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Landini e Salvini, carissimi nemici (e complici)

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Landini e Salvini ce la stanno mettendo tutta per inasprire lo scontro sociale. Viene il sospetto di una tacita complicità. Ciascuno dei due sembra infatti trarre profitto propagandistico e mediatico dagli attacchi dell’altro, puntando a ricevere gli osanna delle rispettive curve.

Il leader sindacale ha indetto insieme alla Uil uno sciopero generale (un po’ sconclusionato, tanto da meritare la bacchettata del Garante) contro una manovra economica che destina i due terzi delle poche risorse a disposizione in favore dei redditi più bassi. Quindi Landini protesta contro un governo che in questo momento sta cercando di aiutare i lavoratori più poveri e più svantaggiati. Roba da non crederci. E che lascia pensare…

Da parte sua, il leader della Lega nonché ministro delle infrastrutture e dei trasporti getta allegramente benzina sul fuoco disponendo la precettazione nel settore dei trasporti, dove le sciopero dovrà essere di quattro ore e non di otto. Dopo aver fatto fuoco e fiamme, alla fine Landini ha annunciato la riduzione delle ore di sciopero in tale settore. Ma la tensione resta alta, anche perché brucia ancora il velenoso scambio di battute tra leader leghista e leader sindacale dei giorni scorsi, con Salvini che paragonava lo sciopero di venerdì all’intenzione di fare un “weekend lungo” e con Landini che accusava il ministro di “non aver mai lavorato in vita sua”. Becero il primo, perché lo sciopero comporta sempre un sacrificio economico per chi lo fa. Non meno becero il secondo, perché definire l’attività di parlamentare o di ministro una forma di “non lavoro” è cosa che appartiene al peggior repertorio qualunquista.

Non c’è dubbio però che a innescare la polemica sia stato Salvini. E non è difficile capire perché. Evidente è il suo tentativo di rubare la scena a Giorgia Meloni in un momento forte di confronto politico-sociale. Non è la prima volta che Matteo si lascia tentare dalla voglia di protagonismo e non c’è bisogno di essere fini politologi per capire che il segretario della Lega spera in questo modo di recuperare consensi al suo partito, uscito fortemente ridimensionato dalle elezioni politiche dello scorso anno.

Senonché questa strategia salviniana non sembra funzionare. Le varie intemerate del capo del Carroccio non hanno spostato di una virgola i rapporti di forza all’interno della maggioranza, con la Lega che non si schioda, nei sondaggi, dall’8-9 per cento. Alla fine, questa continua ricerca di ribalta rischia di essere controproducente, dal momento che si ritorce contro il governo. Come in questo caso, in cui non è certo nell’interesse dell’esecutivo inasprire lo scontro sociale. L’interesse è invece di far passare la manovra economica nel modo più tranquillo possibile. Tant’è che diverse voci di corridoio danno la Meloni piuttosto irritata. «Non c’è allo stato attuale nelle intenzioni del governo di modificare la normativa su diritto di sciopero», ha detto la premier con il chiaro intento di smorzare la tensione.

Più complessa e più “strategica” sembra invece l’intenzione di Landini, il quale non è probabilmente intenzionato a fare il leader sindacale a vita. Anche lui sembra avvertire il richiamo della politica, altro che sistema per “non lavorare”. Questo sciopero sembra infatti mosso da ragioni più politiche che sindacali, a partire dalle motivazioni che sono state dichiarate dai vertici di Cgil e Uil. Si parla infatti di «gravi criticità» nella manovra del governo. Ma che cosa ciò voglia dire non è affatto chiaro. È chiaro invece che la mossa di Landini non è rivolta tanto al governo quanto piuttosto a Elly Schlein e a Giuseppe Conte. Il segretario della Cgil punta, in questa fase di acceso confronto sociale, a essere il trascinatore dell’opposizione alla Meloni, trasformando il sindacato in soggetto politico e ridimensionando il ruolo sia della leader del Pd sia del presidente del M5S. Dopodiché Maurizio potrà tranquillamente aspettare il suo turno, quando si apriranno i conti dentro il Pd e quando il partito della sinistra dovesse reclamare l’arrivo di un “papa straniero”.

Comunque vada a finire, è certo che in questi giorni sia Landini sia Salvini si godono il centro della scena. Resta solo da capire che interesse abbiano gli italiani (soprattutto i lavoratori dipendenti) all’inasprimento della contesa tra politica e sindacato nell’attuale momento storico. 

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