Forza Italia sempre più attrattiva. Effetto Berlusconi a rovescio?

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Si pensava che con la scomparsa di Silvio Berlusconi iniziasse la fase discendente di Forza Italia.

Il banco di prova da questo punto di vista saranno le prossime elezioni europee ma per il momento i segnali sembrano andare in tutt’ altra direzione. Il partito azzurro infatti sta diventando sempre più attrattivo soprattutto nelle amministrazioni regionali e locali dove sembra rappresentare una sorta di scialuppa di salvataggio per gli scontenti di altri partiti del centrodestra e non.

Il caso più eclatante riguarda la Regione Lazio dove gli azzurri hanno accolto fra le loro fila due eletti del Movimento 5Stelle, l’ex capogruppo Roberta della Casa e il consigliere Roberto Colarossi, e molto probabilmente accoglieranno presto anche l’ex leghista Angelo Tripodi. Si tratta per lo più di operazioni di ceto politico, ma è comunque significativo il fatto che tanti si stiano spostando su Forza Italia.

Come mai? Una prima spiegazione sembra risiedere nel desiderio di un ritorno alla moderazione di fronte ad un centrodestra, ma anche ad un PD e ad un M5S, sempre più proiettati su posizioni estreme. Il sovranismo e conservatorismo di Lega e Fratelli d’Italia da una parte e la rincorsa ad occupare lo spazio della sinistra radicale da parte di Schlein e Conte.

Ma un’ altra spiegazione è da ricercare proprio nella scomparsa di Berlusconi. Il leader azzurro per anni è stato il catalizzatore del consenso per Forza Italia e il centrodestra, ma la sua visione di partito azienda dove a decidere tutto era “il padrone” ha comunque impedito la crescita di una classe dirigente autonoma, capace di camminare con le proprie gambe e senza la guida suprema, e per certi versi assolutistica del capo. Ora che il fondatore non c’è più, nel partito azzurro si fa strada la necessità di costruire una nuova classe dirigente capace di superare il berlusconismo, sopravvivere ad esso e in qualche modo tagliare il cordone ombelicale con il leader scomparso.

Questa esigenza ha aperto la strada all’opportunità di un allargamento dei confini e ha offerto a molti la possibilità di inserirsi in un processo di ricostruzione che senza più Berlusconi non potrà più prevedere una gestione di tipo assolutistico (nessuno è all’altezza di Silvio da imporre la sua autorità a tutti) ma percorsi democratici e dialettici interni tutti da inventare. Ora sarà interessante capire se questo desiderio di novità rappresentato dalla voglia di trovare maggiori spazi in un partito in cerca di una nuova identità si risolverà soltanto in operazioni di ceto politico o troverà anche il consenso degli elettori. Lo capiremo alle europee.

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