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Toghe rosse, Crosetto attacca. C’è qualcosa sotto?

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Toghe rosse nel mirino del governo, ci risiamo, ricomincia l’ordalia eterna della politica italiana. La polemica questa volta è scatenata dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, politico solitamente accorto e prudente, ma che in questa occasione lancia un’accusa pesante alle toghe politicizzate. C’è una parte della magistratura -denuncia il ministro- che si sente «fazione antagonista da sempre» e che «ha sempre affossato i governi di centrodestra». In questo senso, Crosetto gabella i giudici d’assalto come «opposizione giudiziaria», «l’unico grande pericolo» per la continuità dell’esecutivo.

Vala la pena notare che, con questa iniziativa, l’esponente del governo prende, come si suol dire, due piccioni con una fava: polemizza con le toghe rosse e, nello stesso tempo, ridicolizza l’opposizione politica. Se i magistrati sono “l’unico grande pericolo” , vuol proprio dire che, a Crosetto e all’esecutivo di Giorgia Meloni, né Elly SchleinGiuseppe Conte, incutono alcun timore. Furibonda la reazione di Pd e M5S, che parlano di «dichiarazioni gravissime» e chiedono al ministro di «chiarire in aula». Ci si mette anche Antonio Calenda che liquida le accuse di Crosetto come «chiacchiere da bar».

Ma perché questo attacco a freddo alle toghe, visto che l’ultima (discussa) iniziativa giudiziaria contro il governo risale a circa un mese e mezzo fa con la decisione della giudice del Tribunale di Catania, Iolanda Apostolico, di non convalidare alcuni trattenimenti di migranti disposti dal questore di Ragusa nel cpr di Pozzallo? È chiaro che si tratta di un fuoco preventivo contro possibili iniziative “politiche” di qualche pm nel corso della prossima campagna elettorale. Il ministro ha subodorato che qualcosa bolle in pentola, come fa capire chiaramente quando parla di «riunioni di una corrente della magistratura (Area Democratica, di sinistra, manco a dirlo n.d.r.) in  cui si parla di come fare a “fermare la  deriva antidemocratica a cui ci porta la Meloni”». E, per essere ancora più esplicito, Crosetto aggiunge: «Siccome ne abbiamo  viste fare di tutti i colori in passato, se conosco bene questo Paese, mi aspetto che si apra presto questa stagione, prima delle Europee…».

L’accusa è pesantissima, perché il ministro della Difesa allude a una vera e propria strategia contro il governo. Ovviamente i diretti interessati, quelli appunto di Area Democratica, chiedono a Crosetto di riferire «nomi e fatti, se sa qualcosa», come dice   Giovanni Zaccaro, neosegretario di questa corrente di toghe. Il ministro si dice peraltro disponibile a una audizione in Parlamento. Ma è evidente che qualche seria e attendibile informazione gli è giunta, non foss’altro perché le toghe  in questo momento sono divise, come peraltro ha dimostrato anche la spaccatura all’interno del Csm sul caso della giudice Apostolico.

Staremo a vedere quello che accadrà, ma è certo che questo scontro permanente tra giudici e politici (di centrodestra) comincia a essere insostenibile. È un conflitto che per alcuni sarà anche normale, visto che dura da decenni, ma che normale invece non è, visto che altera pesantemente i rapporti tra istituzioni nel nostro Paese. È scontato osservare che questo scontro non finirà mai finché i giudici  non rinunceranno al loro ruolo di “supplenza” nei confronti della politica. Una volta era la “supplenza” nei confronti della politica in quanto tale. Oggi è invece la pretesa di fare da forza motrice a una opposizione di sinistra quanto mai confusa, debole e divisa.

Ma anche il centrodestra deve fare la sua parte per chiudere una volta per tutte questo duello permanente che non fa bene all’Italia. Lo può fare innanzi tutto abbassando i toni della polemica con le toghe politicizzate ed evitando anche di dare l’impressione di cercare la “rivincita” per i torti subiti in passato. Ma lo può fare, in modo definitivo e radicale, solo portando a termine la riforma della Giustizia annunciata dal ministro Carlo Nordio e realizzando finalmente quel cambiamento costituzionale tante volte tentato e mai riuscito.

Al dunque, può far cessare questa querelle infinita solo una politica che decida di fare il proprio mestiere fino in fondo. Che non è solo quello del governo ma anche quello delle riforme.

 

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