Italia-Albania, perché Giorgia ha fatto centro

mercoledì, 8 Novembre 2023
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Italia-Albania, l’accordo sui migranti siglato a Roma da Giorgia Meloni e dal premier di Tirana, Edi Rama, è la classica mossa del cavallo che spiazza tutti e rende furiosa la sinistra. Per Giorgia si tratta di un indubbio successo, che viene dopo le delusioni seguite alla mancata attuazione del patto siglato con la Tunisia di Kais Saied per il controllo delle partenze delle navi di profughi dalle coste africane verso il nostro Paese.

In base a questo accordo, l’Albania accetta di aprire sul suo territorio due centri per migranti diretti verso l’Italia: uno a Shenjin, destinato alla prima accoglienza e alla identificazione dei richiedenti asilo, l’altro a Gjader, destinato a sua volta alla “permanenza per il rimpatrio”. Le due strutture avrebbero una capacità di accoglienza di circa tremila persone. In tutto si stima che i centri italiani aperti in Albania dovrebbero consentire il transito di circa trentaseimila migranti all’anno, fornendo con ciò un discreto contributo al decongestionamento di Lampedusa e agli altri luoghi di approdo presenti sul nostro territorio. Due particolari importanti: primo, nei centri albanesi non andranno né minori né donne incinte; secondo, verranno portati in Albania solo i migranti salvati da navi della marina italiana, la qual cosa toglierà, per così dire, parecchio “lavoro” ai navigli delle ong.

Capirete perché l’opposizione, in particolare, quella di sinistra è uscita fuori di testa e ha cominciato a gridare alla “deportazione” dei poveri richiedenti asilo. C’è persino chi, come Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli,  ha evocato il fantasma di Guantanamo. Ma la verità, ben diversa, la dice Giambattista Fazzolari (sottosegretario alla presidenza del Consiglio) quando afferma che, per l’Italia, si tratta di un «successo storico». Per la prima volta, «un Paese terzo rispetto all’Ue aiuterà uno Stato europeo nella gestione dell’immigrazione illegale, accogliendo migranti che arrivano via mare». E scusate se è poco, anche perché l’Ue ha lasciato fare senza mettersi di traverso.

Il che non vuol dire che le autorità di Bruxelles siano indifferenti ai possibili risvolti dell’accordo tra l’Italia e un Paese estraneo all’Unione europea. Dai palazzi Ue si fa sapere che, davanti ad «accordi di questo tipo», la priorità è data al rispetto pieno del «diritto comunitario e internazionale».

I problemi riguardano il diritto applicabile ai migranti ospiti nei due centri di accoglienza. Secondo quanto è stato comunicato dal governo, sarebbe valido il diritto italiano all’interno delle strutture e, viceversa, il diritto albanese all’esterno delle stesse. Il punto più delicato riguarda la possibilità, per i richiedenti asilo, di circolare all’esterno dei due centri: se tale diritto fosse loro precluso, ci troveremmo, di fatto, in una situazione di detenzione, e ciò comporterebbe una violazione dei diritti umani. Immediata sarebbe in tal caso la sanzione dell’Ue e delle organizzazioni internazionali.

Una simile eventualità appare però esclusa. Ne consegue che eventuali fughe dai due centri sarebbero un problema albanese, ma soprattutto una difficoltà in più per Paesi come la Slovenia, l’Austria e la Croazia direttamente investiti dai flussi migratori che si svolgono lungo la rotta balcanica. Ma va anche detto che tali Paesi non si sono mai dimostrati particolarmente solidali con il nostro in tutte le occasioni in cui siamo stati investiti da insostenibili ondate migratorie.

A questo punto, sorgono spontanee varie domande. Innanzi tutto: chi glielo fa fare, a Edi Rama, ad accollarsi un tale onere? Più in generale, che cosa c’è dietro questo accordo tra due Paesi, certo legati da ragioni storiche e contiguità geografiche e sociali, ma comunque diversi per collocazione geopolitica?

Per quanto riguarda il lato albanese, è stato ricordato l’impegno dell’Italia a promuovere l’ingresso di questo Paese nell’Unione europea. Vanno in proposito aggiunte due cose. La prima è che Tirana tiene in modo “disperato” a un tale esito in vista dei suoi obiettivi di sviluppo economico e sociale. La seconda è che ci sarà comunque da combattere in Europa. E ciò per il semplicissimo motivo che l’Albania entrerebbe, nel caso dell’accoglimento della sua richiesta di ingresso nell’Ue, sotto la sfera di influenza italiana. Un tale esito non sarebbe molto gradito a Berlino, impegnata da sempre a ridimensionare il peso politico dell’Italia in ambito europeo. Guarda caso, quando si trattò di accogliere la domanda d’ingresso nell’Unione europea di Paesi come la Croazia che erano stabilmente inseriti nell’orbita germanica, tutto filò liscio come l’olio.

Per quanto invece riguarda il lato italiano, è evidente l’intenzione della Meloni di attenuare la pressione sull’Italia delle ondate migratorie che potranno abbattersi il prossimo anno, soprattutto quando arriverà la bella stagione, che notoriamente favorisce le traversate del Mediterraneo.

L’altro obiettivo della premier è lanciare un segnale forte ai “parenti-serpenti” di Francia e Germania, che qualche mese fa minacciarono di lasciarci in braghe di tela: l’una, la Francia, aumentando il presidio anti-migranti ai valichi con l’Italia; l’altra, la Germania, annunciando che avrebbe sospeso il protocollo per l’accoglimento di una quota di profughi sbarcati sulle nostre coste.

Ora, con questo accordo con l’Albania, l’Italia fa la sua mossa del cavallo anche in Europa. I nostri “amici” europei incassano e tacciano. A differenza degli oppositori italiani, che si sono abbandonati a reazioni isteriche. Ma le loro grida cominciano  a trovare, in Europa, sempre meno orecchie disposte ad ascoltarle.

 

 

 

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