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Il politologo: «La Moratti in Fi? Magari sarà lei la leader del centro»

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politica

Appena rientrata in Forza Italia, Letizia Moratti ha ricordato Silvio Berlusconi: «La mia storia politica è profondamente legata a lui, è stato una figura straordinaria per il nostro Paese. A lui si deve l’adesione al Partito Popolare europeo che per me resta la stella polare». Fin qui le parole di circostanza, ma tra gli azzurri c’è chi valuta con apprensione il ritorno di un personaggio politicamente ingombrante come la Moratti. Sul gran ritorno dell’ex ministro dei governi Berlusconi II e III lospecialegiornale.it ha interpellato il professor Luca Verzichelli, docente di Scienze politiche all’Università di Siena e presidente della Società italiana di Scienza politica.

Professore, dopo qualche giro a vuoto, la Moratti è rientrata in Forza Italia e, complice l’appoggio della famiglia Berlusconi, sta scalando il partito. Si tratta di un’aspirazione personale o la sua presenza fungerà solo da “contrappeso” tra le correnti del partito?

«Entrambe le cose, la Moratti ha mostrato, nonostante la fallimentare parentesi elettorale con Azione, una certa coerenza sul piano politico. Rappresenta inoltre l’immagine più rassicurante e moderata del centrodestra, ha esperienza e capacità di guida. E’ stata ministro, assessore regionale e sindaco di Milano. Penso che riuscirà ad attrarre verso Forza Italia componenti moderate strappando qualcosa a Calenda e a Renzi. In Italia non ci sono molti leader e lei potrebbe assumere in Forza Italia quel ruolo in un partito che, oggi, scomparso Berlusconi, non ha una riconoscibilità immediata. Non escluderei che potesse proporsi come federatrice di un soggetto centrista».

Quali reazioni pensa che abbia avuto lo stato maggiore di Forza Italia?

«Registro un silenzio assordante, ma ciò con significa che su di lei ci siano giudizi precostituiti. Quanto a Tajani se, come credo, ha delle aspirazioni future, al di là del ruolo di prestigio che ricopre, dialogherà con la Moratti della quale riconosce la statura. Lo spazio vitale c’è, per tutti».

Secondo lei, la Moratti guarda con interesse al governo o sta mirando a un seggio al Parlamento europeo?

«Un’elezione al parlamento europeo non sarebbe una cattiva idea rispetto all’agenda del governo Meloni che la Moratti avrebbe il compito di seguire nei prossimi mesi in ambito comunitario, ma è anche vero che le discussioni sul patto di stabilità stanno cambiando le dinamiche tra gli alleati di governo. Ciò mi fa pensare che, in ogni caso, una Forza Italia rinnovata potrebbe chiedere spazio per la Moratti nel prossimo, verosimile, rimpasto di governo».

Nonostante la tenuta del partito dal punto di vista elettorale dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi, è indubbio che Forza Italia sia percorsa da frequenti fibrillazioni soprattutto nei rapporti con gli alleati di governo. Molti parlamentari si sono lamentati della marginalità a cui fratelli d‘Italia ha relegato il partito, prova ne sia i fondi sottratti in bilancio alle iniziative presentate da Forza Italia. Qual è la sua lettura?

«La resilienza di Forza Italia non è un nuovo miracolo italiano, è frutto sostanzialmente della pochezza complessiva degli elettori, o almeno dei votanti, che decretano il successo o condannano alla irrilevanza in base alla volubilità del momento. Reggere il 10 per cento è complicato, ma Fi può sperare in un inciampo degli alleati maggiori. E mi sembra che qualche inciampo finora ci sia stato. Io punterei sul consolidamento del partito più che su prospettive di lunga stabilità. Cercherei di acquisire la postura di una forza liberale, che, pensando a Malagodi, oggi manca».

A Forza Italia guardano con interesse come bacino elettorale da svuotare sia la Lega sia alcuni cespugli del centro. Il partito fondato da Berlusconi è condannato all’estinzione?

«Non è detto. E’ vero che ha subito una progressiva erosione, ma è altrettanto vero che il fallimentare progetto del Terzo polo lascia ancora ampi spazi di manovra. Forza Italia ha consolidato una classe dirigente che non è di tipo amministrativo come quella di Lega e Pd, ma propriamente partitico, in grado, però, di attrarre nuove risorse».

“Moderati per l’Italia” sopravvive, Rotondi pare che stavolta sia riuscito a rilanciale la Democrazia Cristiana, alcuni transfughi del Centro democratico hanno riesumato, addirittura, il Cdu. Prima o poi riusciranno i “nostri eroi” a formare il centro, nonostante il protagonismo “tellurico” di Renzi e di Calenda? 

«E’ un tema affascinante solo per feticisti e collezionisti di simboli. E’ un’idea anacronistica. Si possono creare nuovi soggetti centristi, ma non federare i simboli. Poteva succedere ancora al tramonto della prima repubblica, perché i simboli contenevano valori, ideali, appartenenza, identità e, non dimentichiamolo, pure la borsa del partito e i diritti di successione. Tutte le operazioni sul filo della nostalgia rischiano il fallimento. Ognuna delle liste citate porterà in dote le proprie truppe per il progetto, ma nessuno avrà un leader nazionale da presentare. Ecco, la Moratti può diventarlo, forse lo stesso Renzi se riuscirà a emergere dagli ultimi contraccolpi che hanno travolto Italia Viva e a darsi un nuovo, credibile, progetto».

Professor Verzichelli, il premierato è l’ultima riforma possibile in ordine di apparizione, ma i militanti rivendicano sempre con più forza il ritorno alle preferenze per scongiurare i giochi di segreteria. Lei che ne pensa?

«Le preferenze sono adottate nelle democrazie più mature d’Europa. L’importante è avere un’idea leggibile. Il problema è che qualunque ipotesi di riforma non individua mai in primis il sistema elettorale. Un meccanismo capace di valorizzare il partito o la maggioranza vincenti potrebbe conferire un esplicito peso alle preferenze. Il voto singolo o quello di coppia non sarebbero un tabù. Tutto sta ad elaborare un progetto chiaro, lineare e condiviso dal maggior numero di forze politiche».

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