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Inchiesta sulle strade della morte: quanti morti e come evitarle

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L’ambivalenza delle strade: una rapida via per lo spostamento a disposizione di tutti e la prima causa di morte nei giovani. Ma a cosa è dovuta la tragicità di questi dati? Quali sono le maggiori cause di incidenti alla guida? Dove si registra il maggior numero di incidenti? Come potremmo intervenire?

Tra le manovre più recenti in tale materia, la campagna di sensibilizzazione del 31 luglio 2023 di ANAS. Lo spot  “Guida e basta” individuerebbe la “distrazione” come principale causa di morte al volante. Molti sono però i comportamenti pericolosamente sbagliati da ricomprendere in tale definizione e che si susseguono nel filmato: l’utilizzo in movimento del cellulare, il raggiungimento di una velocità smisurata e il consumo di bevande alcoliche prima di mettersi al volante. Nulla è lasciato al caso nel video, nemmeno la giovane età dei protagonisti. Gli incidenti stradali sono difatti la maggiore ragione di decesso tra le persone dai 5 ai 29 anni.

A lasciarci col fiato sospeso, anche lo spot di Autostrade per l’Italia sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con l’emblematica frase: «Non torno a casa mamma, tra mezz’ora sarò vittima di un incidente stradale».

 

Analisi e confronto dei dati ISTAT del 2021 e del 2022.

Stando ai dati ISTAT 2021 sul tragico bollettino di guerra nelle strade italiane sarebbe di 207.603 il numero totale dei morti e dei feriti negli incidenti stradali nelle varie regioni d’Italia. Al Lazio il primato, con 23.336 incidenti.

Effettuando un’analisi dei dati ISTAT del 2022 sugli incidenti stradali, i morti al volante in Italia hanno registrato un incremento quasi del +10% rispetto all’anno precedente. In crescita anche il numero di feriti e di catastrofi su carreggiata, con un valore del +9% in crescita confrontato col 2021.

Adoperando il medesimo metodo di paragone tra i due anni, osserviamo l’aumento del numero delle vittime. 1.375 i piloti di autovetture (+15,4%), 781 i motociclisti (+12,4%), 70 i ciclomotoristi (+4,5%), 485  i pedoni (+3,2%).

Stabile il tasso d’incidenti in bicicletta, ma ad essere in aumento sono gli utenti infortunati tramite l’utilizzo di monopattini elettrici. Essendosi verificati più di duemila scontri in Italia, è opportuno sottolineare la necessità di  regole più rigide all’utilizzo di tali mezzi di locomozione, divenuti ormai un rischio per autovetture e pedoni.

Numero di morti tristemente in aumento anche nel complesso della UE27, dove si contano una cinquantina di vittime ogni milione di abitanti.

“Buone” notizie per l’Italia all’interno dei caduti stradali nell’Unione Europea; il nostro Paese dal 13esimo posto nella graduatoria del maggior numero di deceduti in tale ambito, slitterebbe al 19esimo.

 

Quali sono statisticamente i comportamenti errati più diffusi alla guida?

Tra gli atteggiamenti sbagliati più frequenti: la distrazione, la velocità troppo elevata ed il mancato rispetto della precedenza ad incroci e rotatorie. A queste tre ragioni sono attribuibili quasi il 40% degli incidenti, con una percentuale stabile nel corso del tempo.

Compresi nella prima voce anche i comportamenti imprudenti dovuti all’assunzione di sostanze alcoliche o stupefacenti, nonché all’utilizzo dei dispositivi elettronici alla guida.

 

Quali sono le strade più pericolose d’Italia? Dove si sono verificati più incidenti?

Stando a quanto emerge dal monitoraggio dell’ACI sugli incidenti stradali, il triste primato di strada più pericolosa d’Italia spetterebbe all’A24, l’ autostrada Roma-Teramo, con ben 10 incidenti al chilometro. Al secondo posto spicca la tangenziale nord di Milano, con 8,8 incidenti al km. A concludere l’agghiacciante top 3 è la diramazione Capodichino A1 in provincia di Napoli, con 8,1 incidenti al kilometro.

 

Cosa fare per ridurre i numeri delle “strade della morte”?

I dati parlano chiaro: troppi sono ancora gli incidenti stradali e le rispettive vittime. Cosa potremmo fare allora per ridurre o almeno tentare di contenere il danno provocato da questi scontri?

L’educazione e la battaglia alla disinformazione sono senza dubbio uno degli strumenti più immediati per giungere alle menti dei giovani, disastrosamente protagonisti dei fatti in questione. Che siano necessarie anche delle regole più stringenti? E’ colpa solo della distrazione in tutte le sue forme o anche di una regressione circa la guida? Qual è il confine tra una campagna di sensibilizzazione e di terrorismo psicologico al volante?

 

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