Rapporto Migrantes: l’Italia tra nuovi espatri e questione giovanile

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Barconi che arrivano e aerei che partono. L’Italia della modernità è ancora una terra di (e)migrazioni. Colpa di una precarietà strutturata e della mancanza di prospettive. Colpa anche di un Paese che non conosce meritocrazia, trasparenza e correttezza. E il Mezzogiorno, manco a dirlo, rappresenta una delle punte più avanzate di un fenomeno che si rinnova ciclicamente colpendo la condizione giovanile in questi territori, ma non solo. E’ uno dei dati più significativi che emergono dall’ultimo Rapporto italiani del mondo 2023, elaborato dalla Fondazione Migrantes il cui titolo, “Partire, restare e… tornare: la fragile Italia dalla mobilità sicura e inquieta”, sembra definire più uno stato d’animo che uno studio scientifico.

Le cause. Ritardo nella conquista dell’autonomia dalla famiglia di origine, permanenza protratta a vivere con la famiglia di origine, prolungamento dei percorsi di istruzione e formazione: sono solo alcuni degli elementi del ritardo e delle difficoltà che caratterizzano l’Italia tutta e il meridionale in particolar modo. Il prolungamento fino alla soglia dei 40 anni, ad esempio, è un fenomeno  recente e tipico di praticamente tutte le regioni del Mezzogiorno, interessate complessivamente da una tendenza molto spinta nell’ultimo decennio, con picchi molto elevati soprattutto in Sardegna, Campania e Calabria È palese, dunque, che  ci si trovi di fronte a una nuova importante questione giovanile italiana (ma anche europea) che tocca diversi piani: da quello identitario a quello esistenziale, da quello occupazionale a quello professionale, fino al protagonismo e alla partecipazione sociale. E i giovani, i giovani adulti e, sempre di più, anche i giovanissimi bruciano i tempi e, stanchi di attendere, trovano soluzioni e risposte in altri luoghi lontano da casa, che rispondano alla loro “fame” di vita e di crescita personale e professionale.

Esodo pre-pandemico. Nel 2022, i movimenti migratori interni (1 milione 484 mila) sono nuovamente in crescita: +4% rispetto al 2021 e +10% rispetto al 2020. Si sta lentamente tornando ai livelli pre-pandemici, ma ancora una volta a farne le spese è il Sud. Le regioni del Nord risultano quelle più attrattive, soprattutto Emilia-Romagna, Friuli- Venezia Giulia e Lombardia. Il 44% delle partenze per espatrio, avvenute da gennaio a dicembre 2022, ha riguardato giovani italiani tra i 18 e i 34 anni. Si rilevano, rispetto agli anni precedenti, due punti percentuali in più in questa specifica classe di età che continua a crescere nonostante in generale, ancora per quest’anno, si sia rilevata, per la sola motivazione espatrio, un decremento delle partenze ufficiali e quindi con iscrizione all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero dei nostri connazionali e delle nostre connazionali oltre i confini italiani. Il prolungarsi di tali decrementi e il ritardo delle ripartenze in numeri paragonabili al periodo pre-pandemico (sempre superiore alle 100 mila partenze per solo espatrio l’anno) spinge a pensare che, probabilmente, ci ritroviamo in una nuova fase della mobilità italiana. È come se l’epidemia di Covid avesse reso i migranti italiani che partono oggi meno spavaldi, meno propensi al rischio, ma con maggiore senso di responsabilità e una più intensa inquietudine rispetto a una scelta di vita che potrebbe essere definitiva, considerando le esperienze di altri, parenti e amici, a loro vicini e per questo ancora meno facile da prendere. E’ anche vero, però, che la ripresa postpandemia ha acceso speranze nella possibilità di una trasformazione del nostro Paese con una serie di progetti e riforme mirate a combattere e superare la maggior parte delle fragilità con le quali l’Italia lotta da diverso tempo. Il riferimento è alla disoccupazione, allo spopolamento dei territori, all’inverno demografico, all’assenza di politiche e incentivi per la genitorialità e le famiglie, a una maggiore attenzione per le nuove generazioni e per la loro formazione, alla loro valorizzazione e alla loro introduzione al mondo del lavoro, alla loro partecipazione civile e sociale e al sostegno al mondo della ricerca.

Indecisi. Aumentano gli indecisi, coloro che sono in una sorta di limbo tra il “qui e il là”, quelli che sono andati all’estero e vi lavorano anche, ma che continuano a tenere fermo un piede anche in Italia non ottemperando all’obbligo di iscrizione all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero. Aumentano i moderni clandestini, quelli che non rispondono al diritto-dovere di spostare la residenza dall’Italia all’estero, quelli che vivono tra due realtà prendendo da ciascuna quello che possono, di volta in volta giustificati dal fatto che siano stati scarsamente considerati e valorizzati e che l’Italia non abbia avuto cura di loro evitando che andassero a vivere lontano.

Un’altra Italia lontano dall’Italia. L’Italia fuori dei confini nazionali è costituita oggi da circa 6 milioni di cittadini e cittadine. L’analisi dei numeri incrocia la storia del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes la cui prima edizione risale a diciotto anni fa. Una presenza cresciuta dal 2006 del +91%. Le italiane all’estero sono praticamente raddoppiate (99,3%), i minori sono aumentati del +78,3% e gli ultra65 del +109,8%. I nati all’estero sono cresciuti, dal 2006, del +175%, le acquisizioni di cittadinanza del +144%, le partenze per espatrio del +44,9%, i trasferimenti da altra Aire del +70%. Al 1° gennaio 2023 i connazionali iscritti all’Aire sono 5.933.418, il 10,1% dei 58,8 milioni di italiani residenti in Italia. Mentre l’Italia continua inesorabilmente a perdere residenti (in un anno -132.405 persone, lo -0,2%), l’Italia fuori dell’Italia continua a crescere anche se in maniera meno sostenuta rispetto agli anni precedenti.

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