L’Italia invecchia, le città di più. Per l’esattezza un quarto della popolazione urbana residente nelle aree metropolitane ha almeno 65 anni. Il dato emerge dal rapporto dell’Istat (“Gli anziani nelle città metropolitane”), che misura l’invecchiamento nei centri maggiormente urbanizzati e nei rispettivi circondari. In particolare, lo studio misura l’invecchiamento nelle città metropolitane e nei rispettivi contesti urbani costituiti dal comune capoluogo e dalle cinture urbane di primo e secondo livello. Inoltre, individua le caratteristiche socio-demografiche e le condizioni di vita degli anziani residenti in questi territori mediante un gruppo di indicatori demografici sulle famiglie unipersonali, sul livello di istruzione, sulla condizione professionale, sulle strutture in cui vivono, sul sistema pensionistico.
Genova la più anziana. La presenza degli anziani è più elevata nelle città del Nord, minore in quelle del Sud, a eccezione di Messina e Cagliari. Genova ha la maggiore quota di anziani quasi pari al 30 per cento, Napoli ha quella minore, intorno al 20. Fra i territori metropolitani, l’incremento della fascia “terza età” nell’arco dell’ultimo trentennio è stato maggiore a Cagliari (+15 punti percentuali), seguito da Bari, Torino e Venezia. Gli anziani residenti nelle 14 città metropolitane sono cinque milioni, più di un terzo del totale italiano, con una prevalenza della componente femminile: 56,6% donne e 43,4% uomini. Gli ultra65 vivono prevalentemente nei contesti più urbanizzati: il 45% nei comuni capoluogo, quasi un terzo distribuiti tra prima e seconda cintura urbana e il restante 24% nella corona più esterna dell’area. Quasi la metà degli ultra65 appartiene alla classe 65-74 anni, che oggi si potrebbero definire “giovani-anziani”, mentre trent’anni fa gli stessi rappresentavano il 59% della popolazione ultrasessantacinquenne. Ma ovviamente l’allungamento della vita media ha implicato l’aumento di quel segmento di popolazione dei più anziani (da 85 anni in su), che risultano quasi raddoppiati nel complesso delle città metropolitane (da 8,3% nel 1993 al 16% nel 2023, in linea con la media nazionale), con uno sbilanciamento di genere a favore delle donne in età molto avanzata.
Identikit. Chi sono gli anziani considerati nello studio dell’Istat? Per convenzione sono identificati nelle persone di 65 anni e più, anche se la corrispondenza con l’età anagrafica appare superata dai cambiamenti negli stili di vita, nella partecipazione attiva sociale e culturale, nel grado di autonomia e nelle migliorate condizioni di salute. Gli anziani, a partire dalla soglia convenzionale dei sessantacinque anni, si “estendono” da una prima fascia di “giovani-anziani” fino agli ultra ottantacinquenni, i “grandi-anziani”, gruppi di popolazione che vedono limitare le funzionalità psico-fisiche con l’incedere dell’età. La presenza degli anziani sempre più crescente e pervasiva nella società è considerata da tempo una questione da affrontare con rigore per gestire gli effetti sociali ed economici che condizionano il sistema previdenziale, la sanità, il sistema produttivo, l’invecchiamento della forza lavoro e la rete familiare, fonte di sostegno per questa fascia di popolazione.
Cento candeline. Anche i centenari sono in numero del tutto rispettabile: ben 7583 nelle città metropolitane, il 35% del totale italiano di cui l’82,4% è costituito da donne, valore record, così come a livello nazionale. Complessivamente questa fascia di popolazione è cresciuta in maniera consistente nell’ultimo trentennio, più di 7 volte rispetto al 1993, quando il contingente ammontava a 1.040 centenari. Le previsioni demografiche, sottolinea l’Istat, confermano come l’invecchiamento della popolazione proseguirà la sua tendenza evidente anche in molti paesi dell’Unione Europea. Nel 2031 l’importanza relativa della popolazione di 65 anni e oltre raggiungerà nelle città metropolitane il 27,3% della popolazione totale, un cittadino su quattro. L’incremento maggiore della quota di anziani si avrà nella città metropolitana “più giovane”, ossia Napoli (+19,5%). Al 31 dicembre 2021, conclude l’Istat, vivono in convivenza 10 anziani ogni 1.000 abitanti. Nelle città metropolitane, oltre la metà di loro è accolta presso strutture assistenziali specializzate (ospizi, case di riposo per adulti non autosufficienti) e il 36% nelle convivenze ecclesiastiche.



