Governo tecnico, perché torna lo spettro

lunedì, 2 Ottobre 2023
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Governo tecnico, ci risiamo? Per il momento è un’immagine sfocata (quella tipica degli spettri), un timore sottotraccia. Per l’opposizione è la solita “paranoia” del centrodestra. Tutti ne ridono, o almeno si mostrano scettici o ironici. Ma un motivo ci sarà pure se dal governo è partito, in questo ultimo fine settimana, un discreto fuoco di sbarramento contro l’ipotesi dell’ennesimo commissariamento delle nostre istituzioni rappresentative.

A sparare il primo colpo di avvertimento è stata, venerdì scorso, la stessa premier, a margine del summit europeo di La Valletta. «La sinistra continui a fare la lista dei ministri del governo tecnico che noi intanto governiamo», ha detto Giorgia Meloni, la quale ha poi aggiunto: «Non vedo questo problema, vedo questa speranza da parte dei soliti noti, mi fa sorridere».

Colti nel vivo, gli editorialisti che fiancheggiano la sinistra hanno cominciato subito a sparare a palle incatenate contro la maggioranza, colpevole, a loro giudizio, di evocare complotti per mascherare le difficoltà di governo. Francesco Bei, su “la Repubblica”, parla di «schema perfetto e immaginario, un canovaccio riadattato riscrivendo la frottola che la destra italiana si racconta dal 2011, per non guardare in faccia alla realtà», vale a dire la sua presunta incapacità a far quadrare i conti. Marcello Sorgi, da parte sua, rivaluta sulla “Stampa” l’esperienza dei governi tecnici, che sarebbero stati a suo giudizio la «medicina per un Paese come l’Italia, malato di debito pubblico eccessivo». Di qui la stroncatura delle supposizioni governative: «Il complotto internazionale non esiste. È un incubo tipico dei leader politici quando si trovano in difficoltà».

Sarà, ma i più stretti collaboratori della premier continuano a percepire puzza di bruciato.  Tant’è che Francesco Lollobrigida ha sentito il bisogno di lanciare un vero e proprio avvertimento agli eventuali armeggioni nell’ombra: «Dopo il governo Meloni, tra 4 anni o quando dovesse finire, ci saranno le elezioni», ha detto il ministro dell’Agricoltura in una intervista pubblicata ieri dal “Corriere della Sera”. O Meloni o elezioni anticipate, tertium non datur. Si rassegnino dunque gli eventuali complottardi annidati tra le file dell’opposizione o in qualche palazzo del potere economico.

Ma perché tutta questa agitazione? Che cosa ha fatto scattare l’allarme a Palazzo Chigi e dintorni? Al netto di eventuali boatos che potranno essere arrivati al governo, a destare una certa inquietudine è stata la nota del “Financial Times” che venerdì scorso ha definito l’Italia l’«anello debole» dell’Europa riguardo alla politica economica. Giudizi così tranchant da parte del quotidiano della City londinese sono di solito l’espressione di un orientamento non proprio benevolo che sta montando in un settore dell’establishment finanziario internazionale. Non a caso, nelle stesse ore è stato registrato un innalzamento dello Spread che ha toccato quota 200, per poi, subito dopo, ridiscendere.

Da qui a ipotizzare eventuali manovre contro l’Italia certo ce ne corre. Ma si tratta di segnali che non vanno comunque sottovalutati, perché ci ricordano che continuiamo a essere osservati speciali da parte dei poteri internazionali, soprattutto in passaggi delicati come l’attuale, quando il governo sta apprestando la manovra economica. Può darsi che i mercati intendano far sapere al nostro esecutivo che non gradiscono più di tanto l’ipotesi di inserire nel bilancio pubblico l’aumento della spesa in deficit. Se così fosse, tutto si spiegherebbe con le pressioni che certi ambienti internazionali esercitano spesso sui nostri governi. Non si tratta certo di una pratica cui rassegnarsi, ma non sarebbe comunque la prima volta che accade.

È probabile però che l’attacco del “Financial Times” al governo abbia sollecitato le brame cospirative di una parte dell’opposizione, i «soliti noti» di cui parla Meloni. Ed è questa circostanza che, alla fine, disturba di più. Così li ha descritti Guido Crosetto: «Si augurano il male dell’Italia sperando di strappare un po’ di potere per sé». Che tristezza.

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