Il nuovo Patto non prevede ricollocamenti forzati ma contributi finanziari (20mila euro a persona) o “altre forme” per chi non accetta di aiutare gli altri Paesi ospitando fisicamente i migranti.
Polonia e Ungheria erano già state isolate lo scorso giugno quando il Consiglio usò il voto a maggioranza (niente veto in questa materia) per superare anni d’impasse tra gli Stati. L’intesa fra le tre istituzioni (nome in codice: trilogo) è figlia di quel passaggio già a modo suo storico. Ma a lamentarsi – per motivi opposti – sono anche le Ong. Amnesty International è categorica. La riforma farà “arretrare la legislazione europea in materia di asilo di decenni” e porterà a “una maggiore sofferenza umana”. Il Patto, accusa Amnesty, “non sostiene concretamente Paesi come l’Italia, la Spagna o la Grecia, e invece di dare priorità alla solidarietà attraverso i ricollocamenti gli Stati potranno semplicemente pagare per rafforzare le frontiere esterne o finanziare Paesi al di fuori dell’Ue”.
Qui va aperta una parentesi. Stando all’intesa del giugno scorso, i famosi 20mila euro a migrante dovrebbero convergere in un fondo che servirà a mettere a terra iniziative sulla “dimensione esterna”, ovvero tutto ciò che può far diminuire gli arrivi alle frontiere dell’Ue. La nuova Procedura Rapida, che stabilirà chi ha diritto all’asilo e chi no, prevede poi che i migranti vengano ospitati in Centri di Permanenza senza avere accesso al territorio Ue. Per le Ong significa “detenzione” e quindi una riduzione ulteriore degli standard umanitari.


