Salvini e la convention dei sovranismi a Firenze, se non è stato un flop poco ci è mancato. Il convegno di Id (Identità e democrazia, il gruppo al Parlamento Ue di cui fa parte la Lega) si è risolto in un mero sfogatoio euroscettico privo di una sua proposta, sia culturale sia politica.
Non potrà ad esempio incontrare il minimo ascolto l’appello lanciato da Matteo Salvini a Giorgia Meloni di abbandonare l’idea di convergere al centro per costruire una maggioranza di centrodestra ai vertici dell’Ue. Più che velleitaria, sembra una proposta fantapolitica. Anche perché il leader della Lega ha sparato ad alzo zero contro Ursula von der Leyen2, pur senza citarla direttamente. «Il centrodestra unito e determinato – ha detto – può liberare Bruxelles da chi la occupa abusivamente». Figuriamoci se la premier può dargli retta.
Il problema dei sovranisti europei convenuti a Firenze è soprattutto che dal loro incontro non è scaturito neanche l’abbozzo di una possibile alternativa, teorica e programmatica, all’attuale visione dell’Europa proposta establishment Ue. Domenica mattina, nella Fortezza da Basso, si è assistito infatti a una pura e semplice passerella retorica volta esclusivamente ad aprire, con i fuochi d’artificio e davanti ai mass media europei, la campagna elettorale per il rinnovo del parlamento di Strasburgo nel maggio prossimo. Niente altro che una kermesse, animata da chi, come ad esempio il presidente di AfD Tino Chrupalla, ha definito la von der Leyen il “male assoluto” o da chi, come il rappresentante bulgaro Kostadiv Kostadinov, leader dei nazionalisti di Rinascita, rispolvera la paura della sostituzione etnica affermano che «vogliamo essere padroni e non ospiti nei nostri Paesi». Insomma, parole ad effetto e slogan d’annata: ci vuole ben altro per scardinare il sistema di potere europeo.
Anche perché alla compagnia si sono aggiunti personaggi decisamente stravaganti, come George Simion, leader dei sovranisti romeni, il quale si è presentato alla convention di Id dopo aver dichiarato di aderire ai conservatori di Ecr. Nessuno gli ha evidentemente spiegato che i due gruppi sono rivali. Simion si è anche dilettato a dipingere l’Europa come un «inferno» e la presidente della Commissione Ue come una «pazza, malata». Un modo a dir poco inconsueto di esprimere critiche politiche a livello continentale.
Alla fine, i personaggi più carismatici della galassia sovranista, Marine Le Pen e Geert Wilders (il vincitore delle recenti elezioni in Olanda), hanno lasciato Salvini con il classico cerino in mano, limitandosi a inviare un video messaggio ciascuno e rimanendosene tranquilli nelle rispettive case.
A proposito del leader olandese, è il caso di rilevare che la sua compagnia potrebbe anche risultare imbarazzante per Salvini: qualcuno, durante la campagna elettorale per le Europee, sarà sicuramente tentato di riproporre una foto di Wilders del 2020, nella quale il capo dei sovranisti dei Paesi Bassi compare con un cartello recante la scritta “non un soldo all’Italia”. Wilders protestava contro la visita dell’allora premier italiano Giuseppe Conte all’allora premier olandese Mark Rutte.
Proprio questo episodio mostra clamorosamente i limiti di sovranismi europei che pretendono di marciare insieme senza progetto, ma puntando solo a sommare i deputati che ciascun partito riuscirà a portare a Strasburgo.
Non basta scagliarsi, tutti insieme, contro il nemico dell’eurocrazia o paventare l’ “invasione” degli immigrati per costruire un fronte comune in Europa condizionandone in qualche modo gli equilibri politici. Per raggiungere un simile risultato, i sovranisti del vecchio continente dovrebbero elaborare una proposta condivisa e, soprattutto, credibile. Ma nessuno di loro, a partire dallo stesso Salvini, sembra averlo ancora capito.



