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Sbarra ha una possibilità irripetibile dopo aver smarcato Landini

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Cgil sempre più sola nella sua lotta per l’imposizione per legge di un salario minimo, perché il problema del lavoro povero «non si risolve con l’indicazione secca di una cifra sulla Gazzetta Ufficiale. È un’illusione». A dirlo non è stato un ministro di Giorgia Meloni ma Luigi Sbarra, intervenuto al meeting di Rimini. Col suo discorso il numero uno della Cisl abbandona la piazza che Landini sperava di riempire a ottobre per contrastare le politiche economiche del governo.

La posizione di Sbarra è sostenuta dalle recenti comunicazioni del Cnel, secondo il quale un salario minimo a 9 euro l’ora riguarderebbe appena 400mila lavoratori, mentre quelli che mancano effettivamente di tutela sarebbero per fortuna appena 60mila. Numeri ben diversi rispetto ai 3 milioni di cui parlano i partiti della minoranza.

Sbarra invita piuttosto a potenziare la contrattazione sindacale, che finora è sempre riuscita a strappare agli imprenditori contratti molto migliori. «Al salario minimo», ha spiegato, «preferisco parlare di salario dignitoso come lo indica l’Unione Europea nella sua direttiva».

Parole che trovano eco nelle prime considerazioni del Cnel, il quale è l’organo più adatto per esprimersi sul tema, dato che ospita i rappresentanti delle parti sociali e ha l’incarico di mantenere l’archivio nazionale dei contratti collettivi. L’Italia dovrebbe prima affrontare il problema della bassa produttività e dell’alto cuneo fiscale a carico dei salariati (in questo lanciando una frecciatina pure al governo, che continua a pensare solo ai lavoratori indipendenti e ha già abbandonato le proposte più coraggiose sulla diminuzione della tassazioni sugli stipendi).

A confermare una vicinanza con le politiche di questo esecutivo sono poi le parole di Sbarra sulla tassazione degli extraprofitti, finora proposti per le banche e che il leader della Cisl vedrebbe bene anche per altri settori: «Noi chiediamo da tempo un contributo di solidarietà rivolto a multinazionali che in questi ultimi anni hanno registrato utili, profitti e fatturati altissimi», ha spiegato. quindi bene se Palazzo Chigi decidesse di estendere la misura «anche alle multinazionali dell’energia, del digitale, della logistica, della farmaceutica. Ogni euro recuperato va destinato a sostenere i redditi dei lavoratori».

Un alleato di questo genere è fondamentale per la Meloni, che è già tornata dalle vacanze per cominciare a lavorare con Giorgetti a una legge di bilancio che si preannuncia molto difficile a causa dell’economia in frenata e del possibile rientro in vigore del temuto Patto di Stabilità. Sbarra potrebbe mediare tra le richieste eccessive degli altri sindacati e dell’opposizione, ponendosi come interlocutore comunque terzo rispetto al governo. La Cisl ha quindi una possibilità irripetibile; per il bene del Paese sarà bene che non la sprechi. Starà poi a Landini decidere se vuole dare una mano o lanciare l’ennesima e inconcludente stagione delle proteste di piazza.

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