Quando la Meloni va in tv il governo e il centro-destra (Fdi in primis) guadagnano punti. Quando ci va la Schlein è un vero disastro.
Dietro le sue parole da militante dei collettivi degli anni Settanta, e dietro il ghigno finto-sorridente da sociologa radical-chic dei diritti, nonché vestale di “un altro mondo è possibile”, si cela solo il nulla.
E al Nazareno, in Transatlantico, in giro per i territori, presso i circoli e le sezioni (che avevano scelto Bonaccini) la disperazione è tanta. Ormai il disagio è evidente al limite dell’imbarazzante. E in parecchi, suoi sponsor della prima ora compresi, riconoscono che questa leadership è un flop.
Se alle europee il Pd scenderà sotto il 18% molto probabilmente andrà a casa. Se non l’hanno vista arrivare, sicuramente la vedranno andare. D’altra parte i dem sono abituati a segretari scelti e divorati velocemente dalla casta suprema.
Siccome la comunicazione politica è già politica, riassumiamo le principali gaffe della Schlein. A partire dalla clamorosa figuraccia fatta proprio in casa sua: nonostante le coccole di giornalisti schierati come la Gruber e Giannini.
ARMI ALL’UCRAINA. Messa all’angolo da domande sempre più stringenti (il partito sull’argomento in Italia e in Europa è oggettivamente spaccato), non riuscendo a essere chiara, ha cambiato espressione-smorfia del viso e ha detto con atteggiamento arrogante e padronale, che ci penserà quando andrà al governo. Nemmeno furba.
TERMOVALORIZZATORE. Incapace di mediare tra estremisti ecologisti e moderati capitolini, si è limitata a dichiarare che la scelta romana (del suo partito, del suo sindaco Gualtieri), è stata una decisione ereditata dal passato. Ma non è la scusa di tutti? Almeno la Meloni ci mette la faccia, decide, pure a costo di scendere di qualche punto percentuale nei sondaggi.
UTERO IN AFFITTO. Circondata dai catto-dem che ancora resistono, nonostante la linea intransigente, laicista, post-femminista, si è salvata in corner: “La gestazione per altri”, altrimenti detta “maternità sociale e solidale”, non sarebbe in agenda.
DISSENSO INTERNO. Chi non accetta le mie idee, sappia che non farò passi indietro. Vada via chi non vuole cambiare. Alla faccia della democrazia che sbandiera ossessivamente contro il fascismo e l’oscurantismo del governo.
IMMIGRAZIONE. Per la Schlein Palazzo Chigi è tossico e ha fallito. Ma quanto le dà fastidio l’attuale vicinanza della presidente Ue Ursula von der Leyen con la Meloni (la visita a Lampedusa e i nuovi punti che comprendono lo stop alle partenze), altro che isolamento. E quanto le dà fastidio l’accordo con la Tunisia, tanto che i suoi sodali europei stanno facendo di tutto per bloccare i fondi previsti (da qui le partenze degli ultimi giorni)? E quanto le danno fastidio i mal di pancia dei suoi primi cittadini che non vogliono assorbire i migranti?
CAIVANO. La Schlein faccia pace con la testa: o c’è lo Stato che fa i blitz contro la camorra o c’è la giustizia “fai da te”, modello-Quarticciolo (il linciaggio all’indiano che stava scippando una anziana). In qualsiasi caso non c’è la sociologia della sinistra.
REDDITO DI CITTADINANZA. Voleva cambiarlo, correggerlo, mantenerlo? Non si è mai capito. Si sa solo che ne è diventata l’icona, per copiare Conte.
JOBS ACT. Invitata da destra a sinistra (soprattutto dal duo Calenda-Renzi) a parlarne, non si è mai presentata agli appuntamenti. Festa dell’Unità compresa.
Insomma, più che una barricadera, una regina Tentenna.



