Si complica la vicenda di Padre Marko Ivan Rupnik, l’artista e sacerdote ex gesuita fondatore del Centro Aletti, espulso dalla Compagnia di Gesù in seguito alle accuse di abusi sessuali a danno di diverse religiose del Centro stesso.
Il Vicariato di Roma ha diffuso una nota in cui si mettono pesantemente in discussione le inchieste su di lui, sia quella condotta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, conclusa con la scomunica per aver assolto il complice in confessione, sia quella della Compagnia di Gesù, che ha deciso l’espulsione di Rupnik.
Il Vicariato annuncia di aver svolto una visita canonica sul Centro Aletti, affidata al canonista dell’Urbaniana, padre Giacomo Incitti da cui sarebbe emerso quanto riportato: «Tutta la vicenda, a giudizio del Visitatore, ha aiutato le persone che vivono l’esperienza del Centro Aletti a rafforzare la fiducia nel Signore, nella consapevolezza che il dono della vita di Dio si fa spazio anche attraverso la prova». Inoltre, «come da esplicita richiesta formulata nel decreto di nomina, tenuto conto delle ricadute sulla vita dell’Associazione, il Visitatore ha doverosamente esaminato anche le principali accuse che sono state mosse al padre Rupnik, soprattutto quella che ha portato alla richiesta di scomunica. Ha doverosamente esaminato anche le principali accuse che sono state mosse al padre Rupnik, soprattutto quella che ha portato alla richiesta di scomunica. In base al copioso materiale documentario studiato, il Visitatore ha potuto riscontrare e ha quindi segnalato procedure gravemente anomale il cui esame ha generato fondati dubbi anche sulla stessa richiesta di scomunica”.
Dunque nasce il legittimo sospetto che contro Rupnik possa essere stata messa in atto una vera e propria macchina del fango, un complotto finalizzato a distruggere l’immagine di un sacerdote conosciuto e apprezzato in tutto il mondo per la sua produzione artistica e molto vicino a Papa Francesco.
Effettivamente è apparso subito evidente come nei confronti del religioso si sia instaurato un vero e proprio processo mediatico, una gogna in piena regola che ha finito con il coinvolgere anche il Vaticano, con lo stesso papa Francesco accusato di aver bloccato la scomunica del proprio confratello.
Ovviamente non sta a noi stabilire la sussistenza o meno delle pesanti accuse rivolte contro padre Rupnik, ma è apparso evidente come sin dall’ inizio si sia dato molto credito ai racconti delle religiose quasi condannando il sacerdote senza alcuna possibilità di difesa. Anzi è stato come se Rupnik stesso avesse rinunciato a difendersi.
Ora il Vicariato di Roma mette in discussione tutto l’ iter del processo canonico, facendo sorgere il sospetto di un pregiudizio contro il religioso sloveno. Da parte di chi? I principali indiziati sarebbero i confratelli gesuiti che si sarebbero scagliati con particolare veemenza contro il loro confratello, punito con l’espulsione, dando ampio credito alle tesi accusatorie, quasi negando come sostengono dal Centro Aletti ogni diritto di difesa, al punto che lo stesso Rupnik avrebbe chiesto di lasciare la Compagnia di fronte all’atteggiamento fortemente ostile dei superiori. Da evidenziare poi come a decretare la scomunica di Rupnik, poi revocata si dice per intervento del papa, sia stato l’ex Sant’Uffizio guidato all’epoca da un altro gesuita, ovvero Ladaria Ferrer.
Il sospetto è che anche nella Compagnia sia in atto uno scontro molto duro fra conservatori e progressisti, o a dirla tutta fra bergogliani e anti bergogliani. Anche fra i suoi stessi confratelli l’operato di Bergoglio non sarebbe visto con grande favore come dimostrerebbe anche la recente uscita di scena di padre Antonio Spadaro dalla direzione di Civiltà Cattolica. Voci di corridoio riferiscono di tentativi in atto da tempo di estromettere padre Rupnik dalla guida del Centro Aletti le cui attività non sarebbero più gradite ai vertici gesuitici, fatto questo che secondo molti potrebbe essere alla base di un vero e proprio complotto contro di lui. Sarà vero?
È troppo presto per azzardare ipotesi o per dire l’ultima parola sul caso Rupnik ma certamente la nota del Vicariato apre un’ombra inquietante su come è stata gestita tutta la vicenda da parte sia del Vaticano che della Compagnia. E sono molti dentro e fuori la Chiesa a ritenere l’ex gesuita vittima di una campagna ostile, costruita su false accuse, come quella che ebbe per protagonista il cardinale Georg Pell accusato di abusi su minori, finito in galera e poi assolto dopo anni di calunnie e fango mediatico, vittima a sua volta di complotti all’ombra delle sacre stanze. Il fatto poi che la vicenda Rupnik abbia finito anche per coinvolgere il pontefice con accuse chiaramente mirate a screditare l’autorità di Bergoglio non fa che avvalorare detti sospetti.




Come già in un precedente commento lasciato sul vostro sito, avevo fatto presente che Padre Rupnik fosse vittima di una macchinazione bene orchestrata e non per motivi teologici. L’augurio è che ora si proceda ad accertare senza sconti le responsabilità personali di quanti hanno svolto le indagini e di chi abbia dato in pasto ai giornali l’intera vicenda. Responsabilità personali gravissime indegne di un essere umano e contrarie al Vangelo, responsabilità che se accertate dovrebbero portare a provvedimenti disciplinari non solo in ambito ecclesiale. Fintanto che la Chiesa albergherà sentimenti di invidia, gelosia, rivalità dettati dal carrierismo religioso e da un clericalismo esasperato, situazioni come queste sono destinate a ripetersi. Sarebbe interessante capire se sono implicate anche rivalità artistiche filo-clericali e i risvolti economici sottostanti.
In casi come questo andrebbero ascoltate innanzitutto le vittime, cioè coloro che hanno denunciato gli abusi. Alcune di loro sono uscite pubblicamente dall’anonimato, e hanno sottoscritto un appello affinché la Chiesa sappia ascoltare il dolore di coloro che per tanti anni hanno subito abusi sessuali, psicologici e di coscienza (l’appello è reperibile al link: https://italychurchtoo.org/2023/09/19/157/). Ho conosciuto molto bene Marko Rupnik quando ha vissuto nella mia città, Gorizia, e anche una delle sorelle che hanno denunciato gli abusi e firmato l’appello, una persona di una sensibilità umana meravigliosa, che ha ritrovato la serenità dopo l’immenso dolore vissuto per anni: avendo parlato a lungo con lei, non ho alcun dubbio che quanto racconta sia vero.
I complotti, le macchinazioni, le dietrologie, le accuse alla infamante campagna mediatica lasciano il tempo che trovano. Ci sono delle accuse? Si verifichino e si istituisca un processo serio e trasparente. Da quello che sappiamo finora: le denunce sono state insabbiate e l’accusato non ha mai risposto, non presentandosi neppure al team referente. E vescovi e cardinali parlano al posto sua facendo a gara per santificarlo. Capisco che ci siano tifoserie opposte (è sempre stato nel carattere di Rupnik essere divisivo, o con me o contro di me), ma qui bisognerebbe avere il coraggio di accertare i fatti