo Bolognesi. La Schlein ha tuonato da par suo: “A fianco dei famigliari delle vittime per ribadire che non accettiamo alcun tentativo di depistaggio ulteriore”.
Quindi, la Meloni rea di aver depistato la verità assoluta, unica, ipotizzando altre strade. Nessuno, ovviamente, ha elogiato la scelta di Palazzo Chigi di desecretare gli atti degli archivi segreti, ancora non pubblici.
Chi ha paura di questa desecretazione? Il centro-destra per non ammettere l’evidenza della matrice fascista, oppure la sinistra, nel timore che venga smontato il teorema antifascista?

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