ISTAT. Ecco quali percorsi di studio e di lavoro scegliere nel 2023

mercoledì, 30 Agosto 2023
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Istat

Secondo l’ultimo comunicato ISTAT che presenta i dati provvisori sull’occupazione in Italia relativi a giugno 2023, rispetto al mese precedente, si assiste ad un lieve aumento degli occupati, pari a 82mila unità, e alla diminuzione dei disoccupati e degli inattivi. 

La crescita del tasso di occupazione al 61,5%, che ha portato il numero degli occupati a 23milioni 590mila, va tuttavia ridimensionata sotto due profili: il primo riguarda il periodo: sono molti, infatti, gli italiani che trovano lavori stagionali durante l’estate, è quindi possibile che questa cifra tenda a decrescere nei prossimi mesi. 

Il secondo elemento da considerare riguarda la media europea del tasso di occupazione, pari al 74,6%, ben superiore rispetto a quello italiano. 

Vale comunque la pena sottolineare che anche il tasso di disoccupazione e di inattività sono calati rispettivamente al 7,4% e al 33,5% su base mensile, elemento che fa ben sperare.  

 

Ciò che tende a preoccupare sui dati occupazionali, invece, è il binomio disparità regionale e disparità di genere. 

Sul primo punto EURES insiste sul fatto che “il mercato del lavoro italiano risulta molto diversificato su base regionale, con regioni del Nord fortemente industrializzate ed un Sud d’Italia dedito maggiormente alle attività agricole e turistiche.” 

Anche sotto il profilo quantitativo i numeri sono molto divergenti: nel 2022 il Mezzogiorno ha mostrato i tassi di occupazioni più bassi della Penisola, pari al 50,5% (circa un cittadino su 2 detiene un’occupazione), dati lontani dal 73,2% del Nord Italia e dal 69,7% del Centro.  

Sul piano dell’occupazione femminile, sfortunatamente, l’Italia si posiziona tra le ultime nazioni europee con una percentuale del 55%, un dato inferiore del 14% alla media europea e del 18% rispetto alle economie più virtuose dell’UE. Secondo il Rapporto Almalaurea 2023, inoltre, i laureati hanno più facilità a trovare lavoro rispetto alle laureate dell’11%. 

Secondo l’ultimo “Rapporto firmato da Bankitalia, Ministero del Lavoro e Anpal”, tuttavia, l’occupazione femminile è tornata a salire nei primi mesi del 2023, contribuendo ad una crescita di almeno 2,5 punti percentuali rispetto al biennio 2018-19. 

Quali sono i lavori più richiesti? 

Secondo la “Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro” esistono alcune occupazioni per le quali la domanda è in netto aumento, tra queste troviamo: 

farmacisti, biologi, medici, specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche, operai nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche, operatori della cura estetica, operatori dell’assistenza sociale, conduttori di impianti nell’industria tessile, abbigliamento e calzature, professioni dei servizi turistici e assistenza alla clientela. 

Quali titoli di studio sono maggiormente richiesti? 

Contrariamente da quanto si possa immaginare per accedere al 55,5% dei posti di lavoro vacanti è sufficiente un titolo di istruzione di secondo grado (diploma liceale). 

Nel 45,5% dei casi rimanenti le lauree più richieste secondo lo studio di Almalaurea sono: ingegneria industriale e dell’informazione, informatica e tecnologie ICT, architettura e ingegneria civile. Ancora una volta i titoli accademici scientifici si posizionano in testa rispetto a quelli umanistici, che raggiungono comunque un alto tasso di occupazione a 5 anni dalla laurea: educazione e formazione (86,4%), ambito politico-sociale e comunicazione (86,3%), giurisprudenza (83,1%). 

Un’importante opportunità di lavoro è inoltre rappresentata dalla green economy: non va infatti dimenticato che il 37% dei fondi del PNRR indirizzato all’Italia (che ammonta complessivamente a 191,5 miliardi di euro) andrà investito nella transizione ecologica ed il 25% nella transizione digitale. 

Questi investimenti riguarderanno prevalentemente il settore agroalimentare, l’arredamento e le costruzioni, i servizi digitali, la smart mobility e, più in generale, la mobilità sostenibile. 

Questo comporterà una sempre maggiore richiesta di figure professionali quali: l’architetto sostenibile, l’installatore di impianti di condizionamento a basso impatto ambientale, lo sviluppatore di software e applicazioni dedicate all’ambiente, l’avvocato ambientale, il mobility manager, l’energy manager, l’ecodesigner. 

Anche green jobs quali analisti e progettisti di software, ingegneri elettronici e in telecomunicazioni, tecnici programmatori e gestori di reti e di sistemi telematici saranno sempre più richiesti. 

Auspicabile, forse, che parte di questi fondi vengano investiti per creare un più stretto legame tra istruzione e mondo del lavoro. 

Non è certo la qualità della formazione, infatti, a mancare: non convincerebbe, altrimenti, il dato per cui il tasso occupazionale degli italiani all’estero (più di 1 milione di connazionali trasferitisi dal 2010 al 2022 di cui oltre il 23% laureato) è più alto di 13 punti percentuali rispetto a quello nazionale. 

 

 

 

 

 

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