Inchieste. Lgbtq-migranti-patriarcato: autogol a sinistra

mercoledì, 20 Dicembre 2023
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Si può chiamare in tanti modi: eterogenesi dei fini, autogol, sputtanamento. Ma la sostanza è la stessa. Quando qualcuno, nel nostro caso la sinistra, pretende di incarnare religiosamente il bene, il progresso, la democrazia, l’ecologia, l’etica, la morale e la Costituzione (la famosa “sindrome di Voltaire”), prima o poi, avviene qualcosa che lo riporta sulla terra. E ciò che più diverte è che lo sputtanamento, di recente, è avvenuto proprio sui temi cari alla svolta fucsia impressa dalla Schlein ossia, i migranti, i diritti Lgbt e il patriarcato.

Come dire: nessuno può intestarsi una purezza ideologica che non ha, né dare patenti al mondo. In questo momento, Berlusconi, si starà divertendo dall’alto; lui che è stato massacrato in vita da un indubbio accanimento giudiziario, pari al Terrore giacobino. E poi, dicono che non esiste una magistratura (speriamo minoritaria) ideologica e ideologizzata. Ma andiamo avanti, saltando volutamente i casi di corruzione e di pressioni lobbistiche della sinistra europea (il Qatar gate, la carne sintetica, l’elettrico etc).

MIGRANTI. Argomento ossessivo e paranoide per una sinistra che si è candidata da sempre ad essere “professionista dell’umanità”. Al punto che inevitabilmente business e idea hanno cominciato ad andare di pari passo. Sembrava strano questo insistere su battaglie contrarie al buon senso, della serie “tutti fratelli, tutti dentro” a qualsiasi costo. Infatti, un costo c’era. Ne sa qualcosa la famiglia di Aboubakar Soumahoro, il quale fino all’ultimo ha negato di conoscere le vicende che avvenivano dentro le mura di casa, rivendicando il “diritto all’eleganza”. Vi ricordate il teorema usato contro troppi nemici del mainstream “non poteva non sapere”? Concetto ovviamente usato a senso unico? Ebbene, si è rovesciato: Liliane Murekatete e Therede Mukamatsindo, rispettivamente moglie e suocera del parlamentare, sono state rinviate a giudizio dal Gup del Tribunale di Latina. Si tratta del primo filone dell’inchiesta concernente presunti reati fiscali, nella gestione delle cooperative che si occupano di migranti. L’inchiesta riguarda la gestione dei fondi per l’accoglienza delle Coop Karibue Consorzio Aid. Come andrà a finire è da vedere, ma il colpo su un argomento etico, di proprietà privata della sinistra, è stato dato.

DIRITTI LGBTQ. Quasi divertente. Chi di superiorità etica colpisce, di superiorità etica perisce. Report, accusato di essere il grande accusatore della destra, si è ricordato anche, per fortuna, della sinistra. E ha colpito i deputati dem Zan e Di Biase. Secondo la trasmissione e un preciso lavoro giornalistico, entrambi hanno fondato delle società su temi di interesse per la loro attività politica: la “Be Proudsrl” che organizza a Padova il festival Lgbtq per la promozione dei diritti e La “Obiettivo 5”, che è invece una società di consulenza per la certificazione della parità di genere. Un’attività estremamente redditizia. La Be Proud ha incassato più di un milione e trecentomila euro per il festival. Zan ne è amministratore unico e socio di maggioranza. In soldoni, al di là dell’esito giudiziario (Zan ribadisce che non ha guadagnato un euro e non c’è conflitto di interesse), ciò che va rimarcato (il principio che la sinistra usa come clava da decenni), è l’opportunità di certe sovrapposizioni. Per molto meno Pd, grillini e sinistra radicale hanno chiesto le dimissioni di ministri della destra.

PATRIARCATO. E’ l’ultimo mantra della sinistra nostrana. Non c’è fatto di cronaca, violenza, conflitto, polemica contro le donne che non si attribuisca al presunto Dna patriarcale. Per la Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni, è un male genetico della destra. Invece, evidentemente il male contagia trasversalmente (il più pulito ha la rogna). A rompere l’omertà dei puri, buoni e giusti è stata la Evi, co-portavoce del partito ecologista, che si è dimessa denunciando gravi atteggiamenti “maschilisti, patriarcali e paternalistici”, da parte del leader Angelo Bonelli. Emblematiche le sue frasi: “Non sarò la marionetta del #pinkwashing”, dice nella lettera con cui ha annunciato le sue dimissioni. E ha motivato la scelta parlando di “deriva autoritaria e autarchica del partito”.
Ogni riferimento alla “sindrome di Voltaire” è puramente casuale.

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